Cosa fa appassionare gli amanti del ciclismo? Le grandi imprese, forse. Le vittorie importanti, anche. I grandi campioni, certo. Ognuno di noi, amanti di questo bellissimo sport, ha la sua risposta. Oggi, ci sia consentito, proviamo a dare la nostra. A noi, che abbiamo la fortuna di raccontare il ciclismo per professione, appassionano le storie, le imprese, gli aneddoti raccontati dai diretti protagonisti.
Ecco perché non finiremo mai di ringraziare Pietro Algeri per aver voluto condividere con noi - e con tutti gli appassionati che hanno letto e leggeranno il suo libro - i suoi racconti e le emozioni provate in cinquant’anni di ciclismo.
“La mia lunga corsa”, questo il titolo dell’opera che l’ex professionista, pistard e tecnico bergamasco ha dato alle stampe (prima pubblicazione aprile 2025) è il racconto che Algeri, classe 1950, fa del suo amore per la bicicletta. La bicicletta, come scrive Pietro nelle prime pagine del libro, è «una passione che non mi ha ancora abbandonato» e che lo ha portato a vincere campionati italiani, campionati mondiali su pista ed anche a partecipare ai Giochi Olimpici per poi diventare professionista fino a guidare dall’ammiraglia tanti campioni degli anni ‘80,’90 e 2000.
Nel libro Algeri alterna racconti di vicende sportive ad aneddoti e racconti più personali. Si parte dagli Esordienti, la categoria nella quale Pietro ha iniziato a gareggiare, e si prosegue anno dopo anno, capitolo dopo capitolo, squadra dopo squadra.
Sì, perché l’autore ha scelto di dividere i capitoli per anni abbinandoli alle squadre in cui ha gareggiato e che ha allenato: troviamo quindi La Cima nel 1969 ma anche la Domus nel biennio 1971 – 1972 (in maglia azzurra campione del mondo nell’inseguimento a squadre sulla pista del Velodromo di Varese e l’esperienza a cinque cerchi di Monaco di Baviera, ndr).
Pagina dopo pagina, pedalata dopo pedalata Pietro Algeri racconta dei suoi primi anni da professionista al fianco di Gimondi nella Bianchi – Campagnolo e le stagioni successive con le maglie di GBC Itla, Intercontinentale, Sapa e Amici della Pista.
La pista, o per meglio dire i velodromi, e le sei giorni: anche in questo caso non si lesinano racconti e aneddoti tutti da leggere.
Conclusa la carriera agonistica, Algeri è salito in ammiraglia. Scrive Pietro nel libro: «Nel luglio 1982…ricevetti una telefonata da Ernesto Colnago che mi chiese di raggiungerlo nel suo ufficio. Parlammo della disgrazia capitata a Chiappano il giorno prima…Colnago inaspettatamente mi chiese se volessi prendere il suo posto alla Del Tongo Colnago…».
I capitoli successivi sono ricchi di ricordi, racconti di gare e trionfi con i campioni che Pietro ha guidato: Saronni, Tonkov e Simoni, vincitori di tre Giri d’Italia; ma anche Ballerini, Bugno, Bramati, Tafi, Museeuw, Camenzind, Serpellini, Missaglia e tanti altri.
Nell’ultima parte della pubblicazione Pietro Algeri racconta gli ultimi anni in gruppo, quelli in cui ha guidato la squadra dell’assistenza neutrale Shimano. Esperienza conclusa in occasione del Lombardia 2022.
“La mia lunga corsa” è un libro che non può mancare sugli scaffali di un appassionato di ciclismo: si può leggere ma anche solo sfogliare per ammirare le tante foto; ci sono le formazioni delle varie squadre e qualche statistica interessante. Ma soprattutto in ogni pagina si ritrovano la semplicità e la signorilità che da sempre sono alcuni dei tratti distintivi dell’autore.
PIETRO ALGERI – «LA MIA LUNGA CORSA»: 50 anni di ciclismo» 419 pagine (con prefazione di Pier Bergonzi) Foto: la copertina (da amazon)
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