Una “Storia del Figio” che non avrei mai voluto scrivere. Ricordo personale di un’amicizia, vera e reciprocamente condivisa, nata verso la fine di marzo 1974 in un bar di Sorrento, il bar Fauno nella famosa piazza Tasso, a due passi dall’abitazione di Sant’Agnello di Carmine “Elo” Castellano.
Il futuro patron del Giro d’Italia e delle corse rosa era lì, quale consulente di ciclismo del presidente dell’azienda di turismo della splendida località affacciata sull’omonimo golfo. Chi scrive queste righe si trovava pure lui al Fauno, per lavoro fuori orario come si usava per necessità di risparmio del tempo che stringeva sempre, con l’amico Mimmo Filippi, dell’azienda di trasporti OTAT, che da molti anni, con esperienza varia e articolata, si occupava del trasporto e del montaggio delle, allora assai scarne in verità, strutture d’arrivo e partenza del Giro d’Italia soprattutto. Con il presidente sorrentino, De Leva ricordo, trovammo Castellano e ne apprezzammo subito la passione e la conoscenza ciclistica, ereditata dal padre, che faceva parte del comitato organizzatore della tappa di Sorrento del Giro 1960, a cronometro, vinta dalla meteora Romeo Venturelli davanti al grande francese Jacques Anquetil.
Il papà di Castellano era un conosciuto agronomo mentre il figlio, Carmine, “Elo” per abbreviazione di Carmelo, si era laureato in giurisprudenza e tutti i giorni faceva la spola sulla ferrovia circumvesuviana con gli uffici giudiziari di Napoli, soprattutto. Il virus (benefico) della bicicletta l’aveva già da tempo toccato e aveva organizzato, anche come dirigente tecnico del Comitato Regionale della Campania della FCI, diverse corse con il Velo Club Sant’Agnello e cercando risorse a personaggi della costiera sorrentina come il Comandante Achille Lauro - armatore e politico e molto altro - che riceveva gli ospiti a bordo piscina coperto solo da un accappatoio, sovente slacciato, esprimendosi in modo pittoresco. Un concittadino di Elo, di Sant’Agnello, suo coetaneo e amico, era Gianluigi Aponte, patron e fondatore, ai primi anni 1970, dell’azienda poi diventata il colosso marittimo MSC, con valenza mondiale.
Nel 1973 organizza a Sorrento il campionato italiano dilettanti vinto dall’estroso e poi polivalente veneto Bruno Vicino, tre volte iridato stayer con la moto guidata da Domenico De Lillo. E subito con Castellano scatta la scintilla e ben presto diviene, senza etichette, una risorsa competente per La Gazzetta dello Sport-Organizzazioni diretta da Vincenzo Torriani affiancato da Giovanni Michelotti. Per i primi anni affianca i sopralluoghi al sud, poi nel 1976, è in macchina con Filippi, il sottoscritto ed Ezio Longoni, collaboratore “multi task”, (stile Angelo Morlin, un po’ suo allievo che ha superato per longevità) per le tappe alpine del Giro e rendersi conto delle specificità. Così anche quando guida, per un paio d’edizioni per formarsi esperienza, la vettura davanti alla corsa con a bordo Cesare Sangalli, il veterano cartografo C. San., sigla dell’autore degli elementi cartografici tecnici, con il suo inseparabile armamentario di carte geografiche militari, regolo, penna con pennino e inchiostro di china, bussola e riferimenti stradali. Altra esperienza su una seconda vettura di coordinamento di radio informazioni e, come tutti allora, dopolavoro in segreteria con comunicati, ciclostile e i primi fax.
Nel 1981 variazioni sensibili nella composizione della struttura organizzativa portano a una certa divaricazione di strade professionali ma non dell’amicizia personale con Castellano che inizia un continuo andirivieni fra Napoli-Milano e ritorno. Cura l’aspetto della segreteria organizzativa, ancora con sede nella Via Vitruvio, bei pressi della Stazione Centrale e a vista – letteralmente - con l’abitazione di patron Torriani.
Circa tre anni dopo, dopo l’assunzione nei quadri rosa, decide di trasferirsi con la moglie, la signora Marisa e il figlio Luigi, (la figlia Milena con prole, rimane invece in Costiera) a nord e approda a Busto Arsizio, assistito con cura in questo dall’ex corridore bustocco Alberto Della Torre che, all’epoca, pilotava l’ammiraglia di Torriani e, in seguito, responsabile degli arrivi
E per lo sviluppo della storia personale e professionale, sempre in crescendo, a livello internazionale, rimandiamo al racconto firmato da Pier Augusto Stagi, il direttore di questo sito e suo giovane, si può dire, amico che sovente, dopo che era tornato a Sant’Agnello all’inizio circa del 2010, andava a trovarlo.
Una storia lunga e articolata la sua. Nel 1987 la sua e la mia strada – stradina, in verità - si sono nuovamente unificate in RCS Sport vivendo ancora comuni esperienze condivise fino a questa mattina con tanti altri soggetti e protagonisti delle due ruote e del palcoscenico della strada, “all’università del marciapiede…”, attestato ciclistico e d’amicizia duratura condiviso.
Non sentiremo più il suo “slang” un pochino partenopeo che diceva “mo’ lo (o la) telefono”, “neh, abbi pazienza”, “neh, come te chiammi” oppure inoltrarsi con fervore nella descrizione della preparazione di cibi della costiera con il pomodoro protagonista. Quando ti chiamavo ancora oggi mi veniva naturale telefonarti al numero fisso di casa che, dal 1974, ricordo sempre a memoria. E con me ti salutano molti, moltissimi, amici comuni che mi hanno chiesto, in gran numero, informazioni sulla tua “fuga”. Una fuga solitaria che per tua espressa volontà rifugge da ogni celebrazione.