E sono ben 99 (novantanove anche in lettere…) gli anni che compie oggi un “giovanotto”, nato a Imola il giorno 8 aprile 1927, un personaggio molto conosciuto e stimato, sia nella vita, sia nel ciclismo, come Giovanni “Nino” per tutti, Ceroni. E, coincidenza???, nell’anno 1927, precisamente il 21 luglio, si svolse la prima edizione dei campionati del mondo professionisti strada sul famoso circuito tedesco del Nurburgring, con quattro azzurri – Alfredo Binda, Costante Girardengo, Domenico Piemontesi e Gaetano Belloni – che vincono tutte le medaglie di vari colori, compresa quella di legno pure.
L’iride mondiale del 1968 di Imola, con la straordinaria impresa vincente con fuga a lunga gittata, ancora con il traguardo in un autodromo, dell’elegante campione parmense Vittorio Adorni, oltretutto un amico di famiglia, per Nino Ceroni, è sicuramente il fiore all’occhiello organizzativo distintivo, in tema due ruote. Ne è stato il curatore, sempre misurato e riservato, in cabina di regia organizzativa, in tutte le sfaccettature, proposte con garbo, perseveranza, pazienza, con criteri e soluzioni assai innovativi per l’epoca, mosso dalla sua grande passione per il ciclismo e la bicicletta in tutte le sue accezioni. Era sostenuto da vari amici, amici di una vita della zona imolese, coinvolti come lui nella promozione della bella città dove la bicicletta negli spostamenti urbani quotidiani, da tempo, è un po’ la regina.
È della fine dello scorso anno la pubblicazione del libro “Questo Mondiale s’ha da fare” firmato da Nino Ceroni con l’amichevole collaborazione di Massimo Marani, che ne ripercorre, passo, passo o, meglio, pedalata dopo pedalata, la storia in dettaglio, con numerosa e affettuosa partecipazione di rappresentanti di enti pubblici e tanti amici. E qui è proposta l’immagine della copertina.
La figura di Nino Ceroni, che in corsa calzava sempre il suo caratteristico berretto scozzese a quadri con fiocco, è di primo rilievo nella organizzazione direzione di molteplici gare, del professionismo soprattutto, quale quella di casa, la sua amata Coppa Placci, arrivata con lui al comando anche al rango di prova valida per la Coppa del Mondo UCI, e di molteplici altre corse del professionismo, in ogni parte d’Italia, che apprezzavano i suoi consigli pre-gara e la sua sempre equilibrata gestione in gara, con tutte le componenti.
E molti, moltissimi, gli dovevano e gli devono la formazione e l’apprendimento dei due ruoli che lui condivideva, senza riserve personali, con i più giovani colleghi, grazie alla sua preparazione in argomento regolamentare e alle sue esperienze di strada, nel senso migliore, sempre ricercando il dialogo, mai l’imposizione imperiosa.
E con la sua famiglia, la figlia Rosella, il genero Davide e la nipote Francesca, Imola - ma non solo la città della ceramica - con varie associazioni, e molti amici di differenti parti, si felicitano per il traguardo dei 99 raggiunto, anche se ricoverato precauzionalmente per un incidente domestico.
E il traguardo (intermedio ovviamente), in tripla cifra, è opportunità riservata a pochi se non pochissimi, dei 100, è lì, vicino, vicino.
Tanti e cari auguri anche da parte di tuttoBICI e tuttobiciweb.it
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