Se non è una fusione societaria, è quanto meno un'unione di fatto. Dico di Bahrain e Visma, le squadre dei primi due, Eulalio e Vinge. Scene da Peynet, mai visti due piccioncini così d'amore e d'accordo. A Novi, finale romantico quanto mai: Segaert parte a 3200 metri dal traguardo, sfruttando abilmente una curva, tentativo parecchio temerario a quelle velocità, se non fosse che. Che dietro ci sia schierata la Visma di Vinge, improvvisamente tutta impegnata in tutt'altre occupazioni: uno fischia alle cameriere del bar all'angolo, un altro tira fuori le carte per un giro di briscola, Vinge prenota il ristorante per la sera, altri intonando Osteria numero dueeeeee...
Segaert vola come finisseur d'altri tempi, dietro la Visma si chiama fuori, ancora una volta l'unione di fatto funziona nel più romantico affiatamento. Quando altri provano a rincorrere, ormai è già ora di calare la saracinesca. La Bahrain gode di un altro regalo di nozze, la Visma accumula crediti. Ha lasciato la maglia rosa a Eulalio fino a Pila (sabato), ha lasciato volentieri una bella tappa a Segaert, presto o tardi verrà anche il tempo di ricevere. Già qui al Giro, sicuramente più avanti al Tour. Niente di scabroso, niente di peccaminoso, tutto alla luce del sole, a fronte alta: i matrimoni di interesse, com'è noto nella storia dell'umanità, sono i più solidi e i più duraturi.
Ma in attesa della tappa verità di Pila – Vinge finalmente rosa o Vinge smascherato nella sua pochezza – propongo di prenderci tutti un Martini. Non è sponsor del Giro, ma è la bella novità di questo Giro. Umberto il rompiscatole di strada, che tutti i giorni getta la sua rete a strascico nell'Italia più pop, riversando nelle case consolanti frattaglie di Giro umano, tra costume e colore, tra il culturale e il picaresco. Ai piani alti della rete di Stato devono essersi distratti, per lasciarsi sfuggire una presenza così eccentrica e stravagante. Improvvisamente, si respirano boccate di televisione antica, intesa come saporita e intelligente, in mezzo al manierismo piatto e monocorde della spedizione tecnica. Umberto si muove a braccio (così comunque sembra), è il compagno del liceo cialtrone e canaglia, che entra dopo ed esce prima, che ha sempre il mal di denti quando c'è l'interrogazione programmata, che addomestica e smonta l'arpia di latino con una battuta da basso cabaret. E' una presenza ironica e irriverente, che siringa nelle paludate tramissioni Rai consolanti aromi di zavolismo prima maniera. Un po' guastatore e un po' pirata, porta nel grigiore di questo Giro vagamente depresso dosaggi sostenibili di ironia. Dalla tavolozza degli umori, pennella sorrisi. Stralunato e goliardico, fa compagnia e goliardia con la gente della strada (e dei bar). Sentori di Chiambretti e Beppe Viola, forte retrogusto di Nanni Loy. Gradazione non troppo alta, corposo il giusto, va giù che è un piacere. Senza cerchi alla testa.
Dalle sue biografie ufficiali: “Dopo aver frequentato il liceo classico Rossi di Massa, si è laureato in Archeologia all’Università di Pisa. Ha iniziato la professione di giornalista al Sole 24 ore, poi RaiNews24, TGR Lombardia e infine RaiSport”.
Mentre la serissima tv istituzionale ha la pensata geniale di collegarsi con la nutrizionista “per spiegare come affrontare il primo caldo”, io suggerisco di affrontarlo con un Giro di Martini. Secco. Senza ghiaccio. E chi fa l'astemio paga per tutti.
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