L'ORA DEL PASTO. ERNESTO BISACCHI, PRECISO COME UN METRONOMO...

STORIA | 25/01/2025 | 08:20
di Marco Pastonesi

Se il ciclismo fosse una questione idraulica, avrebbe imperato per un decennio. La bicicletta è movimento e anche acqua, è tubi e anche pressione, è corrente e anche energia, è sport ma non uno sport liquido. E così la parabola di Ernesto Bisacchi detto Stefano è stata intensa ma breve: come un acquazzone.


Preciso fin dalla nascita (primo gennaio del 1952, a Cesenatico), papà ferroviere, mamma casalinga, un fratello maggiore di nove anni, Stefano aveva sei anni quando ricevette in regalo una biciclettina, “una Battistini, non Graziano il corridore spezzino ma Tarquinio il ciclista di Cesenatico, che una volta regalò una bici al Papa”. Era così felice, Stefano, che “caricai mio fratello sulla canna e lo portai fino a casa, immaginarsi, io sei anni, lui quindici, eppure ci riuscii”. E ne aveva sedici quando ricevette la prima bici da corsa, “da allievo, nel Gruppo sportivo Riviera, dove Pio Paganelli ci trattava come se fossimo tutti figli suoi”. La prima corsa coincise con la prima vittoria: “Si correva a Cesena, in un circuito, Paganelli si era sistemato in una curva, dove rallentavamo, così poteva parlarmi meglio, continuava a ripetermi di stare attento a quello là, quello là era Ivan Benedetti, poi in volata lo superai, e a Paganelli dissi che sarebbe stato meglio per Benedetti stare attento a me”. Non solo strada, ma anche pista: “Paganelli continuava a ripetermi che se vuoi imparare ad andare su strada, devi pedalare su pista. E ancora adesso gli do ragione. Ci allenavamo nel velodromo di Forlì. Su, giù, dentro, fuori, insieme, a contatto. E senza freni. Perché adesso in strada finiscono tutti in terra? Perché nessuno ha mai imparato a correre in pista”.


Stefano, sulla bici, aveva intenzioni serie: “Emigrai in Toscana, due anni alla Casabella di Perignano, uno alla Mobilieri di Ponsacco. Qualche vittoria, molti piazzamenti. E continuai con la pista. Mi videro grande e grosso, uno e ottanta per ottantuno-ottantadue, mi destinarono all’inseguimento, imparai a spingere e limare, nell’individuale e a squadre, e non è mica detto che uno bravo nell’individuale lo sia anche a squadre, nell’individuale è indispensabile la regolarità, a squadre l’armonia. Ed è anche una questione di velocità”.

Poi altri trasferimenti: nel 1974 il ritorno da Paganelli, nel 1975 e 1976 alla Niteba di Pesaro. Guido Costa, il commissario tecnico della pista, selezionò Stefano per l’inseguimento sia individuale sia a squadre: “Ai Mondiali solo in quello a squadre. Ma ci andò male: sesti nel 1974, quarti nel 1975. In quella occasione sbagliò Costa: con me, Beppe Saronni e Rino De Candido in qualificazione c’era Cesare Cipollini, che poi lui sostituì con Orfeo Pizzoferrato. Ma Cipollini aveva nelle gambe i sessanta all’ora, Pizzoferrato, che era fortissimo nell’individuale, i cinquanta. Dopo i Mondiali 1975 di Rocourt, una settimana a casa e poi i Giochi del Mediterraneo ad Algeri. Velodromo, pista in cemento, 400 metri come si usava allora. La sistemazione in una specie di collegio, di università, tutti insieme. I primi giorni si mangiava brodo di caprone… Poi, per fortuna, arrivò cibo dall’Italia: pasta, olio, grana… e con il grana ci rifacemmo gli occhi, e anche la gola. In gara non fu una passeggiata, ma quasi. Oro a squadre davanti alla Spagna e alla Grecia, oro a Pizzoferrato e argento a me nell’individuale”.

Bisacchi era considerato il metronomo del quartetto, il regista, dettava i tempi, scandiva i cambi, dirigeva l’armonia: “Ero stato selezionato per un ritiro preolimpico ai Giochi di Montreal 1976. Ma da tempo dovevo ricevere 800mila lire come rimborsi e premi. E quelle 800mila lire non arrivavano mai. Arrivarono l’ultimo giorno, quando ormai avevo deciso di tornarmene a casa. Quelle 800mila lire mi avrebbero fatto comodo, ma non mi avrebbero cambiato la vita. E così, con un gesto di orgoglio, gli dissi che avrebbero potuto tenersele”.

Anche la strada gli procurò un dispiacere: “Corsa della Pace, la vecchia Praga-Varsavia-Berlino, 14 tappe, i professionisti dell’Est e i dilettanti dell’Ovest, io nella Nazionale italiana. Ma qualcosa non funzionava. Il ct Elio Rimedio, meccanici e massaggiatori se ne stavano in un tavolo, noi sei azzurri in un altro. Neanche ci parlavano. Eravamo trattati come carne al macello. L’ultima tappa, da Magdeburgo a Berlino, 163 chilometri, fuga a quattro, rientrai da solo, mi accodai appena prima di entrare nella pista, il fondo aveva qualcosa di plastica, legava, frenava, riuscii a rimontarne uno, quasi due, fui quarto”.

La vita è un rubinetto: chiuso il ciclismo, ricominciò l’idraulica. “Ancora adesso – ammette - che di anni ne ho settantatré”. Se la classe fosse acqua, Ernesto Bisacchi detto Stefano sarebbe nella storia.


Copyright © TBW
COMMENTI
Ciao Ernesto
25 gennaio 2025 09:55 bendibike
Quali ricordi mi tornano alla mente sentendo parlare "del Bisacchi". Io piccolo, 9-10 anni, sull'ammiraglia insieme al mio babbo ds della Mobilieri Ponsacco, un caro saluto Ernesto

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
La corsa rosa continua e con essa anche il sogno di Afonso Eulalio, protagonista di un Giro che lo sta consacrando tra i nomi più interessanti di questa edizione. Il leader della classifica generale continua a correre con il simbolo...


Tutto è relativo, dipende sempre dai punti di vista: le colline marchigiane sono l'emblema della pace e della dolcezza, ma in bicicletta sanno diventare cattive e odiose. Perchè da colline diventano muri. E affrontati dopo i 250 chilometri con finale...


Jhonatan NARVAEZ. 10 e lode. Ci ha preso gusto: lui e tutto il suo team, la UAE Team Emirates – XRG. Dopo la vittoria di Cosenza, il 29enne corridore ecuadoregno bissa sulle strade del Giro con una condotta di gara da...


Lo spagnolo Jon Barrenetxea, portacolori della Movistar Team, ha vinto oggi il Tour du Finistère-Pays de Quimper che ha celebrato la sua quarantesima edizione. Dopo 156, 2 km attorno alla splendida Quimper, Barrenetxea  ha preceduto Alex Molenaar (Caja Rural-Seguros RGA)...


Dopo una fuga iniziata a venti chilometri dal traguardo, e un accordo perfetto tra i due brillanti protagonisti del tentativo pienamente riuscito, Kevin Rosola Pezzo e Emanuele Ansaloni si sono contesi il successo nel X° Gran Premio Città di Pontedera...


Tappa scoppiettante e senza un attimo di tranquillità la Chieti / Fermo, ottavo capitolo del Giro d’Italia 2026. A conquistare la vittoria al termine dei 156 chilometri caratterizzati dai Muri Fermani è stato Jhonatan Narváez che ha regalato la terza...


«Sono tutti belli i corridori in partenza» (Giada Borgato, commentatrice Rai, conferma che all’aspetto tecnico preferisce l’aspetto). Viste le abbondanti piogge che negli ultimi giorni si sono abbattute sul Giro, lo sponsor Rotoloni Regina ricorda che asciuga tutto, ma non...


Con la prima manche di Rovato, nel Bresciano, si è aperta questa mattina la “2 Giorni di Brescia e Bergamo” per juniores, prova valida per il Giro della Franciacorta – 5° Gran Premio ECOTEK, 4° Trofeo M.C. Assistance e 2°...


Giornata davvero difficile in terra d'Ungheria e tappa regina accorciata due volte a causa della pioggia torrenziale: un primo taglio era già stato deciso questa mattina, con una quarantina di chilometri eliminati, mentre il secondo accorciamento è avvenuto direttamente in...


La polacca Dominika Włodarczyk (UAE Team ADQ) ha conquistato il successo nella seconda tappa della Itzulia Women. Sul traguardo di Amorebieta, al termine dei 138 chilometri in programma la 25enne atleta della formazione emiratina ha battuto la leader della classifica...


TBRADIO

-

00:00
00:00





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155




Editoriale Rapporti & Relazioni Gatti & Misfatti I Dubbi Scripta Manent Fisco così per Sport L'Ora del Pasto Le Storie del Figio ZEROSBATTI Capitani Coraggiosi La Vuelta 2024