Testa rossa, collare bianco, piume nere, ali nere e bianche. Quindici chili di peso, quattro metri di apertura alare. Il nome scientifico è “vultur gryphus”, quello popolare il condor delle Ande. E’ un rapace, un avvoltoio, le sue prede preferite sono i nidi degli uccelli marini.
Da ieri Omar Di Felice percorre la Ruta del condor, il Sudamerica da nord a sud, da Machu Picchu a Punta Arenas, 7100 km e 51mila metri di dislivello, attraverso il Salar de Uyuni e le lagune della Bolivia, il deserto di Atacama in Cile e l’intera Patagonia, argentina e cilena. Da solo. In bici. “Finalmente torno a fare ciò che amo maggiormente: attraversare montagne, deserti e interi Paesi con la mia bicicletta, in solitaria, tentando di mettermi alla prova e scoprire il mondo dalla posizione privilegiata del sellino della mia bici. Il 2025 è stato un anno fondamentale: da un lato grandi soddisfazioni e traguardi raggiunti, ma dall’altro il dolore e la paura derivanti dall’incidente, le energie spese per rientrare ma anche il timore di non riuscire a tornare al 100 percento. Aprire le mappe, lavorare alla pianificazione di ogni dettaglio e, infine, scegliere di partire, mi lasciano un senso di felicità e quel pizzico di paura che da sempre caratterizzano le mie spedizioni”.
Duecento km al giorno fra mille difficoltà e imprevisti. “La quota – spiega Di Felice – a lungo fra 4mila e 5mila metri, i venti anche costanti e a raffiche… Ho scelto di arrivare a Punta Arenas per il forte valore simbolico che questo piccolo villaggio, all’estremità meridionale del Cile, riveste per me. Qui mi sono imbarcato per l’Antartide, vivendone il sogno e i momenti di attesa prima del lungo viaggio nell’ignoto e qui ho ritrovato la civiltà dopo aver vissuto 50 giorni in solitaria nel luogo più remoto ed estremo del Pianeta. Sono sicuro che arrivarci in sella alla mia bicicletta, mosso solo dalle mie forze, mi regalerà nuove emozioni nonché un nuovo senso di connessione con il continente antartico”.
Di Felice, 45 anni, romano, ex professionista nel ciclismo su strada, poi specialista nelle ultramaratone, anche scrittore e conferenziere, ci ha abituato a imprese che rasentano la follia. Nel 2025 si è cimentato nella traversata himalayana tra le regioni montuose del Bhutan, India, Nepal e Tibet e ha ottenuto il successo nella Monaco di Baviera Classic, ma ha anche subito un grave incidente – la frattura di alcune vertebre cervicali – prima di riprendersi e rientrare vincendo la Ultrabiking Sardinia. Attrezzatissimo ed equipaggiatissimo con il meglio della tecnologia, gli rimane (e non è certo poco) la gestione umana di una grande avventura. Volendo, da casa, lo si può seguire così: https://ultracyclingman.us8.list-manage.com/track/click?u=8fccca464c36b41ed0c837093&id=70ab4f16df&e=439587b171
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