“Non sono soddisfatto di come sono andato finora, le gambe sono troppo buone per ottenere risultati del genere, devo solo tirare fuori l'animale che è in me e darmi da fare”. Così, al via della quinta tappa del Giro di Turchia da Patara, Casper Van Uden si era confidato ai nostri microfoni esternando senza mezzi termini la volontà di raccogliere quanto prima il frutto del lavoro svolto nelle scorse settimane.
Cinque ore più tardi il velocista olandese del Team Picnic PostNL ha tramutato le parole in fatti conquistando in volata la prima vittoria stagionale per lui e la sua squadra, un risultato questo che tanto lui quanto tutto il suo team si auguravano di poter ottenere sulla strada che, tra qualche giorno, li porterà al Giro d’Italia.
“Al contrario dell'anno scorso, dove ero arrivato qui dopo essermi ammalato e avevo sfruttato quindi la corsa per cercare di ritrovare la forma, questa volta sono arrivato ben preparato. Dopo aver iniziato presto la stagione, mi sono riposato a lungo e ho avuto cinque settimane per allenarmi al meglio tant’è che, anche qua, nelle prime tappe, le sensazioni erano ottime. Non sono arrivati i risultati perché abbiamo commesso alcuni errori, ma abbiamo imparato da essi, i ragazzi hanno continuato a credere in me e oggi li ho potuti ricompensare con una bella vittoria” ha dichiarato il ventiquattrenne di Schiedam in conferenza stampa prima di analizzare nel dettaglio quanto accaduto nella frazione odierna.
“Penso che sia stata una tappa piuttosto dura. Abbiamo dovuto affrontare due salite lunghe ma, come si è visto, io e i miei compagni alla fine eravamo tutti nel primo gruppo. Questo perché hanno continuato a lottare, riportandomi in testa e lanciandomi poi in maniera ottimale. Timo (De Jong, ndr), Sean (Flynn) e Tim (Naberman) hanno tutti una potenza incredibile e hanno fatto davvero un ottimo lavoro, devo ringraziarli tantissimo” ha proseguito Van Uden.
“L’obiettivo era quello di rimanere insieme all'ultima curva, disporci per bene, aprire a gas e lanciarci. Penso che abbiamo fatto un ottimo lavoro. Per noi poi è stato un bene che, con il vento contrario che c’era sul rettilineo finale, Ballerini abbia lanciato presto il suo sprint: in questa maniera ho potuto approfittare della sua scia, superarlo uscendo al momento giusto e poi riuscire a tenere in testa fino alla linea”.
Con questa importante conferma sul proprio stato di forma e una fiducia decisamente corroborata, Van Uden ora, dopo aver portato a termine l’impegno turco, potrà lanciarsi verso il grande appuntamento della Corsa Rosa senza porsi limiti o temere avversari di sorta.
“Il mio sogno è vincere di nuovo al Giro. So di poterlo fare perché l'ho già fatto, quindi devo solo riuscirci di nuovo tirando fuori il fuoco che ho dentro. Se riesco a fare il mio sprint, come ho dimostrato ormai diverse volte, credo di essere abbastanza veloce per vincere anche ai massimi livelli. Penso che abbiamo una buona squadra e siamo sulla strada giusta. L’obiettivo, penso, non devono essere tanto le vittorie, ma riuscire a disputare la volata perché poi, a quel punto, sappiamo che sono in grado di dire la mia. Se continueremo a porci questo come intento, i risultati arriveranno” ha affermato sicuro il corridore nederlandese al quale poi è stato inevitabile chiedere come abbia vissuto e stia vivendo dall’interno la difficile situazione del team, prima di oggi trentesimo nel ranking annuale UCI e senza affermazioni stagionali.
“Ciò che spetta a noi non è preoccuparci dei punti ma cercare di ottenere risultati facendo tutto il possibile per conseguirli. Non è bello trovarsi in questa posizione, ma penso che, come corridori, la cosa giusta da fare sia restare uniti e mantenere un atteggiamento positivo. Penso che sia davvero importante perché in questa squadra c’è molto talento e molti ragazzi giovani e, magari ci vorrà un po’ più di tempo, ma i risultati arriveranno. Penso che per noi sarebbe più bello se tutti ci concedessero un po' di tempo e si limitassero a godersi lo sport tenendo per sé molte delle loro opinioni. In ogni caso, noi non dobbiamo prendere queste cose troppo sul serio, ma lottare per noi stessi, per trovare la nostra miglior condizione e con quella provare a ottenere i migliori risultati possibili”.
Le difficoltà e le varie criticità relative alla squadra che tanto in giro sono state evidenziate dunque, come lui stesso ci aveva detto al mattino, sono emerse a suo avviso più su base di invenzioni esterne che di affanni reali.
“Penso che i problemi vengano dalle persone esterne alla squadra: sono loro che s’inventano nella loro testa dei problemi che noi non abbiamo. Tra di noi, infatti, il clima che si respira è ottimo e siamo entusiasti di correre e andare alle gare insieme” ci aveva spiegato a Patara Van Uden.
“Credo che finora non abbiamo avuto fortuna, molti ragazzi sono stati vittima di infortuni e di cadute e questo non aiuti mai. Aggiungiamo poi che non è stato l’ideale vedere uno dei principali leader per la classifica generale delle grandi corse a tappe lasciare la squadra all'ultimo minuto. È tosta quando fai un piano, prepari le gare e poi perdi un corridore importante…in ogni caso, internamente l’atmosfera è buona e siamo tutti desiderosi di fare bene” aveva continuato l’olandese raccontando cosa è accaduto al team in questi ultimi mesi dove egli non ha mai perso di vista la fiducia nel suo lavoro e in quello della sua formazione.
“Il mio lavoro è dare il massimo, questo è ciò che devo fare e che mi deve preoccupare. Non mi alleno per i punti o per le vittorie degli altri. Io so che devo fare la mia parte e, come squadra, abbiamo solo bisogno di tempo e lo abbiamo dimostrato anche in passato: anche l’anno scorso, come quest’anno, l’avvicinamento al Giro non era stato ideale, poi però ho vinto a Lecce e tutta la squadra ha saputo fare un passo avanti. Quindi come diciamo in olandese, “er is geen man overboord”, non c’è da fare drammi”.
Non è da escludere quindi che, sbloccato il conto delle vittorie al Turchia, tutta la Picnic cambi marcia iniziando ad infilare vittorie e prestazioni di rilievo in successione sfruttando la qualità diffusa tra i corridori del proprio organico. Fra questi, da inizio 2026, vi è anche Mattia Gaffuri, sul quale proprio a Van Uden abbiamo chiesto un’impressione.
“Con Mattia ho condiviso la stanza all'UAE Tour. È un bravo ragazzo. Ha seguito un percorso po' diverso dagli altri professionisti perché è uno che ha allenato anche altri ragazzi in passato e ha un background scientifico. È un ragazzo simpatico e intelligente, penso che stia facendo degli importanti passi in avanti e mi piace averlo intorno, vado d’accordo con lui. Guardando cosa ha fatto finora, vedi per esempio l’ultimo Tour of the Alps, penso che meriti di stare a questo livello. Lasciamogli usare le sue gambe e diamogli tempo, non affrettiamo le cose. Merlier era molto più grande quando ha iniziato a vincere gare a ripetizione. Oggi però, se non vinci a 22 o 23 anni, la gente inizia a dire che non hai questo o quest’altro…io penso che si debba solo dare tempo alle persone perché ognuno ha i propri ritmi e […] non c'è affatto bisogno di mettere ulteriore pressione” è stata la saggia chiosa di un ragazzo che, oltre a saper come vincere, sa anche come esprimersi con grande efficacia.