ORCIERES MERLETTE. L'IMPRESA DI OCAÑA, LA SCONFITTA DI MERCKX E LA PIU' INCREDIBILE DELLE REAZIONI

TOUR DE FRANCE | 23/07/2026 | 08:25
di Francesca Monzone

Ci sono montagne che non sono semplici salite. Sono luoghi della memoria, pagine di storia che il Tour de France continua a sfogliare anno dopo anno. Orcières-Merlette è una di queste. Oggi la Grande Boucle tornerà nella località alpina con la diciottesima tappa, 185,2 chilometri da Voiron e 3807 metri di dislivello, primo atto della decisiva tre giorni sulle Alpi che culminerà con il doppio appuntamento sull'Alpe d'Huez. La maglia gialla è oggi sulle spalle di Tadej Pogacar, forte di 4'32" su Remco Evenepoel, 6'51" su Isaac Del Toro, 7'11" su Paul Seixas e 9'22" su Juan Ayuso.


Ma quando si parla di Orcières-Merlette, il pensiero corre inevitabilmente all'8 luglio 1971, il giorno in cui persino Eddy Merckx sembrò umano, costretto a piegarsi a quella salita che lo aveva messo in discussione.


Quello fu il giorno in cui il Cannibale andò in crisi. Merckx arrivò all'undicesima tappa da Grenoble a Orcières-Merlette con la maglia gialla sulle spalle e l'aura di un corridore imbattibile. Aveva già conquistato due Tour de France e sembrava destinato a dominare anche l'edizione del 1971. Ma quel giorno trovò sulla sua strada Luis Ocaña. Lo spagnolo, scalatore straordinario e uno dei pochi in grado di sfidare il Cannibale in alta montagna, decise di attaccare da lontanissimo. Sul Col du Noyer, a ben 77 chilometri dal traguardo, scattò in solitaria senza più voltarsi indietro. Fu una cavalcata memorabile. Merckx provò a limitare i danni, ma quella volta non riuscì a reagire. Per la prima volta il Cannibale apparve vulnerabile, incapace di rispondere agli attacchi del rivale. Arrivò al traguardo terzo, con un ritardo di 8'42", cedendo la maglia gialla proprio a Ocaña. Fu probabilmente la più dura sconfitta in montagna della sua carriera.

Chi conosceva Eddy Merckx sapeva però che una sconfitta non sarebbe rimasta senza conseguenze. Luciano Armani, protagonista il giorno successivo di una delle tappe più incredibili della storia del Tour, ricordò perfettamente quella sera in albergo a Gian Paolo Porreca, autore del libro “Chiedimi chi era Merckx”: «Lo rivedo ancora, quella sera, in albergo, per le scale. Brontolava per come era andata la corsa, così male per lui. Io cercai quasi di consolarlo: Dai Eddy, se ti lamenti tu, che hai vinto così tanto, pensa a quanto dovrei lamentarmi io». La risposta del belga fu quasi un avvertimento. «Se a Marsiglia vuoi andare in fuga, stai davanti alla partenza». Non era una battuta. Era una promessa. La fuga più folle della storia del Tour. Il giorno successivo, nella lunghissima tappa verso Marsiglia, Merckx trasformò la rabbia in una delle imprese più leggendarie del ciclismo. Un piccolo gruppo davanti con Merckx in testa a tirare e dietro lo spagnolo in maglia gialla che, con tutta la sua squadra. cercava di riprenderlo. La media fu impressionante, tanto che la corsa arrivò a Marsiglia con due ore di anticipo rispetto alla tabella di marcia. La carovana pubblicitaria dovette essere fermata per lasciare passare i corridori, mentre il sindaco Gaston Defferre arrivò sul palco quando la corsa era praticamente già finita.

Dopo sei ore di corsa a oltre 45 chilometri orari, il gruppo di testa si giocò la vittoria allo sprint. Tutti cercavano naturalmente la ruota di Merckx. Armani decise invece di sorprendere tutti e vinse per appena dieci centimetri. Lo stesso Merckx, appena tagliato il traguardo, chiese se fosse sua la vittoria, ma Armani, quasi con imbarazzo, ammise di essere stato lui ad aver vinto. Era la vittoria più importante della carriera del corridore parmense, ottenuta battendo quello che lui stesso avrebbe definito "il Merckx più enorme", un campione che, ferito nell'orgoglio il giorno prima, aveva tentato di ribaltare il Tour con un attacco lungo 250 chilometri.

La grande sfida tra Merckx e Ocaña sembrava destinata a proseguire fino a Parigi. Invece il destino intervenne pochi giorni dopo. Il 12 luglio, esattamente 4 giorni dalla tappa di Orcières-Merlette, durante la discesa del Col de Menté nei Pirenei, sotto una pioggia battente, Ocaña cadde rovinosamente. Diversi corridori finirono a terra e lo spagnolo fu costretto al ritiro. Merckx, che avrebbe preferito vincere battendo il suo grande rivale sulla strada, si ritrovò nuovamente in maglia gialla (ma quel giorno non la indossò, per rispetto del rivale) e conquistò a Parigi il terzo dei suoi cinque Tour de France.

Il ritorno a Orcières-Merlette, cinquantacinque anni dopo quella storica impresa di Ocaña, sarà un’altra pagina della lunga storia del Tour e un nuovo corridore verrà portato in trionfo, come un eroe vittorioso che a Orcières-Merlette avrà portato a termine un’altra impresa. L'arrivo è posto a 1.825 metri di quota, al termine di una salita di 7,1 chilometri con una pendenza media del 6,7%, dodici tornanti negli ultimi sei chilometri e punte dell'8%. In palio ci saranno anche gli abbuoni di 10, 6 e 4 secondi. Per Pogacar potrebbe essere un'altra occasione per consolidare la propria leadership. Per Evenepoel, Del Toro, Seixas e Ayuso, invece, sarà uno dei primi veri esami dell'ultima settimana.

Ma qualunque cosa accada, Orcières-Merlette resterà per sempre il luogo dove il Cannibale conobbe una delle sconfitte più dolorose della sua carriera e, appena ventiquattr'ore dopo, diede vita a una delle più straordinarie dimostrazioni di orgoglio che il ciclismo abbia mai conosciuto. Perché i grandi campioni non si misurano soltanto dalle vittorie, ma soprattutto dalla forza con cui reagiscono alle sconfitte. E quel Tour del 1971 trasformò Merckx in una leggenda ancora più grande.

 


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COMMENTI
Ricordo indelebile
23 luglio 2026 11:16 Ale1960
Avevo 11 anni ma,per quanto era possibile,seguivo già il ciclismo e il tour in particolare modo con grande passione. Fu una memorabile. Purtroppo pochi giorni dopo, la caduta di Ocana, rese inutile quella splendida impresa. Che scalatore lo spagnolo. L'unico che riuscì a mettere in crisi più di lui il grande Eddy, fu, spesso Fuente con la sua Kas al giro d'Italia.Bellissimi ricordi

Mi ricordo
23 luglio 2026 13:33 frankie56
Di anni ne avevo un po' di più di @Ale1960, nutrivo un tifo smisurato per Merckx, ma il mio entusiasmo era già in conflitto con Ocana. Beh, quel giorno ero apertamente schierato per lo spagnolo. Mi piaceva un casino il modo con cui pedalava, sia in piedi che da seduto,. Vittoria più che meritata. Quando ha scelto di morire in quel modo, ho veramente sofferto: era venuta a mancare una delle mie figure di riferimento sportive. Grande Luis, Grande Eddy

Grandi anche Voi..
23 luglio 2026 17:40 G9G9G9
Ale e Frankie, io sono nato l’anno dopo queste imprese ,ma rimango legato sin da bambino ,a questo sport, con il cuore come voi due. Nonostante il ciclismo odierno sia lontano da quello di un tempo, senza andare alle origini, la passione ci coinvolge con affetto e stima verso tutti gli atleti.
È questa la meraviglia di questo sport magico.

frankie56
24 luglio 2026 10:21 Giovanni c
Purtroppo la depressione era molto meno "nota" di oggi.

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