GALL, LA PAZIENZA DEL COLLEZIONISTA

PROFESSIONISTI | 27/06/2026 | 08:15
di Francesca Monzone

A Roma, dove il Giro d’Italia ha chiuso il suo romanzo in rosa, il nome che più resta sospeso tra applausi e rimpianti è quello di Felix Gall. L’austriaco della De­cathlon-CMA CGM, 28 anni, oggi è un corridore maturo e completo. Ha attraversato tre settimane come un filo teso tra ambizione e realtà, costruendo una collezione incredibile di secondi posti, sempre alle spalle di Jonas Vingegaard, che raccontano molto più di una statistica: Blockhaus, Corno alle Scale, Pila, Carì, Piancavallo. Cinque volte a un passo dalla vittoria, cinque volte con lo sguardo puntato sulla linea e il cronometro che diceva no. E alla fine, secondo anche in classifica generale.


Il primo verdetto, sul Blockhaus, è sta­to sim­­bo­li­co e crudele: al pri­­mo vero test della cor­sa rosa, Gall ha in­cro­ciato la gamba con Vin­gegaard e si è arreso solo sull’ultimo tratto, quando il da­nese ha trasformato la pendenza in una firma d’autore. Da lì in poi quel finale si è ripetuto come un copione già scritto con variazioni minime: su Corno alle Scale la regolarità dell’austriaco ha staccato tutti, ma non il vincitore; a Pila è mancato un cambio di ritmo nel momento decisivo; a Carì la lucidità tattica c’era, non è arrivata la scintilla; a Piancavallo, infine, con la forza di volontà ha lottato e difeso la seconda posizione. Sem­pre davanti, mai davanti a tutti. 


«Sono orgoglioso di come ho corso. Essere secondo tante volte fa male, ma significa che ogni giorno ero dove do­vevo essere. La vittoria non mi è scappata: si è solo nascosta un po’ meglio del solito».

La classifica generale, alla fine, è un fotogramma nitido: Gall chiude secondo a 5’22” da Vingegaard, con Jai Hindley (Red Bull Bora) terzo a 1’03” dall’austriaco. Un podio di spessore che consacra Felix come uomo da grandi giri, capace di tenuta, gestione, ritmo alto per settimane, ma che al tempo stesso apre il dossier più scomodo: come trasformare la continuità in vittorie. 

«Vingegaard è stato il riferimento assoluto in sa­lita. In alcuni finali mi è mancato mezzo cambio di ritmo: è su quello che voglio lavorare, perché il passo c’è e la condizione per tre settimane regge».

L’austriaco non è un outsider di passaggio. Entrato nel 2022 nell’allora AG2R Citroën, Gall ha vissuto un’evoluzione tecnica evidente: in crescita a cronometro, più economico nell’azione in salita, più ordinato nella tattica. Og­gi veste i colori della Decathlon CMA CGM ma il suo contratto è in scadenza a fine stagione: inevitabile che il mercato lo metta al centro del mirino, tra tutte sembra essere la Lidl Trek il suo prossimo approdo. 
Perché un corridore così, che regge l’urto dei migliori per tre settimane e che ha già mostrato spunti da cacciatore di tappe, è la pedina che può cambiare la geografia interna di una squadra World Tour.

«Il futuro? In questo momento rispetto il mio attuale team: abbiamo fatto un grande Giro insieme. È vero che il contratto scade e che il mercato si muove, ma la scelta la farò pensando a dove posso crescere come uomo da classifica».

Le sue tappe “mancate” non raccontano debolezza, ma una sottile asimmetria: Gall è stato quasi sempre il più costante nel tenere il passo, raramente il più esplosivo nel cambiarlo. Quando la salita chiedeva un colpo secco, una frustata da 90 secondi, Vingegaard aveva una marcia in più, imprendibile. Quando serviva cucire e riportarsi sotto con regolarità, Gall era di ferro. È lì che si costruisce l’inverno di un capitano: lavorare sull’intervallo tra i 2 e i 6 minuti, sull’abilità di rilanciare dopo la soglia, e - tatticamente - scegliere il momento in cui spendere, non solo quanto spendere. Questo è stato il pensiero costante del corridore di Nußdorf-Debant, che ha lavorato con la consapevolezza che Vingegaard oggi è troppo forte ma che, lavorando senza tregua, qualcosa ancora può cambiare. In corsa, Felix ha mostrato leadership e una notevole intelligenza nel gestire ogni attimo della corsa: rifornimenti puliti, niente crisi o attacchi di isterismo, protezione dal vento, gestione oculata. Dettagli che a fine Giro pesano quanto un attacco.

«Questo podio mi dà fame, non ansia. Preferisco arrivare secondo cinque vol­te che sparire una volta soltanto. La prossima, però, voglio alzare le braccia. Roma è bellissima quando arrivi con il podio in tasca. Ma so che può essere ancora più bella quando arrivi con la maglia del vincitore». 

È la prima volta, nei sette grandi giri disputati, che l’austriaco finisce nei pri­mi tre. Il senso di questo Giro per Fe­lix Gall sta in una lezione semplice e feroce: la grandezza, a volte, passa per la pazienza. L’austriaco ha dimostrato di avere il motore per stare con i mi­gliori e la testa per non perdersi. Forse gli è mancato qualcosa e in un nuovo ambiente l’eterno se­condo po­trebbe diventare l’uomo capace di obbligare gli altri a raccontare i propri secondi posti dietro di lui. Roma, in­tanto, lo saluta da vicerè. Il prossimo ar­rivo (dice niente Granada?) però, potrebbe raccontare un finale diverso.

da tuttoBICI di giugno


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