L’articolato e completo ricordo di ieri firmato da Francesca Monzone su questo sito relativo alla tappa di Orcières-Merlette del Tour de France 1971, anno in cui il campione belga aveva saltato il Giro d’Italia vinto poi dallo svedese Gosta Pettersson, riporta alla mente, senza pretese statistiche, altre “vendette” messe in atto dal grande belga anche al Giro d’Italia.
Si ricorda, in ordine cronologico, la tappa Cosenza-Catanzaro del Giro 1972, quando all’indomani delle numerose punture di spillo che lo scalatore spagnolo Josè Manuel Fuente infliggeva, magari con tempismo rivedibile tatticamente ai suoi avversari, Merckx scattò subito poco dopo il via, seguito dal forte passista Gosta Pettersson, vincitore del Giro 1971, guidato dalla sagacia di Alfredo Martini che si era accorto della prolungata assenza del belga al ritrovo, giunto giusto in tempo per firmare il foglio di partenza dopo avere sostenuto una sostenuta (ripetizione voluta) sgambata, su e giù attorno a Cosenza, messa a punto d’accordo con il suo direttore sportivo, il sagace monzese Giorgio Albani.
A Gosta Pettersson andò la vittoria di tappa, Eddy Merckx, secondo indossò la maglia rosa strappandola a Fuente e la conservò fino al traguardo finale di Milano con il piccolo spagnolo al posto d’onore. Terzo posto di giornata - a 4’322” - per lo spagnolo Miguel Maria Lasa, compagno di squadra di Fuente nella Kas. I due inscenarono una sorta di Trofeo Baracchi lungo i 151 km. nel tormentato interno delle strade calabresi.
Giro d’Italia 1974, 20a tappa, da Pordenone alle Tre Cime di Lavaredo vinta da Fuente ma con l’attenzione di tutti nel palpitante duello in salita fra il giovanissimo e promettentissimo Gian Battista Baronchelli e un Eddy Merckx che soffrì l’indicibile sulle dure rampe al cospetto delle maestose Tre Cime – salita che ben conosceva – ma riuscì a conservare i 12” che gli consentirono di vincere la sua quinta corsa rosa.
L’indomani era in programma la Misurina-Bassano del Grappa. E l’orgoglio di Merckx lo indusse a generare una fuga, peraltro numerosa e con tutti i big della classifica, che fu letteralmente volata e che portò l’avanguardia della corsa a presentarsi con oltre un’ora e mezzo d’anticipo sulla più alta media prevista dalla tabella oraria.
Una circostanza che riverberò situazioni d’emergenza soprattutto lungo la parte finale del percorso per le forze dell’ordine, la viabilità ordinaria e della corsa incidendo criticità sul traffico normale, sorprendendo anche i servizi dell’arrivo sulla pista in cemento del velodromo Mercante. All’epoca i telefonini non erano in auge e per una situazione contingente anche Radiocorsa, gestita molto artigianalmente, aveva “buchi” lunghi e profondi nelle comunicazioni. Infatti, l’anno seguente il servizio fu affidato all’ARI (Associazione Radioamatori Italiani) della sezione di Milano, con un allora giovane medico, ovviamente Enrico Fagnani ,si può dire da sempre responsabile dell’indispensabile, importantissimo servizio.
Naturalmente, verrebbe da dire, a vincere la volata in pista, fu Eddy Merckx davanti a Francesco Moser e Felice Gimondi.
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