Si arricchisce di particolari non esattamente irrilevanti l’impresa compiuta da Tadej Pogacar alla Milano-Sanremo di sabato scorso quando, rendendosi autore di un finale di corsa straordinario, lo sloveno è andato a conquistare la sua undicesima classica Monumento della carriera.
La vittoria, ad un certo punto, sembrava potesse sfumare sulla caduta che, a pochi chilometri dall’imbocco della Cipressa, aveva mandato per le terre il due volte iridato il quale però, una volta constatato di non aver riportato gravi conseguenze, non si è fatto scoraggiare e, imbracciata nuovamente la propria bici, è andato a griffare un numero di inavvicinabile classe che gli è valso l’ingresso nell’albo d’oro dei vincitori del Mondiale di Primavera.
Ad ingigantire ulteriormente la portata dell’exploit compiuto dal nativo di Klanec, in queste ore è emerso come Pogacar abbia confezionato la sua prodezza vincente su una bici che, dopo il capitombolo che l’ha visto coinvolto, era ben lontana dall’essere in perfette condizioni.
“Dopo l'arrivo ci siamo resi conto che Tadej aveva affrontato il finale con il telaio incrinato” ha rivelato a Delo.si il meccanico del fuoriclasse dell’UAE Team Emirates-XRG Boštjan Kavčnik prima di spiegare nel dettaglio che effetti abbia prodotto la caduta del campione del Mondo sul suo mezzo.
“Tadej è caduto sul lato sinistro, dove non c’è il cambio, ma questo ha attivato la ‘modalità incidente’. L’ha resettata lui stesso e, non notando nient’altro di strano, abbiamo deciso quindi di non cambiare la bici: il triangolo posteriore però era danneggiato, ma fortunatamente ha tenuto, e inoltre uno dei dischi sfregava contro la superficie frenante” ha raccontato Kavčnik aggiungendo dettagli che rendono ancora più irreale quanto fatto da Pogacar nei chilometri conclusivi della Sanremo
“Se avesse saputo in che condizioni era la bici, non avrebbe mai affrontato la discesa in modo così aggressivo per cercare di spingere Tom Pidcock al limite” ha ammesso il meccanico non nascondendo anche lui il proprio stupore per l’interpretazione data da Pogacar al finale di corsa nonostante i problemi che aveva la sua specialissima.
Questi, infatti, non gli hanno impedito di mettere a segno il nuovo record di scalata della Cipressa e l’ottavo tempo assoluto nel segmento combinato della salita e discesa del Poggio, tratti dove il classe ’98, in assoluta trance agonistica, non si è mai tirato indietro imprimendo un ritmo che solo Pidcock e, parzialmente, van der Poel hanno saputo pareggiare.
Entrambi però, alla fine, non hanno potuto far nulla contro la potenza dello sloveno e la sua voglia di alzare le braccia al cielo al termine di una gara che, considerato tutto ciò che è accaduto, Kavčnik (come tutti noi) ha legittimamente etichettato come “speciale”.