ONOREFICENZA MAURIZIANA PER LE COURT. «PUNTO ALLE ARDENNE. TALENTI AFRICANI? CI SONO, AIUTATELI AD EMERGERE»

DONNE | 13/03/2026 | 08:13
di Luca Galimberti

Kim Le Court lo ripete da tempo: «Sono orgogliosa di rappresentare l’Ile Maurice, la mia nazione, ed essere riuscita a far conoscere quell’isola “puntino” sulla carta a tante persone». Proprio per ciò che la nativa di Curepipe è riuscita a fare con le sue imprese sportive, il governo mauriziano le ha conferito ieri, nel Giorno dell’Indipendenza e festa nazionale mauriziana, il titolo di “Membro dell’Ordine della Stella e della Chiave dell’Oceano Indiano”, una delle maggiori onorificenze della nazione.


Le Court, che festeggerà il trentesimo compleanno due giorni dopo la Milano – Sanremo Women, si è fatta conoscere al grande pubblico vincendo la tappa del Giro d’Italia Women 2024 con arrivo a L’Aquila. Ma il meglio di sé, finora, Kim lo ha mostrato lo scorso anno vincendo la Liegi – Bastone -Liegi, i titoli nazionali su strada e a cronometro, la prima frazione del Tour of Britain Women, il Giro dell’Emilia e la tappa del Tour de France Femmes con arrivo a Guéret dopo cui ha vestito la maglia gialla per quattro giorni, perdendola in cima al Col de la Madeleine, dopo aver lavorato tantissimo per la compagna Sarah Gigante.


In un’intervista concessa recentemente al podcast Africa Rising Cycling, l’atleta della AG Insurance - Soudal Team ha ricordato quella tappa e ha dichiarato: «Sembrerà strano ma il giorno del Col de la Madeleine è stato speciale, qualcosa che ricorderò per sempre e che porterò sempre nel cuore. Lavorare e “sacrificarmi” per Sarah ha significato molto, è stata l’unica volta che ho potuto restituire alle mie compagne e alla squadra quello che loro hanno fatto per me in ogni altra gara. Ho scelto io di farlo, mi ha dato delle sensazioni speciali, e lo rifarei senza problemi».

Della sua esperienza nella corsa a tappe francese Kim ha anche detto: «Il Tour de France Femmes è stato molto emozionante per me anche se forse non l’ho mostrato in pubblico».  

E ancora: «Mi è servito un po’ per comprendere che quello che ho fatto con l’aiuto delle mie compagne di squadra è stato importante, non solo per me ma anche per l’Ile Maurice e per tutta l’Africa. Rientrata a casa ho voluto rivedere tutte le tappe perché non riuscivo a ricordare i momenti in bici e ciò che è accaduto davanti alle telecamere in quella settimana di gara. Avevo però ben presente ogni singolo momento “backstage” passato con le mie compagne, le piccole cose».

Nel corso dell’intervista la campionessa nazionale mauriziana non ha nascosto che i risultati ottenuti nello scorso anno con la sua squadra di club e l’ottavo posto nella rassegna iridata di Kigali le hanno dato morale e convinzione nei suoi mezzi. «Sapere di essere tra le migliori dieci cicliste al mondo è davvero bello. Ora la difficoltà è rimanere al top. So che devo migliorare ancora, soprattutto sull’aspetto mentale che è importante quanto la forma fisica. Ci sto lavorando» ha detto la passista – scalatrice di AG Insurance – Soudal che abbiamo visto in gara a Le Strade Bianche ed ancor prima all’UAE Tour che ha concluso al quarto posto in classifica alle spalle di Longo Borghini, Trinca Colonel e De Vries.  

Commentando la sua prestazione alla corsa emiratina Kim ha dichiarato: «Ero al debutto, sono soddisfatta, anche considerando il fatto che in gennaio sono stata malata per alcuni giorni. La trasferta negli Emirati ci ha però fatto capire che la forma è buona, non certo al top. L’obiettivo è essere performante soprattutto nelle corse delle Ardenne. Sono impaziente di vedere come andrà il mio 2026».

Sollecitata dai conduttori del podcast, Kim ha raccontato un aneddoto che ha per protagonista una giovane e talentuosa ciclista africana: «Seguo sempre con piacere e attenzione le atlete e gli atleti africani. Ai mondiali in Ruanda mi ha colpito molto Kahsay Kiros che si è classificata settima tra le Juniores (è anche campionessa continentale africana di categoria,ndr). Il giorno della gara iridata ero assieme al mio “team”, un direttore, un massaggiatore e un meccanico di AG Insurance – Soudal, stavamo seguendo la corsa e non potevamo credere a come stava gareggiando Kiros. Ha la mentalità giusta, quella che tutte le atlete e gli atleti africani dovrebbero avere per poter emergere. Ora so che Kahsay è alla CANYON//SRAM zondacrypto Generation».

Ma ci sono altri atleti su cui scommette e sono suoi connazionali: «Lucie de Marigny-Lagesse ha talento e insegue il suo sogno. Fa parte del World Cycling Center Team e sta impegnandosi molto per emergere. Sono proprio felice di darle consigli quando me li chiede; poi c’è anche Alexandre Mayer che è alla seconda stagione nella  Burgos Burpellet BH». 

E dopo aver fatto qualche esempio di atleti talentuosi, Kim Le Court lancia un messaggio al mondo del ciclismo e alle squadre europee «In Africa ci sono tanti atleti che hanno del potenziale, credo che sia necessario guardare fuori dal gruppo per scoprire atleti e atlete di talento che hanno bisogno di persone disposte a credere in loro che li aiutino ad emergere».

In apertura Kim Le Court fotografata con i connazionali Lucie Lagesse e Alex Mayer (foto dai Social di Le Court)


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COMMENTI
Forte
13 marzo 2026 14:53 frankie56
questa ragazza è veramente forte. L'hanno scorsa l'ho vista in due tappe del Tour femminile, compresa quella del col de la Madelein. Ha grinta da vendere. Spero in bel futuro.

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