Luca Mozzato è al lavoro per costruire la condizione ideale che gli permetta di avere un ruolo da protagonista nella stagione 2026. Il corridore veneto, che compirà 28 anni il prossimo 15 febbraio ed è al suo settimo anno nella massima categoria, ha cambiato maglia e ambiente. Lo abbiamo incontrato per sapere come ha trascorso l'inverno e conoscere le sue prime sensazioni sulla nuova avventura.
Sei uno dei nuovi arrivati nel Team Tudor e ci arrivi dopo tre anni in Arkéa: quali sono le tue prime impressioni?
«Sicuramente sono impressioni molto positive. Sono tutti sul pezzo: persone motivate, grandi lavoratori. Si percepisce chiaramente che tutto viene fatto per mettere i corridori nelle migliori condizioni possibili. La stagione non è ancora iniziata, ma le prime sensazioni sono decisamente buone».
Cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa squadra?
«Avevo diverse offerte, però la scelta è stata abbastanza semplice. Cercavo un team con una struttura solida e nel quale potessi avere opportunità per dimostrare il mio valore. Vedendolo da fuori e parlando con altri ragazzi, avevo l’impressione di un team in continuo sviluppo, che lavora con l’obiettivo di puntare in alto nelle prossime stagioni, e ciò mi ha convinto a scegliere il Team Tudor».
Cosa ti ha colpito del Team Tudor?
«L’approccio è molto analitico, in linea con il trend del ciclismo attuale. Abbiamo un team di preparatori e ingegneri che, oltre a curare nei dettagli allenamento e alimentazione, si impegnano per metterci a disposizione i materiali migliori, partendo dalla bicicletta fino all’abbigliamento».
Parlando di biciclette, quali sono le prime impressioni con la nuova bicicletta, la Teammachine R01?
«Come ti dicevo, il materiale è ottimo. Il cambio di bici richiede sempre un periodo di adattamento, ma le impressioni sono molto buone. La Teammachine R01 è una bici aero molto leggera, un mezzo polivalente che accontenta sia velocisti sia scalatori».
Facciamo un passo indietro alla scorsa stagione. Il tuo inizio è stato condizionato da una caduta, le cui conseguenze hanno compromesso la prima parte dell’anno.
«Avevo fatto una preparazione invernale tra le migliori da quando corro in bici, tutto lineare e senza intoppi, ed ero quindi partito fiducioso e con grandi ambizioni. Purtroppo, in una delle prime corse sono caduto e questo mi ha causato problemi al ginocchio che mi sono portato dietro per un po’. Durante le classiche avevo anche un’infezione e i risultati sono stati deludenti. Sono andato poi al Giro e, dopo una prima settimana di sofferenza, ho iniziato a sentirmi meglio. Nella seconda parte di stagione ho iniziato ad avere sensazioni positive e sono riuscito a cogliere qualche piazzamento. Volevo concludere bene in Cina al Tour of Guangxi, ma anche lì sono caduto nella prima tappa e così ho messo una pietra sopra a una stagione un po’ storta».
Come hai ripreso la preparazione?
«Dopo la caduta in Cina era d’obbligo un po’ di riposo. Abbiamo deciso di staccare bene la spina e ricominciare con calma. Abbiamo fatto un primo ritiro con il team, dove ci siamo conosciuti, poi sono andato in vacanza due settimane in Messico con la mia ragazza e nella seconda settimana di novembre ho ripreso a pedalare. Le prime settimane abbiamo messo le basi con tanto fondo e da dicembre ho iniziato a inserire lavori di qualità, prima sulle strade di casa e poi con il ritiro di dicembre in Spagna: due settimane a Moraira, in Costa Blanca».
Ora ti trovi ancora in Costa Blanca per il ritiro di gennaio con la squadra. Come procederà la preparazione e che corse hai in calendario?
«Ho una bozza di calendario per la prima parte della stagione che comprende tutte le classiche, che sono il momento clou della mia stagione. Per prepararle al meglio farò un ritiro in altura sul Teide. Dovremmo arrivare pronti alle prime corse, che saranno Algarve e Almería, e poi già a fine febbraio si inizierà con le corse in Belgio. Dovrei fare la Tirreno e poi tutte le classiche».
Per le classiche, quale sarà il tuo ruolo?
«Oltre a me, tra gli altri, abbiamo Matteo Trentin, Stefan Küng e Marco Haller: questo ci permette di essere competitivi un po’ su tutte le corse. Poi, a seconda di come ci si arriva e di come si sviluppa la gara, si deciderà chi sarà l’uomo di punta. Io farò affidamento sul mio spunto veloce, cercando di restare davanti e giocarmi tutto in una possibile volata».
Tra le classiche, quale ti si addice di più e come ti giocheresti le tue carte?
«La classica che mi piace di più al momento e che considero più adatta a me è la Gand-Wevelgem. Finora non ho colto grandi piazzamenti, quindicesimo nel 2024, ma per le mie caratteristiche è probabilmente quella in cui posso fare meglio. L’obiettivo sarebbe rimanere davanti con un gruppo ristretto e poi vincere in volata».
Se sei giá nostro utente esegui il login altrimenti registrati.