Tadej POGACAR. 10 e lode. L’ennesima impresa e non sarà l’ultima. L’ennesimo “coup de théâtre” del nostro prodigio, che si prende la scena e non solo la tappa e la maglia gialla (c’era chi ipotizzava che il norvegese potesse tenere la maglia fino all’ultima settimana: sì, come no). Marziano o cannibale? Semplicemente Pogacar, il più forte. È sua la tappa del Tourmalet: gigante tra i giganti. È sua la tappa pirenaica, sempre alla faccia di chi pensa che soffra la “canicule”. Si bagna troppo, dicono. E cosa dovrebbe fare? Chiedo. La vince - la tappa - con la squadra, nettamente superiore; la vince con il talento, superiore a tutti. La vince perché questo sa fare e lo fa da anni, sempre meglio e con continuità mostruosa. Sanno tutti quello che andrà a fare, sanno tutti che difficilmente potranno contenerlo e difatti lui più che avvertirli non può fare
Jonas VINGEGAARD. 8. Ha il merito di essere sempre e solo lui il rivale. Ha il merito di non darsi mai per vinto, anche se sa perfettamente che quello là è più vincente. Ha il merito di non cadere nella trappola delle accelerazioni del suo rivale sloveno, anche se andare con il suo passo è tanta roba, ma troppo poco per contrastare la furia arcobaleno.
Isaac DEL TORO. 8. Lancia il capitano, poi cerca di controllare la situazione nel gruppetto dei superstiti, di Evenepoel e di Seixas. Risponde allo scatto dell’ex campione belga per prendersi il terzo posto, che gli vale il terzo posto in classifica generale. C’è chi si appella al “codice non scritto del ciclismo” (che palle… se volete potete anche fare gli ordini d’arrivo in partenza: sarebbe interessantissimo). Non è bello che Del Toro sprinti nel finale quando è stato passivo nel gruppetto? Vero, non è bello, ma nel ciclismo le parole stanno a zero: se proprio vuole, Evenepoel provi a staccare il messicano. Non è il codice non scritto del ciclismo, ma è quello della strada.
Remco EVENEPOEL. 4. Come i chili che ha perso, quanto il tempo che ha perso non a perderli, ma oggi in corsa. Pensa di essere sul livello di Pogacar e Vingegaard, quando al momento dovrebbe dimostrare di essere migliore di Del Toro, Seixas, Ayuso e anche del suo compagno di squadra Lipowitz.
Paul SEIXAS. 8. Perde, ma non dimentichiamoci mai che questo ragazzo è al suo primo Tour ed ha sempre 19 anni. Intanto è lì, con la crema della crema, con quelli che dicono di essere pronti per… Lui è prontissimo per staccarli.
Florian LIPOWITZ. 6,5. È la seconda punta della Red Bull che va quanto la prima. Per il momento, Remco, se ne faccia una ragione.
Juan AYUSO. 5,5. Se pensiamo che ha lasciato Pogacar perché non si sentiva inferiore allo sloveno il suo voto sarebbe da 3, se pensiamo che è qui per fare la sua corsa, con un team che crede molto in lui quanto lui, non si può gioire ma nemmeno metterlo sotto processo: da rivedere.
Mattias SKIJELMOSE. 6,5. Dopo tanto penare, oggi pena ma porta a casa comunque un’ottima prestazione.
Lenny MARTINEZ. 7. Il 22enne transalpino del Bharain tiene alto il morale della truppa. Prestazione di assoluto livello. Segnali importanti per il futuro.
Egan BERNAL. 6,5. Non gli si può chiedere la luna, ma contro il marziano c’è poco da fare. Si ripropone come riferimento della Netcompany: non male. Per la cronaca, il premio “canguro” del giorno è suo: salto di 15 posizioni nella generale.
Richard CARAPAZ. 4. Niente da fare, salta subito e arriva a oltre 8’.
Torstein TRAEEN. 17. Cade lungo la discesa del Tourmalet quando già era ad oltre 8’ di ritardo. Finisce per le terre per un suo grave errore, ma ha il merito di concludere la sua fatica in ogni caso: 51° a 29’55”. Ha il merito di tagliare il traguardo con il capo dolente e la spalle dolorante, ma il sorriso sulle labbra. Dice: «In ogni caso sono un uomo fortunato». E qui il voto non può che essere da 10.