E dunque, con un margine piuttosto limitato di dubbio, Pogacar ha iniziato l’operazione tripla corona e guarda verso la Spagna. “Domina il Tour e il si alla Spagna ora è più vicino” si legge nel corpo del titolo dell’articolo di Ciro Scognamiglio su Gazzetta, prodiga di particolari anche sul rischio caduta a 55 km orari per lo sloveno. Il quale ha un piano per presentarsi al via - e poi vincere- in terra iberica.
Pogi in versione “etoile” della Scala sulle colonne del Corriere e Marco Bonarrigo esordisce: “L’uomo che in corsa rallenta per regalare borracce ai bambini, il Roberto Bolle delle due ruote che manda in visibilio i fan danzando sulla bici lungo le strade di montagna, comincia ad infastidire i loggionisti del ciclismo.Non contano i numeri, oma il modo in cui vince: ogni volta è straordinario”.
A Nevers, l’inviato di Repubblica Cosimo Cito, va a cercare Alberto Contador, voce autorevole non solo in veste di commentatore, vero? Categorico “El pistolero”: “Non contano i numeri ma il modo in cui vince: ogni volta è straordinario”. Parole che sottindendono un giudizio netto; “Pogacar il più forte della storia è già oltre Merckx”. A L'Equipe, che usa l’espressione “sprint disloqué” per fotografare il contropiede di Soren Waerenskjold, c’è spazio anche per l’annotazione su Julian Alaphilippe, “staccato dai fuggitivi e messo alla prova dal tempo che passa”. Alexandre Roos a descrivere la calma apparente delle prime fasi di una tappa da record. Di velocità senza limiti.
GAZZETTA DELLO SPORT
POGACAR, MISSIONE VUELTA
Il Tour de France numero 113 non è ancora suo, ma sta pedalando sulla strada giusta: superata la boa di metà gara, Tadej Pogacar ha un buon tesoretto di vantaggio – 3’36” su Jonas Vingegaard, di più su tutti gli altri – e se arrivasse in giallo a Parigi eguaglierebbe i miti Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain con cinque Tour vinti. Ma è noto che al campione del mondo interessi parecchio la ‘varietà’ di successi, cioè conquistare almeno una volta tutte le grandi corse del calendario. Come la Vuelta, a cui ha partecipato finora solo una volta, nel 2019 da neoprofessionista, stupendo il mondo: terzo in classifica, con 3 successi di tappa. Tornerà quest’anno? Non c’è (ancora) una risposta definitiva, che arriverà a fine Tour o subito dopo. Ma le possibilità che accada, al momento, sono molto alte.b(Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
POGACAR PADRE PADRONE DÀ FASTIDIO, MA I FIOSCHI NON LO RIPORTANO SULLA TERRA
L’uomo che in corsa rallenta per regalare borracce ai bambini, il Roberto Bolle delle due ruote che manda in visibilio i fan danzando sulla bici lungo le strade di montagna, comincia ad infastidire i loggionisti del ciclismo. Non c’è un momento preciso in cui sono cominciati a partire i fischi e i buuu nei confronti di Tadej Pogacar, ma di sicuro in questo Tour, forse già dopo la tappa di Barcellona: quella dell’irridente paso doble sulla linea bianca con Isaac Del Toro, che ha infastidito i battuti e chi li tifa. Fischi e insulti si sono sentiti forti e chiari martedì a Le Lioran, quasi una risposta ai lampi di rabbia sul volto del Marziano mentre ingoiava in un amen il fuggitivo Carapaz, senza degnarlo di uno sguardo. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
CONTADOR: “POGACAR IL PIU’FORTE DELLA STORIA
E’ GIA’ OLTRE MERCKX”
Si corre allo spasimo anche in tappe di trasferimento come ieri. E in un caldo che ieri è tornato ad incollarsi sulle schiene dei corridori. Alberto Contador, uno dei volti di Eurosport(che trasmette integralmente il Tour sui canali HBO Max e Discovery +) ha vinto due volte la Grande Boucle(più un successo revocato per clenbuterolo nel 2010) e oggi ha lo sguardo dell’appassionato sulla corsa più importante del mondo. Quant’è dura correre con queste temperature Contador? “Oggi esistono metodi di allenamento specifici e protocolli che aiutano gli atleti. Pogacar e Vingegaard ci hanno lavorato molto: nella lotta per la maglia gialla quest’aspetto non sta incidendo certamente. Ma sull’umore dei corridori certamente si”. (Cosimo Cito)
L'ÉQUIPE
SENZA LIMITI DI VELOCITA'
Ieri mattina l'aria era carica di elettricità, come se stesse per scatenarsi un temporale; l'odore dell'imminente tempesta saliva dal suolo rovente, appena lavato da grosse gocce di pioggia cadute come una benedizione. Dopo la partenza da Vichy, le strade erano scivolose e le curve insidiose; in alcuni punti, un vento laterale soffiava sui campi di grano dorato – solcati dalle linee dei tralicci elettrici – facendo danzare i gigli d'oro sulle bandiere del Bourbonnais. Tornavano alla mente i ricordi di Saint-Amand-Montrond nel 2013 (nel vicino dipartimento dello Cher) e si sognava un'altra leggendaria tappa pianeggiante, sconvolta dai venti trasversali e da colpi di scena inaspettati. Sembrava che le nostre ipotesi più audaci stessero per avverarsi quando Mathieu van der Poel ha attaccato proprio al via – come se quel cielo minaccioso avesse messo in allerta la "bestia", con la Alpecin che manovrava esattamente come sui campi di battaglia del Giro delle Fiandre – ma la situazione si è presto stabilizzata secondo i canoni classici della corsa: una fuga (Alaphilippe, Oliveira, Charmig, Le Berre) con il gruppo all'inseguimento. (Alexandre Roos)