L'ORA DEL PASTO. ZANDEGÙ E LA PARIGI-RUBAN, L'INFERNO DEL NORD EST. GALLERY

STORIA | 11/04/2026 | 08:14
di Marco Pastonesi

Domenica 7 aprile 1968, 262 chilometri, 136 partenti, pronti via. La Parigi-Roubaix. Di bello, il tempo. Di brutto, tutto il resto. Di orrendo - da qui in poi prendete le cifre con beneficio d’inventario - intorno al centoventesimo chilometro, Dino Zandegù padovano di Rubano, anni quasi 28, maglia Salvarani, dorsale 110, al suo secondo (e ultimo) “inferno del nord” (il primo concluso in un ospedale), passata indenne la foresta di Arenberg (in una delle foto, è il penultimo della fila sulla banchina destra, alla sua ruota Poggiali), sente la ruota ballare. Sgonfia, forata. Finché, a terra la ruota, a terra anche il morale. Dino scende dalla bici, mette i piedi allo stesso livello di ruota e morale, cioè a terra, stacca la ruota, è quella posteriore, tiene la bici con la mano sinistra, si siede sul cerchione e aspetta una ruota come si deve.


La vigilia si è accesa con polemiche anche feroci. Gli organizzatori hanno scoperto che molti tratti in pavé sono stati asfaltati da solerti ma miopi amministrazioni locali, forse offesi che le loro strade siano state mostrate in tv con sassi e buche. Non essendoci tempo per imbestialirsi ma solo per rimediare, gli organizzatori si sono prodigati nel cercare altri viottoli, sentieri e tratturi, che non stravolgessero il senso della storia e lo spirito della corsa. La ricerca si è rivelata felice per gli organizzatori, un po’ meno per certi corridori come lo stesso Zandegù che speravano di farla franca: 56,6 chilometri di strade agricole costruite con cubi di granito, saldati con sterco di bestiame e polvere di miniere.


Zandegù consuma il suo dramma stradale con filosofia ciclistica. “Si fermano diversi cambi-ruota – ricorda, con una verità che stavolta non sembra arrivare al 90 percento – e cercano di aiutarmi, ma ogni volta la speranza svanisce davanti all’imprecisione, all’inadeguatezza, all’imperfezione. Insomma, è come se la mia ruota, o il mio mozzo, o il mio cambio, probabilmente il mio destino, non coincidano con quelli previsti dagli standard degli organizzatori. Tanto da non trovare la ruota giusta”. Il tempo, intanto, trascorre implacabile e, aggiunge Zandegù, “davanti Merckx e Gimondi, Stablinski e Poulidor, Janssen e Reybrouck non aspettano nessuno, chi ha gambe e ruote gonfie attacca, chi ha gomme e morale a terra si attacca al tram o sale sul camion-scopa”. Ma lui no, lui stoicamente resiste: “La prima ammiraglia, quella con Luciano Pezzi, segue Felice, l’altra ammiraglia, la seconda, segue il gruppo. Decido di aspettarla. Quando arriva, finalmente, per smorzare la tensione chiedo ‘dove eravate?, al bar?’, mentre il meccanico procede a sostituire la gomma. Pronti e via. Riemergo, ricupero, rimonto, rifiato quando riesco a riaccodarmi ai ritardatari. Ma è dura, perché fra una gomma e l’altra avrò perso anche un quarto d’ora”.

Quando la corsa entra nel vivo, Zandegù è mezzo morto: “E a una quarantina di chilometri dall’arrivo, constatata l’assoluta impossibilità di raggiungere i migliori, per realismo e praticità, anche per senso della misura e della decenza, abbandono”. Finisce che, “approfittando anche della mia assenza, Merckx conquista per la prima volta la Roubaix” (qui di Zandegù non sfugge un briciolo di autoironia), l’unico a resistere alla ruota del Cannibale è Van Springel, poi altri tre belgi, Godefroot, Sels e Van Schil, quindi Poulidor che “pur eterno secondo stavolta arriva sesto”. Il primo italiano è Gimondi, ventesimo, a 8’03”, seguono Durante, ventisettesimo, a 16’54”, poi altri tre Salvarani, Poggiali e De Pra trentaquattresimo e trentacinquesimo a 21’33”, e Guerra quarantaduesimo nonché terzultimo a 40’57”.

A Zandegù è rimasta quella delusione spirituale, quell’amarezza analcolica, quel rimpianto agonistico, che però potrebbero magicamente trasformarsi in un dolcissimo sogno: “Alla vecchia Parigi-Roubaix affiancare la nuova Parigi-Ruban”. In omaggio alla sua Betlemme padovana: Rubano, in francese Ruban. “E se c’è bisogno di cercare un po’ di viottoli e sterrati, gli organizzatori possono contare su di me”. Tant’è che “francese, italiano e padovano, la lingua è quella che è, ma si dice sempre pavè”.


Copyright © TBW
COMMENTI
1966 Gimondi Paris-Roubaix
11 aprile 2026 09:49 Maurop1
Pourquoi ne pas évoquer la victoire fantastique de Felice à Roubaix, il y a juste 60 ans?

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Tra velocità e pavé, la vittoria alla Roubaix potrebbe passare dal tandem Philipsen-Van der Poel. Una coppia pericolosissima che potrebbe decidere le sorti della corsa. Nel panorama del ciclismo attuale, Jasper Philipsen rappresenta una delle evoluzioni più interessanti: nato come...


Il nome di Gianni Vermeersch non è tra i più mediatici del ciclismo mondiale, ma tra addetti ai lavori e appassionati delle classiche del Nord gode di una reputazione solidissima. Corridore belga, classe 1992, Vermeersch è uno di quei ciclisti...


C'è una "strana" coppia al comando della classifica dell’Oscar tuttoBICI  Gran Premio Livigno riservato alla categoria Under 23: se il nome di Lorenzo Mark Finn (Red Bull Bora Hansgrohe Rookies) era atteso, certamente una piacevole sorpresa è quello di Tommaso Bambagioni della...


Unica prova monumentale in terra di Francia, la Parigi-Roubaix è unica anche fra le classiche, al punto da esserne considerata la Regina. Unico è anche il suo timbro di corsa dura e dal sapore di ciclismo antico, dove forza e...


Lorenzo Ursella conserva la leadership nella classifica dell'Oscar tuttoBICI Gran Premio Jayco AlUla riservato alla categoria Élite. Ma alle spalle del portacolori della Padovani Polo Cherry Bank si avvicinano a grandi passi il romagnolo Simone Buda (Solme Olmo Arvedi) e il toscano...


Agostino Omini non ha mai corso ma per le corse - e per il ciclismo tutto - non ha mai smesso di correre. E come poteva intitolarsi un libro dedicato al grande dirigente se non"Una vita in corsa - Da...


Ancora qualche ora di attesa e poi sarà ufficialmente il momento del 19° Trofeo Città di San Vendemiano, che Domenica 12 Aprile, con la regia organizzativa del Velo Club San Vendemiano del Presidente Fabrizio Furlan, riporterà il meglio del ciclismo internazionale...


di Marco Pastonesi
Domenica 7 aprile 1968, 262 chilometri, 136 partenti, pronti via. La Parigi-Roubaix. Di bello, il tempo. Di brutto, tutto il resto. Di orrendo - da qui in poi prendete le cifre con beneficio d’inventario - intorno al centoventesimo chilometro, Dino...


Weekend intenso e ricco di appuntamenti per il team Autozai Contri, pronto a scendere in strada con due formazioni impegnate in altrettanti appuntamenti di rilievo. Oggi riflettori puntati sul 62° Giro della Castellania, gara che vedrà al via Ludovico Affini,...


Archiviato il primo storico e prestigioso successo del Team ECOTEK Zero24 della scorsa settimana con il 1°anno Tommaso Cingolani capace di imporsi al Trofeo Michele Scarponi, la squadra presieduta da Luigi Braghini e coordinata da Beppe Martinelli con la...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024