DIBATTITO. CICLISMO ITALIANO MALATO: JUNIORES ALLO SBANDO, LE CONTINENTAL PEGGIORI, LA FCI ASSENTE

LETTERA APERTA | 19/06/2022 | 08:20
di Pierumberto Zani

Egregio direttore, mi presento brevemente, per chi non mi conoscesse: mi chiamo Pierumberto Zani detto Pio, ho corso da agonista fino a 25 anni, togliendomi anche qualche bella soddisfazione, la mia “carriera” è stata influenzata da infortuni e problemi fisici che si potevano evitare se avessi corso oggi, ma erano gli anni ’90, c’erano molta ignoranza e poca cultura, il ciclismo era un altro sport e fortunatamente oggi è cambiato. A parte questo, sono stato presidente di una Squadra di Under23 e nel 2009/10 e 2011 sono stato General Manager di Katusha al fianco di Andrei Tchmil (grande persona), sono stato poi in Katusha fino al 2017, ho lavorato con persone incredibili del ciclismo mondiale.


Con Sandro Callari mi interfaccio quotidianamente, schietto e sincero come piace a me, ho imparato cosa è giusto e cosa è sbagliato, abbiamo lanciato ragazzi come Purito e Paolini e “scoperto” altri come Kristoff e Zakarin, adoravo lavorare con i giovani e mi piace ancora moltissimo, tanto che ho una squadra di giovanissimi, e ne supporto un'altra che arriva fino agli Allievi.


Detto questo, veniamo al dunque: al male del ciclismo italiano oggi. Potremmo parlare di progetti, idee e cure, ma se non conosciamo la causa rischieremmo di parlarne invano. I sintomi sono ben noti, i nostri giovani faticano ad emergere e a confermarsi, ma perché? Oggi sarebbe facile programmare la loro maturazione, abbiamo dei mezzi oggettivi e reali, che purtroppo però non vengono sfruttati.

Partiamo con un dato importante, oggi abbiamo il 20% di ragazzi nel WT che sono Under23, e in quasi tutte le Nazioni della Top Ten del Ranking Mondiale; dietro di loro ci sono altrettanti giovani pronti a fare il salto, da noi invece non è così, infatti siamo la Nazione col il maggior numero di Continental ma nonostante questo i nostri Team Continental sono tra i peggiori al Mondo: questo perchè manca sostanza e un attività internazionale di qualità, problema che ha origine ancora più indietro, dalla categoria Juniores.

Prendiamo come riferimento il Ranking Juniores: a punti ci sono 529 ragazzi, il 5% sono italiani, l’8% belgi, il 13% francesi, 7% olandesi, e infatti queste sono anche le nazioni che ci precedono nel Ranking Mondiale tra i Prof.
Ora vediamo nel dettaglio l’attività Internazionale di questi ragazzi: il miglior belga ha all’attivo 19 giorni di gare internazionali, il miglior francese 16 giorni, l’olandese ne ha 14, il tedesco 16, l’inglese 10, lo spagnolo 10, l’australiano 15, lo sloveno 10, il portoghese 12, l’americano 14, il norvegese 14, l’estone 7, il danese 10 e il miglior italiano 4 giorni. Già da questo prospetto emerge qualcosa: la nostra Federazione non sta dedicando la giusta attenzione ai nostri giovani.

Fino ad ora la crescita dei giovani è stata lasciata al caso e in Italia sono “sopravvissuti” i giovani che non hanno esagerato con gli allenamenti e che non hanno subito infortuni: oggi lavorare con i misuratori di potenza, i biomeccanici e i preparatori non vuol dire esasperare il ciclismo, ma preservare i giovani da inutili problemi.

Tanti ragazzi non sono emersi perché non è stata data a loro la possibilità di esprimere i loro potenziali, molti si sono esauriti prima pedalando verso il peggiore dei mali, ovvero l’Over Training, e tanti altri sono stati vittime di problemi fisici che si potevano facilmente evitare.

Allenarsi con un “oggetto” che ti consente di non esagerare, fa sì che la crescita sia progressiva e mai invasiva. La categoria di svolta è quella degli juniores, quando il ragazzo ha già raggiunto una maturità fisica che può consentire carichi di lavoro specifici, ma per fare questo servono mezzi e persone e la Federazione ha l’obbligo e il dovere di assecondare e supportare questi ragazzi ed eventuali strutture.

È indiscutibilmente inutile partecipare con la Nazionale a gare Prof, quando alla base si trascurano i giovani, non serve assolutamente a nulla portare ragazzi non idonei, o che già hanno il calendario fissato col proprio team, a gare come Laigueglia, Coppi & Bartali, Giro di Sicilia e via elencando, quando alla base si stanno trascurando i ragazzi che invece avrebbero realmente bisogno di fare esperienza.

“Ai miei tempi” è un’espressione che fa parte del passato, di un ciclismo “malato” e fatto di improvvisazione: oggi il ciclismo è cambiato, purtroppo molte persone no, in ammiraglia ci sono ancora le stesse “vecchie” facce e “teste” di quando correvo io.

Mi potrei dilungare ancora molto, anzi moltissimo, con numeri, aneddoti, esempi e paradossi, ma credo di aver descritto abbastanza chiaramente e concretamente un problema e indicato una possibile soluzione, poi per dilungarci ci sarà sempre tempo.

La ringrazio per quanto trarrà di buono da questa lettera.

Pio

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COMMENTI
Strano
19 giugno 2022 09:47 Carbonio67
Leggendo le interviste e i proclami pre Giro, la squadra di Basso sembrava una corazzata ! Ah ah

Giusto
19 giugno 2022 10:48 Luigi Rossignoli
Analisi perfetta
Da noi conta i numeri e le vittorie del paese .
Al estero corrono in giro per L’Europa questa è la differenza !
Luigi

Italia
19 giugno 2022 11:28 Beffa195
Sempre guidata con pressapochismo ciclismo non fa eccezione

considerazione
19 giugno 2022 11:29 PIZZACICLISTA
non è andando in giro che si migliora... per migliorare ci vuole gente capace di insegnare cosa che noi non abbiamo e che non ammetteremo mai e per qualche decennio sicuramente dovremo soffrire

Lei dice??
19 giugno 2022 11:45 arex
Però c’è da includer il fatto che i ragazzi ju fino ad oggi avevano la scuola, andare all’estero per un corsa comporta perder almeno una settimana, non so come si organizzano fuori dall’Italia, ed inoltre questione importante, servono soldi!!!! Alla fine si torna sempre lì!!!

Un paese di analfabeti funzionali
19 giugno 2022 12:17 Stefazio
Da sempre sono stato appassionato al ciclismo per così dire “tecnico”. Ho iniziato a documentarmi fin dagli anni 70 con il mitico libro di Giuseppe Ambrosini fino alle recenti tecniche di allenamento legate ai misuratori di potenza, passando per i libri di Burke. Conosco ed ho conosciuto ragazzi Under 23 e Juniores e, parlando con loro, mi stupisce per tutti o quasi, la totale assenza di cultura in materia di allenamento e conoscenze tecniche. Pertanto non posso che associarmi alla disamina di Zani. Non vorrei generalizzare troppo, ma mi sembra che alla base degli scarsi risultati dei giovani italiani ci sia un po’ il male che affligge la gioventù di un po’ tutti i settori della società italiana: dalla scuola al lavoro. Ovvero quella sorta di analfabetismo funzionale, quella superficialità nell’affrontare qualsiasi cosa che, più che colpa loro, è colpa di un sistema formativo e d’istruzione che non funziona assolutamente. E questo anche nel ciclismo e Zani lo sottolinea con la frase “ci sono ancora le stesse “vecchie” facce e “teste” di quando correvo io” … le storie di ciclismo fatto di cuore, fantasia e coraggio sono meravigliose, ma appartengono ad un ciclismo che per certi versi non c’è più. Oggi c’è la programmazione e la cura scientifica di allenamento, alimentazione e del mezzo tecnico. Certo, può togliere poesia al gesto (in quanti hanno criticato Froome per la sua testa china sul powermeter) ma è ragione imprescindibile per il successo di oggi. Il dottor Domenico Pozzovivo, che alla soglia dei 40 le suona a quasi tutti i nostri giovani, è uno che si è costruito una carriera con il sapere e la conoscenza. E’ uno che prenderei di corsa a gestire una quadra di giovani o in federazione il giorno che smetterà. Ma qui in Italia le porte a chi è preparato perché ha studiato e si è informato non si aprono, anzi viene quasi schernito. Il solito vecchio discorso del preferire chi si conosce a chi merita.

Concordo, ed aggiungo che...
19 giugno 2022 13:10 BICI84
il nostro sistema scolastico è uno di quelli che penalizza maggiormente i ragazzi che fanno sport...oltre alla mancanza di strutture....

Bravo
19 giugno 2022 16:05 thered
Finalmente qualcuno che dice la verità che colpisce in pieno il problema! Tante belle parole da parte di tutti, ma nessuno che fa niente e che lascia che la Nave affondi! Bisogna ripartire da zero (o quasi) e rinfrescare l’ambiente. Speriamo in bene soprattutto per quei Ragazzi che Amano ancora e credono nel ciclismo

Ciclismo
19 giugno 2022 16:19 siluro1946
Fare continuamente classificazioni confrontandoci con altri paesi è fuorviante, ciò succede anche in altri settori anche più importanti, l'inutilità è dettata da fatto che siamo italiani e non stranieri.

A Stefazio
19 giugno 2022 17:17 Bicio2702
Sono d'accordo su tutto.
Si vede in Federazione non fanno niente, perché aspettano che nasca il Messia campione che risolva i problemi del ciclismo italiano

La verità fa male
20 giugno 2022 18:51 speranzoso
Analisi più che giusta, negli juniores l'esasperazione è massima, si cercano risultati a qualunque costo, spremendo oltre ogni limite ragazzi che potrebbero avere sicuramente futuro. A questo poi si aggiungono personaggi senza scrupoli ed il gioco è fatto.

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