Olav KOOIJ. 10 e lode. Volata estremamente caotica, ma il 24enne olandese trova la strada, soprattutto la posizione giusta. A destra del rettilineo, ben protetto dalle transenne, mentre gli altri affannosamente procedono al centro della sede stradale. Fa tutto da solo Olav, anche perché la sua Decathlon è qui per scortare “le petit garçon” Paul Seixas. È al suo primo Tour e sul nobile traguardo di Pau, sede di tappa del Tour per la 77a volta, iscrive anche lui il proprio nome. Battuti tutti i più forti velocisti del lotto, tutti con tappe e maglie verdi da sfoggiare: Merlier (3 tappe), Philipsen (10 tappe e una maglia verde), Pedersen (3 tappe), Girmay (3 tappe e una maglia verde) e Gaviria (2 tappe): lui al suo debutto fa saltare il banco. È un debuttante, non un dilettante.
Max KANTER. 8. Per il 28enne tedesco un posto d’onore di assoluto livello. La sua XDS Astana c’è e lo mette in rampa nella migliore posizione. Tutto perfetto, tutto a regola d’arte. Ma c’è chi lo fa meglio di lui.
Tim MERLIER. 5,5. È tra i più attesi, anche se è uno dei velocisti più penalizzati per la caduta ai -5. Ma è pur sempre Merlier, è pur sempre lì in zona. Perde, e anche male.
Huub ARTZ. 6,5. Il 24enne olandese mette un piedino lì davanti. In questo convulso sprinter finale, per poco non esce il suo numero.
Jasper PHILIPSEN. 5. È un prodigio, qui a Pau è l’ultimo ad aver vinto. Oggi non c’è, arriva con le gambe in croce. Non lo dico io, lo dice lui. E questo gli fa onore.
Mathieu VAN DER POEL. 5. Non ne parla nessuno e lui non fa parlare assolutamente di sé. Strano, perché l’olandese è corridore che sa dare spettacolo e corre per questo. Un inizio di Tour semplicemente sottotono. Anche oggi arriva 122° ad oltre 2’: non è da lui. Difatti sembra quasi che Van der Poel non ci sia.
Biniam GIRMAY. 5,5. È ormai corridore navigato, ma oggi perde la bussola.
Mads PEDERSEN. 6. Ha la maglia verde sulle spalle, ma oggi aveva come obiettivo anche quello di provare a fare il bis. Porta a casa un 7° posto che, alla fine, può andare bene lo stesso.
Milan FRETIN. 6. Il belga della Cofidis prova ad inserirsi nella contesa finale. Lo fa con intelligenza e porta a casa comunque un buon piazzamento.
Fernando GAVIRIA. 4. Disperso nei meandri del gruppo.
Baptiste VEISTROFFER. 9. È il primo a scattare oggi. Per il 26enne transalpino della Lotto Intermarché trattasi della 13a fuga stagionale (più di 2.000 i chilometri che ha già percorso all'attacco). Uomo inquieto, che ama stare da solo. Lui ci resta per lungo tempo, in condizioni climatiche tutt’altro che agevoli. Inutile dire che il numero rosso, oggi, è suo. E non per via dell’insolazione.
Kelland O’BRIEN. 10. Ieri il 28enne australiano di Melbourne è arrivato fuori tempo massimo. Merita l’onore delle armi anche questo atleta che ha voluto assolutamente e fortissimamente concludere la tappa. Staccato, staccatissimo, ha voluto tagliare il traguardo. Poteva tagliare la corda, salire in ammiraglia evitandosi un’agonia a fuoco lento, ma in ogni caso a fuoco. Ha scelto di arrivare sul traguardo con l’ultima stilla di sudore, per onorare la più grande corsa al mondo, per onorare il su sport, per onorare la maglia Jayco AlUla e tutti noi: arrivato al traguardo oltre il tempo massimo che era di 37'37", mentre Kelland è giunto 46'02" dopo Mads Pedersen.
TV FRANCESE. 4. Il regista non so chi sia e da dove provenga, visto che fatica a far comprendere la corsa ai noi poveri “telemorenti” è probabile che anche lui non sappia dove si trovi: stare per cinque ore in regia con l’aria condizionata non è come dirlo. Il premio Pulitzer per la “fuga dalla notizia”, ad ogni modo, gli va di diritto. Non ci ha documentato le tre cadute nella cronosquadre di sabato, il giorno dopo ha bellamente ignorato “il dramma” di Isaac Del Toro lasciato in mezzo alle ammiraglie. Bravo al regista ignoto e al consulente ipovedente al suo fianco: anche oggi, il gruppo maglia gialla è stato bellamente ignorato, tanto a chi interessa vedere ogni tanto i big alle spalle del fuggitivo?