Aveva 59 anni e tante volte abbiamo raccontato le sue imprese su queste pagine perché Alex Zanardi era un campione straordinario, di quelli che non hanno mai smesso di affrontare di petto le sfide della vita.
Pilota di Formula 1 con 44 gran premi alle spalle, nel 2001 Zanardi riparte dalla categoria CART ed il 15 settembre è protagonista sul circuito di Lausitzring di un incidente terribile: la sua auto perde aderenza, ruota su sé stessa e viene colpita dalla vettura guidata da Alex Tagliani. Quattro giorni in coma, l’estrema unzione, la doppia amputazione delle gambe, quindici operazioni, due anni di lavoro per tornare in pista, ancora su quella pista e affrontare gli ultimi 13 giri di una corsa interrotta.
I motori, certo, ma la nuova sfida ha sempre due ruote ma a propulsione umana: Zanardi sceglie l’handbike per la sua nuova carriera: debutta nel 2007 alla maratona di New York con un quarto posto e quella maratona la vincerà poi nel 2011 alla vigilia dei Giochi Paralimpici di Londra 2012 nei quali conquista gli ori nella crono e nella prova su strada e l’argento nella staffetta mista. Risultati che ripeterà quattro anni dopo, a 50 anni compiuti, ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro.
Non solo agonismo, ma anche impegno sociale a tutto tondo per Zanardi, che il 19 giugno 2020, durante una staffetta benefica, perde il controllo della sua handbike e si scontra con un camion che proviene dalla direzione opposta sulle strade senesi. Sette mesi di un nuovo calvario, il risveglio a gennaio 2021 e finalmente il ritorno a casa con la moglie Daniela ed il figlio Niccolò.
Anche se non è più apparso in pubblico, l’esempio di Alex Zanardi ha continuato a motivare sportivi e gente comune, campioni dello sport e della vita. E, ne siamo certi, continuerà a farlo anche adesso che è volato via.
foto da Instagram - Zanardi official