“Da questo cielo azzurro che le mattine d’estate chiama lo sguardo lontano, fin dove arriva il mondo, Angela è scesa in bicicletta”.
Comincia così “Angela prende il volo”, un romanzo scritto da Enrico Palandri, pubblicato da Feltrinelli nel 2000 e magicamente riemerso in un book crossing, dove non si incrociamo solo i libri, ma anche i destini. “Cioè, ha preso prima l’aereo, poi è salita in macchina con il padre e si sono infilati nel traffico, tra circonvallazioni e svincoli autostradali che a viverci sono un incubo ma ad Angela sembrano subito belle e moderne, le vene di una enorme bestia; arrivata a Cambridge le hanno prestato una bicicletta e adesso continua a volare con ogni pedalata, come non fosse mai scesa dall’aereo, ancora in cielo, a correre con le nuvole e il vento. Volare bene, verso quello che c’è, via da tutto quello che pensa, teme, crede”.
Qui si racconta di Angela, di suo padre Guido, del suo amico Olmo. Qui si racconta soprattutto di una ricerca, quella sul tempo. Guido è un fisico, Olmo ha lasciato la fisica per dedicarsi alla segheria di famiglia, Angela pedala alla scoperta del mondo e finirà attratta proprio dalla fisica. Ciò che li lega, per vocazione, ispirazione, amicizia, eredità, è il concetto di tempo. “Siamo noi l’orologio che scandisce il nostro trascorrere, il colore dei capelli, il fiato sempre più corto, la gravità che ci tira in basso e contro cui si battono le nostra ossa e i nostri muscoli fin quando non cedono e cominciamo a cadere”.
Anche la bicicletta scandisce il tempo. “C’è una bambina che impara ad andare in bicicletta, il padre la tiene per il sellino e poi la lascia andare da sola. Angela pedala adagio per non interferire con le difficoltà della principiante, si tiene alla larga dalla traiettoria incerta della biciclettina per qualche metro, poi vede che la piccola inizia a sbandare e chiede aiuto”.
Giulio lavora a una macchina del tempo, non tanto per tornare in qualche epoca, ma per uscirne: lui desidera fuggire. E fuggirà, e scomparirà. Gli altri no. “Ho ripensato (…) alle partite di calcio, alle corse in bicicletta, alle prime escursioni in montagna. (…) Se ci arrampicavamo su una montagna o salivamo in bicicletta sul Rolle scappava sempre avanti, forte e quel tanto più grande di me da fare la differenza, ma mi aspettava, senza mai ridicolizzare la mia fatica, a volte la mia paura”.
“Angela prende il volo” non è un libro facile, ma profondo, non è un romanzo divertente, ma necessario. La qualità della scrittura è alta e salutare. E a 26 anni di distanza dalla sua nascita, non ha fatto certo il suo tempo. “Voglio tornare a casa mia. Ma Angela ha coraggio, è scesa dal cielo in bicicletta”, “la giovane mamma che gioca con i figli, gli corre dietro e sussurra ‘amore mio, cosa combini? Lasciati dare un bacio mia ciclista!’”.
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