EULALIO IN BIANCHI: FOCUS CLASSICHE, CAMBIO PREPARATORE DURANTE IL GIRO... «TAPPA DI MILANO? NON COSÌ PERICOLOSA»

INTERVISTA | 09/07/2026 | 08:30
di Nicolò Vallone

«Super hard, but not so dangerous...»


Così Afonso Eulalio, con un sorriso dalla piega più imbarazzata che sbarazzina, ma soprattutto con quell'onestà che abbiamo imparato a conoscere durante i 9 giorni in maglia rosa al Giro d'Italia culminati con la conquista della bianca, ha risposto ieri alla domanda di Riccardo Magrini sulla famigerata tappa di Milano e la neutralizzazione dei tempi ai -16 dall'arrivo. Percorso cittadino impegnativo, ma non eccessivamente pericoloso: un'ammissione che ha mosso ad applauso i presenti.


L'occasione era il lancio ufficiale del pop-up store Casa Bianchi in Corso Garibaldi 65 a Milano, a due passi dallo storico negozio Rossignoli. Di fronte alla bicicletta Specialissima RC con livrea Tour de France in edizione limitata (113 esemplari, come le edizioni del Tour) e in mezzo agli altri esemplari delle bici del team Bahrain Victorious (Oltre RC e Aquila RC) oltre alla gravel Impulso, il direttore marketing di Bianchi, Claudio Masnata, ha intervistato il giovane portoghese insieme a un folto manipolo di addetti ai lavori e appassionati. Dopodiché, direttamente dalle cabine di commento di Eurosport, è arrivato il Magro a intervistare il classe 2001 lusitano, strappandogli persino qualche parola in italiano dopo avergli raccontato di Claudio Villa e la canzone Eulalia Torricelli, e concludendo proprio con la domanda sulla tappa di Milano.

Nella prossima puntata del nostro podcast BlaBlaBike potrete ascoltare dieci minuti di Claudio Masnata sul pop-up store (aperto tutti i giorni fino al 30 luglio) e su Bianchi in generale. Nelle immagini qua sopra in fotogallery, opera di Gabriele De Carolis, potete vedere il corridore della Bahrain Victorious, la Specialissima "edizione Tour", un'immagine interna e una esterna di Casa Bianchi. Qui di seguito, infine, potete leggere un condensato di ciò che ha detto Afonso Eulalio, tappa di Milano a parte, nella serata in Brera. A Masnata, a Magrini, a noi vis-à-vis.

Come hai vissuto quest'esperienza al Giro?

«Follia! Di colpo le attenzioni mediatiche addosso, grandi corridori che all'improvviso correvano uniti per me, la gente che di tappa in tappa prendeva confidenza con chi ero e incitava il mio nome. Entrare nell'ordine di idee di essere il capitano, dare indicazioni ed essere più attento a stare sicuro e tranquillo, anziché tirare ed eseguire a tutta gli ordini di squadra. Ho capito che, al mio secondo anno da professionista, stavo facendo qualcosa di straordinario. Oltretutto avere un direttore sportivo italiano come Franco Pellizotti mi ha fatto, in un certo senso, sentire ancora di più quella maglia. Quelle maglie. La bianca, rispetto alla rosa, ha un sapore differente perché è quella che ho effettivamente vinto. È bello vedere la reazione delle persone quando la mostro».

Cosa ci racconti del tuo rientro in patria?

«Sono stato letteralmente travolto dall'affetto del mio Paese! Tutti volevano intervistarmi e parlare con me, giornalisti ovunque. A un certo punto volevo solo tornare a casa tranquillo e trascorrere del tempo con la mia famiglia, a cui ho dato le mie maglie del Giro. Ho fatto di tutto per stare lontano dai riflettori e ritagliarmi il mio spazio».

Come questo Giro ha cambiato il tuo status di corridore e il tuo rapporto con la squadra?

«La mia carriera cambierà senz'altro grazie a questo Giro, ma sarà un processo di lungo termine. Certo, ora la Bahrain Victorious e io stesso sappiamo molto meglio ciò che posso fare, sento di avere più fiducia in me stesso e, di pari passo, più responsabilità. Sarò chiamato ben più spesso a fare il leader. Il Giro, tuttavia, è stato un importante step all'interno di un percorso di crescita che sapevamo avere ampi margini fin dall'inizio. Mi stanno dando spazio e tempo per imparare, lo sto ancora facendo e ho ancora molto da imparare».

Un processo a cui il Giro ha dato un'accelerata, insomma: hai cambiato qualcosa nella tua preparazione?

«Vi sorprenderò, il cambiamento non è avvenuto dopo il Giro... ma durante! Ho cambiato il preparatore, affidandomi ad Andrea Fusaz. Direi che ha portato bene».

Quali sono i tuoi piani futuri?

«Dopo aver ben figurato nel primo grande giro del 2026, ora mi concentro sulle classiche, un tipo di gara che amo particolarmente. Correrò a San Sebastian e alla Vuelta Burgos per Buitrago, parteciperò ai Mondiali in Canada e salterò gli Europei per fare un avvicinamento "italiano" al Lombardia, forse con Tre Valli Varesine e Giro dell'Emilia. Infine, il Tour of Guanxi. Nel 2027 penso che continueremo a dare importanza alle classiche, ma inseriremo qualche corsa a tappe di una settimana dove correrò da leader. Tengo comunque a precisare che mi piace il ruolo da gregario di lusso. Prendiamo un Lenny Martinez, che credetemi è fortissimo: trovo stimolante stargli vicino e aiutarlo».

Dato che ci troviamo in Bianchi, che rapporto hai con le loro bici?

«Sono veramente impressionato dalla velocità della Oltre RC, in gara e in allenamento, dove ho toccato i 39.2 km/h di media con anche qualche tratto all'insù. Una menzione per l'Aquila RC è pure doverosa, dopo quella crono in Versilia dove non era affatto sicuro che riuscissi a difendere la maglia rosa. Vi svelo un mio sogno: essere ricordato un domani tra i corridori che hanno corso su bici Bianchi...»

… e quanto sogni, invece, la tua seconda vittoria in carriera (la prima avvenne due anni fa, ultima tappa del Gran Premio Torres Vedras con la Continental portoghese Betao Feirense) che sarebbe però la prima nel World Tour e con la Bahrain Victorious?

«Grazie per aver citato il mio successo in quella che è la mia gara preferita in Portogallo. Per quanto riguarda la prossima che potrò ottenere, dopo esserci andato così vicino non solo al Giro ma anche ad AlUla, penso sia questione di duro lavoro e un pizzico di fortuna. Dai e dai, vedi che arriva».

Come vivi il fatto di correre nel ciclismo del fenomeno Pogacar e di altri fuoriclasse, come si suol dire oggi, ingiocabili?

«Partire con la consapevolezza che certe corse non puoi vincerle non ti rende felice, però dobbiamo essere capaci di apprezzare il piacere di correre nella stessa epoca di un Pogacar, lo stimolo che lui, Vingegaard e gli altri campioni ci danno per continuare a lavorare sempre meglio, e la soddisfazione nel mostrare il proprio valore e competere al fianco di uomini del genere».

Al Tour de France, Torstein Traeen sta facendo quello che hai fatto tu al Giro...

«... e che ha già fatto alla scorsa Vuelta! Ritengo che possa tenerla a lungo e poi chiudere in top-10 generale. Sono davvero contento per lui, è un corridore che stimo».

L'ultima domanda non riguarda il ciclismo: hai seguito le gesta di Cristiano Ronaldo e compagni ai Mondiali di calcio?

«Certamente, mi dispiace molto che siano usciti agli ottavi di finale perché era una delle nazionali portoghesi più forti di sempre. Per quanto riguarda CR7 penso sia il più grande giocatore di ogni epoca ed è giusto che ora si goda la vita dopo una carriera spaziale».

Diciamo che tu un Cristiano Ronaldo in squadra ce l'hai: non per i risultati magari, ma per l'esperienza…

«Damiano Caruso! Anche per lui, stando a ciò che ha deciso, è vicino il momento di godersi la vita dopo una lunga carriera. L'esempio che trasmette ai ragazzi come me vale tantissimo».


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COMMENTI
Bel corridore
9 luglio 2026 12:38 Àaaaaaa
Ottima intervista ad un ragazzo dal futuro roseo

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