Una garanzia di spettacolo e ben di più che un fugace spauracchio per i corridori, il Tourmalet diventa per Gazzetta dello Sport “Gigante per Giganti”. Ciro Scognamiglio ci ricorda che “la Grande Boucle alza improvvisamente l’asticella e porta il gruppo al cospetto di una delle salite che incarnano la leggenda del ciclismo”. Il pomeriggio ha un copione consolidato per chi è davanti allo schermo, anche se c’è pure un elemento di novità non banale per suggestione paesaggistica, il Cirque de Gavarnie dove è posto l’arrivo. Scoperte da Tour.
Dietro le quinte, la giornata di gloria del velocista Olav Kooij permette a Marco Bonarrigo singolari divagazioni dal tema agonistico, riferite al caldo choc ed alle sue conseguenze sui corridori. Già, perchè svela il Corsera che: “Quelli della Caja Rural sono i soli a dichiarare di aver montato sul bus due Kamaleon, orinatoi olandesi che vanno per la maggiore in altri sport: ci fai pipì un attimo prima del via e in pochi secondi capisci se sei disidratato e quanto devi bere per non collassare”. ù
Su Repubblica, invece, Cosimo Cito dedica sì l’incipit alla sontuosa volata di KooiJ, posando la sua curiosità e quella dei lettori su due fronti: la Uae utilizza coprimaterasso refrigeranti che regolano la temperatura in base a quella corporea. E Pogacar corre con un casco multidimensionale disegnato con l’IA da un’artista turca.
Un monito quello di Pier Augusto Stagi su Il Giornale: “eccoci ad una frazione che non ci dirà certamente come andrà a finire, ma sicuramente chi può metterci una croce sopra. Il rischio è lì, a portata di mano”. Infine, chi è in vena di similitudini animalesche, è Alexandre Roos de L’Equipe, che nel paesaggio brullo ha fatto un avvistamento: “Come non rendere omaggio a lui, "Il Cinghiale", Baptiste Veistroffer, sempre pronto a scatenarsi su qualsiasi terreno e a lanciarsi in avventure selvagge e improvvisate?” Fantasia al potere.
GAZZETTA DELLO SPORT
UN GIGANTE PER I GIGANTI
Il Tour de France arriva al primo vero esame di maturità. Dopo cinque giorni di corsa vissuti tra fughe, volate e colpi di scena, oggi la Grande Boucle alza improvvisamente l’asticella e porta il gruppo al cospetto di una delle salite che incarnano la leggenda del ciclismo: il Tourmalet. La tappa che conduce a Gavarnie-Gèdre promette spettacolo fin dal primo metro di montagna. Prima il Col d’Aspin, dodici chilometri con una pendenza media del 6,5%, poi il gigante dei Pirenei: il Tourmalet, 17,1 km al 7,3%, una salita hors catégorie che rappresenterà il primo grande spartiacque dell’edizione. Ma le difficoltà non finiranno in vetta. Per raggiungere il traguardo i corridori dovranno affrontare anche l’ascesa finale verso Gavarnie-Gèdre, lunga 18,7 km con una pendenza media del 3,7%, un terreno ideale per chi vorrà tentare l’attacco decisivo quando la fatica avrà ormai svuotato le gambe. (Ciro Scognamiglio)
CORRIERE DELLA SERA
NEL CALDO CHOC: LIQUIDI E URINA SONO UN FATTORE. SQUILLO DI KOOIJ
In quel forno non ventilato che è il Tour de France dove il primo obbiettivo è non rosolare sull’asfalto — ieri misurato a 56°, vittoria in volata dell’olandese Kooij (foto) — gli imperativi categorici sono bere e non sprecare una sola goccia di pipì. L’antidoping non c’entra: allenatori, medici e dietologi hanno deciso che le urine sono l’arma migliore per proteggere i loro pupilli dal solleone e dal cambiamento climatico. Quelli della Caja Rural sono i soli a dichiarare di aver montato sul bus due Kamaleon, orinatoi olandesi che vanno per la maggiore in altri sport: ci fai pipì un attimo prima del via e in pochi secondi capisci se sei disidratato e quanto devi bere per non collassare. I produttori li hanno installati anche nei bagni della metropolitana di Barcellona e te li forniscono a casa per poco meno di 1.000 euro, antidoto a un futuro bollente dove bere sarà vitale”. (Marco Bonarrigo)
REPUBBLICA
POGACAR SEGRETO DAL CASCO CON L’IA AL COPRIMATERASSO
Le cadute sono il pane salatissimo del Tour de France, soprattutto nelle tappe dedicate ai velocisti, sempre meno nel panorama delle tre settimane, quindi sempre più ambite dagli sprinter. Il gruppo è arrivato a Pau diviso in almeno cinque tronconi, guai a chi si trovava nel posto sbagliato al momento del crash. Vingegaard ha dovuto usare la bici di Campenaerts nel finale, ma né lui, né Pogacar, né la maglia gialla Torstein Traeen hanno pagato secondi sul traguardo, tagliato per primo dall’olandese Olav Kooij. (Cosimo Cito)
IL GIORNALE
A KOIIJ LA 5a TAPPA
BRIVIDO VINGEGAARD
Oggi la temperatura salirà per quello che il Tour proporrà: il Tourmalet. Dopo sei tappe, neanche tanto semplici o monotone, eccoci ad una frazione che non ci dirà certamente come andrà a finire, ma sicuramente chi può metterci una croce sopra. Il rischio è lì, a portata di mano. Inutile dire che gli osservati speciali saranno i soliti noti: Pogacar e Vingegaard (brivido per lui, caduto ma arrivato regolarmente al traguardo), anche se per il secondo giorno consecutivo la maglia gialla è sulle spalle del norvegese Traeen. Interessante vedere come reagiranno alle prime montagne Evenepoel e Seixas, Carapaz e Ayuso, per arrivare a Lipowitz, Martinez e Pidcock. (Pier Augusto Stagi)
L’EQUIPE
IL SENSO DEL TEMPO
Come si potrebbe non iniziare rendendo omaggio a "Il Cinghiale", Baptiste Veistroffer, sempre pronto a scatenarsi su qualsiasi terreno e a lanciarsi in avventure selvagge e improvvisate? Di certo non aveva intenzione di reprimere la sua irrequieta sete di libertà mentre scopriva il Tour de France. Ieri, mentre la corsa si spostava dagli Alti Pirenei e dal Gers, poco prima di entrare nei Pirenei Atlantici, pianure agricole e roccaforti del rugby attendevano di essere "arate" dai suoi sforzi, soprattutto nei dintorni di Castelnau-Magnoac. (Alexandre Roos)
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