Al termine della prima tappa del Giro di Sardegna 1965, a intervistare Meo Venturelli per “La Gazzetta dello Sport” c’era Rino Negri. Un’intervista straordinaria a rileggerla oggi, ormai assuefatti e rassegnati alle domande senza punto interrogativo e alle risposte con il pilota automatico, celebrando banalità e sudditanza. Un’intervista vera, autentica, primitiva. Negri investì Venturelli di questioni e richieste, a cominciare dal commendatore Uccellini (che Negri – lapsus - chiama Renato anziché Enrico), “lo sportivo che lo ha ‘rifatto’, che gli aveva posto delle condizioni: assumo tutte le responsabilità fino al Giro di Sardegna, poi si decide”.
Ma questa sua rinascita non può far modificare il programma al suo protettore?
«No. D’altra parte è giusto che sia così. I patti sono patti. Mi sento tranquillo, ad ogni modo due nuove marche, una di elettrodomestici e una di televisori, mi hanno fatto pervenire proposte che mi sembrano buone. Adesso che le cose si stanno mettendo veramente bene, ritengo che non dovrei stentare a trovare una sistemazione decorosa».
A cosa ritiene di dovere il “miracolo” del suo ritorno sulla cresta dell’onda?
«Beh, debbo fare una confessione che forse farà dispiacere a molti, né Coppi né Bartali mi avevano insegnato le cose che mi ha insegnato dal 25 novembre il signor Uccellini».
Si tratta di cose che si possono dire?
«Ma certo! In fondo si tratta di cose molto semplici: sono andato per settimane in palestra, dove ho fatto moltissima cultura fisica; ho trovato finalmente la dieta ideale (dopo averlo visto bere ogni sorta di liquidi, Uccellini gli ha passato un bicchiere di acqua minerale al termine di ogni pasto!, ndr). E subito ho migliorato di ben un litro la mia capacità polmonare: da sei litri e mezzo a sette litri e mezzo. Gli specialisti di medicina sportiva garantiscono che sia una delle più alte che sia mai stata registrata. Io non lo so. Certo, mi sento molto meglio di prima. Infine, anche il polso ha fatto progressi eccezionali: da 42 battiti è sceso a 35!»
Si vuole che un cardiologo le abbia chiesto se avesse… venduto il cuore.
«Cosa avrei dovuto rispondere, se non che consideravo tutto un mistero? Davvero, non riesco a spiegare a me stesso la trasformazione».
Negri chiuse l’intervista così:
Avrà la forza di continuare?
«Ho provato ad andare in automobile e a piedi, ho avuto giornate radiose, dopo aver battuto Rivière ed Anquetil a cronometro, e ho avuto amarezze a non finire e se non fosse per il mio protettore romano oggi sarei a Lama Mocogno a curare le pecore di mio zio».
Uccellini e Venturelli, la strana coppia. Raschi aveva capito tutto. “In quanto a Venturelli, pensiamo di avere detto già tutto. Il resto è stupore, e silenziosa attesa. Di lui non ci sentiamo, onestamente, di promettervi nulla, non potendo essere più una cifra cognita, quella che dovrebbe precisare la misura del suo equilibrio atletico ed umano”. E ancora: “Tra Van Looy e Venturelli non c’è stata volata. Sarebbe stata una finta inutile”. O forse, probabilmente, Meo aveva già monetizzato.
(fine della terza puntata – continua)
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