IL CICLISMO DICE ADDIO A DINO BRUNI: L'EX PROF E MAGLIA ROSA SE N'E' ANDATO A 94 ANNI

LUTTO | 09/07/2026 | 12:08
di Marco Pastonesi

Prima a quattro zampe, poi a due ruote. Le quattro zampe erano quelle di mucche, da mungere. Le due ruote quelle di una Benotto, da pedalare. E fra le quattro zampe e le due ruote, fra le mucche e la Benotto, fra il mungere e il pedalare, per Dino Bruni non c’era ovviamente gara.


E’ morto stanotte, Dino Bruni. Aveva 94 anni e quasi tre mesi, i mesi valgono anni quando si superano gli 80, figurarsi i 90. Era nato su un tavolo da biliardo, si fa per dire, lo sa bene chi vede il mondo piatto, 180 gradi dall’alba al tramonto, dalla mattina alla sera, per esempio nella sua Portomaggiore, 27 km in linea di strada da Ferrara, meno in quella di aria, aria di pianura, aria Padania, aria di agricoltura e aria di ciclismo, nel suo caso si trattava di velocità e volate. Le prime sei corse da allievo, mi raccontò seduto nel tinello della sua casa e sorpreso di un interessamento dopo anni di oblio, si trasformarono in sei vittorie.


Aveva talento, Dino Bruni: aggiungo sempre il nome perché ci sono corridori che hanno, di diritto e quasi di dovere, il privilegio alla completezza dell’informazione anagrafica, com’è sempre successo anche al suo corregionale Ercole Baldini. Campione italiano fra gli allievi, Dino Bruni collezionò un centinaio di vittorie da dilettante più un argento olimpico (quartetto della cento chilometri a Helsinki 1952, più il quinto nell’individuale su strada a Helsinki 1952 il quarto ancora nella cento chilometri a squadre a Melbourne 1956)) e un bronzo mondiale (individuale su strada a Frascati 1955), e una trentina di vittorie da professionista, compresa la prima tappa del Giro d’Italia 1960, la Roma-Napoli, che gli donò la maglia rosa. Le statistiche lo tramandavano, fino a stanotte, come il più antico vivente vincitore di tappa e titolare della maglia rosa. “Quando vedevo lo striscione del traguardo – mi confidò –, cambiavo i sentimenti”.

Era bello, Dino Bruni, in un periodo (un lungo, forse lunghissimo periodo) in cui i corridori non erano belli perché le fatiche del ciclismo li segnavano come muratori o minatori, come se pedalare sulle strade equivalesse a costruire strade o addirittura scavare sotto le strade,

uno sport minerario e minerale. Era soprattutto un duro, Dino Bruni. Nel 1964, alla Parigi-Roubaix, pioggia, pavé, ecatombe, fu sommerso dai corridori – anche Jacques Anquetil -, finì all’ospedale, fratture a spalla e mano, 20 giorni di immobilità, non il meglio che si possa augurare a chi un mese dopo avrebbe dovuto affrontare il Giro d’Italia. Gli furono necessarie sei tappe per stare in gruppo, su Alpi e Appennino dette l’anima ma non la rese, nella Rimini-San Benedetto del Tronto rivide finalmente la testa del gruppo e disputò la volata, il giorno dopo venne investito mentre faceva la pipì, due costole incrinate e cinque punti a un braccio, e da quel momento continuò a pedalare pensando solo ad arrivare entro il tempo massimo. Invitato al “Processo alla tappa”, Sergio Zavoli gli domandò chi gliela facesse fare di patire le pene dell’inferno, e Dino Bruni gli rispose: “Voglio soffrire così tanto da non rimpiangere più il Giro, il ciclismo e la bicicletta”. Ci riuscì. Primo Anquetil, ultimo (novantasettesimo) Dino Bruni, a 4 ore, 20 minuti e 25 secondi, che alla media di quasi 36 all’ora significavano, più o meno, 155 km di distacco. Una tappa. La maglia nera ad honorem fu compensata da un doppio premio: un fucile da caccia Beretta automatico e una serie di pentole da cucina. Così, a casa, tutti furono contenti.

Gli ultimi anni Dino Bruni era duro anche di orecchie. Secondo me, però, faceva finta. Le domande che gli interessavano, le sentiva benissimo. Le altre, amen. Un piccolo privilegio che si matura con l’età, caro vecchio Dino Bruni


Copyright © TBW
COMMENTI
Ricordo
9 luglio 2026 20:17 canepari
Una volta DeZan chiese un favore a Bruni...di andare in fuga con due colleghi.
Fu così che potè dire in televisione:
" in fuga baffi bruni e pettinati."🥳 Quanto si divertiva Adriano con questi giochetti di parole...

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Jakob Söderqvist si conferma nettamente superiore agli avversari quando si tratta di cronometro all’Eneco Tour. Lo svedese della Lidl Trek, infatti, dopo aver vinto il prologo si è imposto anche nella seconda frazione della corsa, la crono di 13, 6...


Seconda finale e secondo argento per l'Italia dell'inseguimento: Chiara Consonni, Elisa Balsamo, Martina Fidanza e Vittoria Guazzini hanno provato a mettere in difficoltà le britanniche Erin Boothman, Anna Morris, Millie Couzens e Josie Knight ma hanno dovuto cedere con l'ionore delle armi,...


C'è aria di grande soddisfazione in casa Italia per l'argento conquistato dal quartetto maschile dell'inseguimento: un risultato prestigioso, un bel passo compiuto per iniziare nel migliore dei modi il cammino che porta a Los Angeles 2028. Il primo ad intervenire...


Harrie Lavreysen aggiorna il suo straordinario medagliere e conquista il suo titolo mondiale numero 22 nelle discipline veloci. Lo straordinario fenomeno olandese ha dominato il mondiale del keirin precedendo il tedesco Maximilian Dorbach e il giapponese Shinji Nakano. Harrie Arnoldus...


È d'argento l'Italia dell'inseguimento a squadre maschile: gli azzurri nella finale mondiale si sono arresi ai favoritissimi danesi che hanno pedalato in 3.40.865, tempo eccezionale contando che la pista di Shanghai ha un raggio di curva molto stretto che penalizza...


L'inchiesta che sta scuotendo il mondo del ciclismo olandese, con il Team Picnic PostNL al centro dell'attenzione, ha spinto la formazione guidata da Iwan Spekenbrink a rispondere alle accuse attraverso un comunicato ufficiale: Abbiamo preso atto delle pubblicazioni di NOS...


Pinarello ha appena ampliato la gamma di colorazioni per la Grevil F e lo fa in grande stile con  cinque nuovi design di fortissimo impatto. Il modello F9 è ora disponibile nel vibrante Lunar Bloom mentre l’F7 in Moab Amber. Lapland...


Il museo del Ghisallo racconta storie: parla di ciclismo e di ciclisti, di biciclette e maglie, di borracce e scarpette, di caschetti e “musette”. Il museo del Ghisallo parla di chi ne ha parlato, quindi ne ha scritto, ne ha...


Terzo giorno di gara e terza volata al Tour of Guangxi 2026 dove questa volta ad esultare è stato Milan Fretin. Mai a segno a livello World Tour prima di oggi, il belga della Cofidis ha fatto sua la tappa...


Testimonianze importanti stanno arrivando dalla Picnic-PostNL. Non si tratta di voci di corridoio ma di accuse da parte di 71 persone, che avrebbero affermato: «Si viveva in un clima di paura». E l’ex corridore Tusveld: «Pensai di farmi del male»....


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi Piede a Terra