Le pietre della Parigi-Roubaix sono sei milioni, vengono custodite con cura e sono beni culturali vincolati, ma anche il pavé più famoso al mondo ha i suoi tormenti. Non si tratta di manutenzione o altro, ma di ladri che di nascosto vengono a prendere questi sassi simbolo dell’Inferno del Nord. Domenica si corre la 123a edizione e una minaccia inaspettata rischia di compromettere lo spettacolo e la sicurezza della corsa: i furti di pavé lungo il percorso. Un fenomeno sempre più diffuso che sta facendo infuriare gli organizzatori e che potrebbe avere conseguenze anche gravi.
L’allarme è stato lanciato dal direttore di gara Thierry Gouvenou durante il sopralluogo nella Foresta di Arenberg, il settore più terribile e temuto della Roubaix. Qui, così come nel tratto del Carrefour de l’Arbre, alcune persone senza scrupoli e senza rispetto stanno rimuovendo i ciottoli per portarli via come souvenir e, in alcuni casi, anche per rivenderli ad appassionati della corsa. Il risultato? Buchi profondi e pericolosi proprio nel mezzo della strada.Gouvenou non nasconde la sua rabbia: «Questi gesti, apparentemente innocui, possono diventare estremamente pericolosi. I corridori affrontano questi tratti a velocità che possono superare i 50 km/h: colpire una cavità improvvisa potrebbe provocare cadute violente e compromettere l’esito della gara».
La Parigi-Roubaix è da sempre una delle prove più dure del ciclismo. I suoi settori in pavé, spesso sconnessi e irregolari, mettono a dura prova resistenza, tecnica e nervi dei corridori. L’aggiunta di ostacoli artificiali e non segnalati, come i buchi lasciati dai furti, rischia però di trasformare la difficoltà sportiva in un pericolo reale. Non solo per i protagonisti della corsa maschile, ma anche per quella femminile, entrambe previste nello stesso giorno. Ovviamente gli organizzatori non sono rimasti a guardare. Per contrastare il problema, hanno mobilitato squadre di operai incaricate di controllare e ripristinare continuamente i 30 settori di pavé per un totale di 54,8 chilometri. È stata inoltre predisposta una scorta di pietre di riserva per riempire rapidamente le parti in cui sono stati sottratti ciottoli. Il lavoro è continuo: controlli ripetuti durante la settimana e un’ultima verifica completa alla vigilia della gara. Ma il rischio resta elevato finché il fenomeno non verrà arginato. Così anche di sera tardi ci sono controlli e tra gli appassionati, quelli che rispettano la corsa, sono state organizzate delle vere e proprie ronde notturne, per cercare di cogliere sul fatto i ladri di pavé.
Curiosamente, non sono solo gli uomini a influenzare le condizioni del percorso. Nella Foresta di Arenberg, che fa parte del bosco di Wallers, ad esempio, vengono utilizzate delle capre per brucare l’erba tra i ciottoli, riducendo un ulteriore fattore di rischio per i corridori. Anche i cinghiali contribuiscono, involontariamente, a complicare la situazione, spostando terra e detriti sui tratti in pavé. Tuttavia, secondo Gouvenou, nulla è più problematico dei furti notturni.
L’edizione 2026 è forse una delle più attese e promette un duello entusiasmante tra Tadej Pogacar e Mathieu Van der Poel. Proprio per questo, il direttore di gara Gouvenou lancia un appello accorato: «Lasciate i sassi pavé al loro posto. Sarebbe infatti paradossale vedere una corsa decisa non dalla forza degli atleti, ma da un incidente causato da un gesto irresponsabile».
La Parigi-Roubaix è un patrimonio del ciclismo. Ogni pietra racconta una storia fatta di fatica, cadute e imprese leggendarie. Portarne via un pezzo significa non solo danneggiare il percorso, ma mettere a rischio la sicurezza dei corridori e l’integrità della competizione. In un contesto già durissimo, l’Inferno del Nord non ha certo bisogno di ulteriori pericoli. E l’auspicio è che vinca il rispetto per una delle corse più iconiche di sempre.
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