Nel giovedì langarolo, il “Veni, Vidi Vici” di Filippo Ganna è stentoreo, quanto laconico, non demoralizzante per gli avversari anche quando i distacchi tra il verbanese e gli altri sono a metà tra il marcato e l’abissale.
Il diretto interessato, ancora per un anno con indosso la maglia tricolore, racconta: «Le cose sono andate secondo copione, se qualcuno immaginava che parte del percorso non fosse adatto ai miei mezzi fortunatamente ha avuto torto. Mi spiace per Affini gli auguro di riprendersi. Per me vincere in piemonte e da queste parti che frequento spesso (a casa Sobrero, ndr) è motivo di orgoglio, così come pensare che altri ragazzi del territorio possano immedesimarsi in ciò che faccio» spiega Ganna quando gli si ricordano le prime vittorie al Bracciale del Cronomen, da allievo.
Mentre di fianco a lui Mattia Cattaneo tiene in braccio la figlioletta, gongola Luca Giaimi, anche perchè nei suoi confronti le parole dell’ennesimo campione italiano sono improntate al complimento non banale: «Lo conosco perchè è un ottimo pistard, oggi ha dimostrato di valere ed ha avuto un sapore speciale cimentarmi con avversari di dieci anni di meno».
Appunto Giaimi, baldanzoso marcantonio che regala i fiori alla fidanzata, anche se quando Ganna usa la parola invecchiato può solo assomigliare al vino, se non si usa la metafora vinicola da queste parti: «Accetto volentieri il paragone con un barolo e comunque sì, nell’off-season, devo dire che da queste parti è particolarmente bello trovarsi di fronte ad un bel bicchiere e a qualche portata enogastronomica langarola».
In piazza Cabutto a Barolo, si smontano le strutture del traguardo e l’attenzione di posa a Cuneo: «Non ci sarò sabato, nessun ripensamento, anche se oggi ho fatto un buon test in chiave Tour de France. I dati? Per ora vi dico di belle sensazioni, per il resto vedremo tra qualche ora con Dario Cioni».