C’è un ragazzo che sta studiando da campione, accuidito, seguito, coccolato. E accompagnato verso un grande futuro. Il ragazzo in questione si chiama Paul Magnier, ha 22 anni, va veloce ma non vuol essere solo un velocista. E studia nell’accademia delle classiche - la Soudal Quick Step - per diventare chissà, il nuovo Tom Boonen. Intanto a Roma ha concluso il suo primo grande Giro - nel 2025, al debutto nella corsa rosa, si era fermato alla sedicesima tappa - con tre vittorie di tappa e la maglia ciclamino, secondo corridore più giovane della storia, dopo Beppe Saronni, a conquistarla. Senza dimenticare che in Bulgaria ha vinto la prima volata e si è fatto il regalo di indossare per un giorno anche la maglia rosa.
«Sono incredibilmente felice di essere arrivato a Roma con la prestigiosa maglia ciclamino sulle spalle. Sono state tre settimane fantastiche, qualcosa che non dimenticherò mai. L’anno scorso ho vinto molte corse, ma ora volevo dimostrare di poter lottare contro alcuni dei migliori velocisti del mondo, e sono felicissimo di esserci riuscito al mio secondo Grande Giro».
Già, perché nel 2025 Magnier ha vinto 19 corse, dopo i cinque successi ottenuti al debutto tra i prof nel 2024, ma solo sei di questi in gare WorldTour: una tappa in Polonia e cinque al Tour of Guangxi. Per crescere, serviva un salto di qualità, nella corsa e negli avversari: puntualmente arrivato al Giro.
«Voglio ringraziare tutta la squadra per la loro forza e per il fantastico lavoro svolto, non solo durante il Giro, ma anche prima. Questo è stato un grande passo avanti nella mia carriera e il risultato ottenuto mi dà la fiducia di poter essere competitivo nelle corse più importanti del mondo».
GLI INIZI. Mamma Sabine e papa Laurent raccontano che il piccolo Paul «era iperattivo, sembrava che non volesse dormire mai» e che lo sport gli è stato di grande aiuto per controllare e incanalare al meglio le energie: pallamano, tennis, sci, mountain bike, infine il ciclismo su strada. L’occhio lungo di Patrick Lefevere e dei suoi collaboratori lo ha portato presto nell’orbita della Soudal-Quick Step: un primo anno da Under nella Trinity Racing e poi il debutto in prima squadra con un contratto via via prolungato fino al 2029 per un corridore destinato a diventare una colonna del team belga.
MAESTRI. Attorno a Paul ci sono maestri di grandissima qualità e ne abbiamo avuto nuova dimostrazione in questo Giro d’Italia numero 109. Il primo è Davide Bramati, tecnico sopraffino e motivatore d’eccezione, l’uomo capace di dare compattezza in corsa ad una formazione che arrivava dalla primavera più deludente della sua storia. È stato il tecnico milanese a plasmare il treno di Magnier, a fargli capire di poter andare oltre le “semplici volate”, a spiegargli che - per esempio - la strada del successo e quella del futuro passavano anche dal Muro di Cà del Poggio che qualcuno giudicava indigesto per il francese.
L’altro maestro di fondamentale importanza è Jasper Stuyven, un acquisto rivelatosi fondamentale perché pochi in gruppo sanno leggere la corsa - e soprattutto i finali - come lui. È stato un investimento importante, l’ingaggio del belga tra l’altro strappato proprio alla Lidl Trek di quel Milan che è stato il principale avversario di Magnier nelle volate rosa, perché Stuyven ha regalato al giovane compagno di suadra una nuova consapevolezza. È così che sono arrivate le vittorie di Burgas, Sofia e Pieve di Soligo, frutto di posizionamento, scaltrezza e potenza.
E poco importa che a Roma Magnier abbia sbagliato i tempi finendo lontano dalla lotta per il successo. Primo francese di sempre a fare due su tre a inizio Giro, come abbiamo detto Paul impara velocemente: «Il modo migliore per vincere uno sprint è riuscire a partire bene. Bisogna sempre fare un piccolo sforzo per essere davvero in testa a 200 metri dal traguardo, ma con una squadra forte come quella che ho qui, devo solo stare sulla scia dei miei compagni. Serve, infine, avere le gambe nel momento decisivo e riuscire a trovare uno spazio».
In squadra lo conoscono tutti per la sua lena inesauribile: «Un lavoratore infaticabile. Non si ferma mai. Neppure le cadute lo spaventano. Si alza e riparte», dicono. Ha già conosciuto momenti difficili - al Giro di Gran Bretagna del settembre 2024 è stato protagonista di una bruttissima caduta: commozione cerebrale, 36 punti di sutura tra caviglia, ginocchio e anca - e qualcuno in patria lo ha preso in giro perché una volta, è accaduto al Gp Fourmies, non ha riconosciuto Bernard Hinault.
Ma poco importa: per Paul Magnier la storia più importante è ancora tutta da scrivere. Il prossimo passo, lasciando Roma con la maglia ciclamino in valigia, si chiama “caccia alle classiche”.
da tuttoBICI di giugno
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