STORIE DAL TOUR. LIZARAZU, IL TRIPLO VENTOUX IN UN SOL GIORNO E QUEI PIRENEI...

TOUR DE FRANCE | 08/07/2026 | 08:40
di Aldo Peinetti

Un tempo erano temibili e irresistibili le sue discese con il pallone ai piedi, lui che suggestionava sin dal cognome onomatopeico, soprattutto calciatore sopraffino della Francia campione del Mondo nel 1998 e vincitore della Champions con il Bayern. Ahinoi, ci sarebbe pure da aggiungere un europeo ai danni dell’Italia, ma scendiamo sul terreno ecumenico di una passione ciclistica a tutto tondo, da parte di Bixente Lizarazu, nato a Saint-Jean Le Luz e legato a filo doppio con i Paesi Baschi.


E’ storia dello scorso weekend, quando l’ex terzino dei Bleus ha inforcato la sua Canyon bianca per un’uscita con la compagine fidata di amici, composta tra l'altro dall’ex presidente dell’Om Lyon, Santiago Cucci, oggi di stanza a Bayonne. Al fianco di Lizarazu ha pedalato per 160 km, coprendo 3900 metri di dislivello positivo, anche Damien Dumas, per quella che è stata un’uscita bella e intensa, costellata di paesaggi magnifici. A ben guardare, anche una ricognizione rispetto al transito del Tour de France nei Pirenei, con partenza ed arrivo a Lauruns ed in mezzo Col Aubisque, col Soulor, Col Hautacam, oltre ad una provvidenziale pausa ristoro in località Argelest Gazost.


Il Bixente nazionale si è sobbarcato un mese di giugno ciclisticamente intenso, affrontando l’Alto di Jazkibel da entrambi i versanti e non facendosi mancare l’impresa, perché altrimenti non si potrebbe definire quanto il beniamino calcistico ha inscenato sul Ventoux: «è stata una giornata magica, mistica, rustica e ancor più fantastica, con poca gente a causa di un vento che poteva “scornare i buoi” (traduzione letterale di decorner les beoufs, ndr). Abbiamo trovato raffiche di 80 all’ora, particolarmente alla fine dell’ultima di tre ascensioni. Ho comunque appagato un sogno, affrontare il Gigante di Provenza da tre parti in una sola giornata, prima da Bedoin, poi da Malaucène, quindi da Sault. Un’uscita da 4430 metri di dislivello positivo e 137 km” ha raccontato sui social Lizarazu, rifocillatosi allo chalet Reynard tra la prima e seconda ascensione.

Poi ha scherzato: «Buona giornata e buon viaggio a tutti i “pazzi” del pedale come me!”. Al pari del nostro Fabrizio Ravanelli, il basco fa parte di quella schiera di già sportivi di successo davvero irretiti dal fascino delle due ruote. In passato, quando si divideva tra ju-jitsu e immersioni o il surf, gli bastava una mountain bike per qualche sporadico giro. Il pressing degli amici ed il richiamo delle tante salite attorno a casa ha fatto il resto, portandolo a condividere le durissime pendenze dell’Artzamendi con Bernard Hinault. A farsi contagiare sempre più dalla passionaccia per le due ruote. Apprezzato commentatore tv per l’emittente Tf1, che non detiene però i diritti del Mondiale americano, Lizarazu presta la sua voce per la catena dell’Equipe, discettando sì da par suo sulle imprese di Mbappè e compagni. E pedalando, ça va sans dire.


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