Cosa s'era detto? Mai e poi mai affrontare una grande corsa senza aver gareggiato prima. Bisogna fare fondo, mettere chilometri veri nelle gambe, soprattutto ricalarsi nei ritmi e nel clima da gara. Amico, puoi allenarti quanto e come vuoi, ma la corsa è tutta un'altra cosa...
Ecco, impacchettiamo anche questo dogma dei sacri testi e avviamolo alla discarica dell'indifferenziato, assieme a tutti gli altri che Teddy ha demolito in questi anni, ineffabile e imperturbabile. Ma sì, come quello dell'impossibile ormai vincere Giro e Tour nello stesso anno, col ciclismo d'oggi non è più pensabile. Come quello che ormai è iper-specializzazione, o sei forte nelle corse in linea o sei forte nei grandi giri, non c'è più posto per il corridore universale, ormai c'è una tale concorrenza che bisogna scegliere subito cosa essere. Come quello che ormai non è più pensabile di correre l'intera stagione, da febbraio a ottobre, finiti quei tempi, oggi non è più possibile. Come quello che non è più tempo per le grandi fughe da lontano, altri tempi la Cuneo-Pinerolo, ormai si decide tutto negli ultimi metri, sul filo di pochi secondi...
Questo eravamo diventati, così eravamo diventati. I sacerdoti del templi e dei tempi, gli scribi e i farisei, a raccontarcela in quel loro modo solenne, senza possibilità di discussione, tanto meno di dubbi.
Prendere atto: ricomincia il 2026 e Teddy è di nuovo qui a dimostrare che a stabilire le regole del gioco è solo il più forte, quando ce n'è uno davvero forte. Così forte da ridicolizzare tutti i dogmi e introdurne uno solo, il suo: chi ha gambe e cervello, chi è fenomeno, fa quello che vuole. E tanti saluti ai sacri testi, ai supertecnici, all'ottusità della tradizione.
Dalle Strade Bianche 2026 un whatsapp sintetico e veloce: no cari, non è vero che non si può vincere una grande gara senza aver corso prima. Stop. Alla prossima.
E a chi non la prende per buona, una sola scelta possibile: mettersi comodi e aspettare la fine del noioso fenomeno, quando magari tornerà la mediocrità.