DOPO 25 ANNI RINASCE IL GIRO DELLA CAMPANIA: SI CORRE DOMENICA 20 SETTEMBRE

PROFESSIONISTI | 18/06/2026 | 08:25
di Gian Paolo Porreca

E sarà un’ altra volta il ‘Campania’, non fittizio non amatoriale non secondario, il Giro della Campania - di ciclismo, manco a dirlo - che invaderà senza colpo ferire le strade della nostra regione domenica 20 settembre. Corrente anno, il ‘Campania’ festeggerà inatteso di autunno, lui cresciuto di primavera, la sua 64 edizione. Ennesima, ci verrebbe da scrivere perenna, di una epica cortese che è nata nel 1911 e sciorina sino al 2001 ultimi la sciarada di 56 edizioni in linea e 7 invece disputate a tappe…


E la 64 edizione sigla anche un rientro iconico, perché il nostro è vostro ‘Campania’ ci manca giusto da un quarto di secolo. Ultimo vincitore, nel 2001, il russo Dimitri Konychev, uno zar fulgido di sprint dinanzi alla Reggia di Caserta, sul podio un Conte e un Ongarato. Ed è l’estremo di una genealogia che incendia di metafore i decenni a cavallo di due Grandi Guerre e  i campioni dello sport più pio ed amato dagli italiani, anche non religiosi.


Nasce certo con gli ignoti Gremo e Garda del 1911, il ‘Campania’, di solo due anni meno nobile del Giro d’Italia, ma diventa presto la palestra degli attori maggiori del ciclismo dei bisnonni e dei nonni… Sfilano al ‘Campania’ Di Paco e Frascarelli, ma innanzitutto Learco Guerra, il prediletto - raccontavano - napoletani Caivano incluso, con il suo storico tris che resta primato irraggiungibile: 1932, ‘34, ‘35….

E in una litania di imprese che illumina epinici, e mai epitaffi, anche se di tanti non c’è traccia qui, tra tante interruzioni nella storia per le traversie dei tempi, si schiude il miraggio vivido di Fausto Coppi, che ogni volta è tutta un’altra storia (un Bennato), con i successi in sintonia del 1954, in maglia iridata, e del 1955, quando sbriciolò il resto del mondo sull’Agerola. E l’autostrada Napoli - Pompei sembrava farsi largo alle sue vorticose pedalate. Coppi era, al ‘Campania’, un elzeviro, come piaceva a Luigi Compagnone.

E in un recital di velocisti vincono le figurine di Liviero e Ciampi, Benedetti e Dancelli, di un Guido De Rosso che nel solo giorno della sua carriera a Napoli seppe superare Jacques Anquetil.

‘Campania’ tricolore, se non iridata, registro’ sul podio l’omaggio di Dino Zandegu’, che vinse nel ‘67 intonando ‘Core ‘ngrato’, ma erano altri i cuori.

‘Campania’ tricolore, avremmo aspettato il primo straniero nel 1976, impietoso Rik Van Linden, in una volata principesca: Basso e De Vlaeminck, Bitossi e Gavazzi, do you know?

In una scrittura nomade del ciclismo, dismesso dal capoluogo di regione, guardato per anni con sospetto dalle Grandi Città, fino alla attuale napolitudine, il ‘Campania’ fra arrivi a Caserta e a Sorrento avrebbe applaudito i duellanti Saronni e Moser, questo due volte primo, Roger De Vlaeminck, in un podio eccezionalmente straniero - 1984, davanti a Pedersen e Brugmann -, Adriano Baffi e Franco Ballerini, a noi tanto caro, primi anni ‘90. E Dario Nicoletti, Davide Cassani, 1992, fino a Stefano Della Santa, lo scalatore che nel ‘93 anticipò Leonardo Sierra.

Sembrava finito, e ce lo ricordiamo bene, quell’anno, il ‘Campania’. Nonostante l’ardimento di Sergio Zavoli, il ciclismo quell’anno si congedò da noi: o viceversa. Fino al generoso ritorno nel biennio 2000-‘01. Sotto la pioggia, ad Agropoli, Dario Frigo, nel 2000, diomio che pioggia… Nel sole di un pomeriggio, a Caserta, Dimitri Konychev, la volta successiva. Non tramonta il cielo sul ‘Campania’, per chi - in fondo pure come noi - ha saputo aspettare in greto al mare di Napoli.

Da ‘Il Mattino’


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COMMENTI
Campania
18 giugno 2026 15:48 cimo
Molto contento per il ritorno del giro di Campania....

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