GIRO D'ITALIA 2022. TANTE INSIDIE E TANTA SALITA SULLE STRADE LUCANE

GIRO D'ITALIA | 13/05/2022 | 08:10
di tuttobiciweb

Non ci sono lo Stelvio né il Mortirolo, ma alla fine dei 196 km in programma oggi sui computerini dei corridori alla voce "dislivello affrontato" si leggerà 4.510 metri. Il che significa che la Diamante-Potenza, settima tappa del Giro d'Italia, è davvero dura. In pratica di pianura ci sono solo i primi 10 chilometri, perché una volta arrivati a Scalea - dove si è conclusa la frazione di ieri - si comincerà a salire e scendere e non si smetterà più.


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Anzi, dopo Maratea la sequenza di asperità, più o meno impegnative, è ininterrotta. Si scala il passo della Colla che porta a Lauria dove si affronta il Monte Sirino. Lungo raccordo con Viggiano dove si scala la breve e impegnativa Montagna Grande di Viggiano, poi l'ultima salita è La Sellata in cima alla quale si comincia a scendere verso Potenza ma guarda all'insù anche il traguardo volante di Potenza Centro a 7 km dalla conclusione.
Gli ultimi chilometri si snodano interamente in città e, per non sbagliare, guardano all'insù anche gli ultimi ultimi 350 m all’8% con punta massima del 13%.

ALLA SCOPERTA DEL TERRITORIO

La settima tappa prende il via da Diamante, ancora in terra calabra. Il borgo si protende sul mare sovrastato dall’antica Torre del Semaforo. Una distesa di 8 chilometri di spiaggia, tra le più suggestive della costa tirrenica, è valsa a Diamante il titolo della Bandiera Blu. Al largo del litorale tra Diamante e Cirella si trova l’Isola di Cirella, una delle uniche due isole calabresi. La frazione Cirella è uno scrigno di testimonianze storico-archeologiche, con i suggestivi resti dell’antica Cerillae distrutta nel 1807 dagli inglesi. Poco distante si trova il Convento dei Minimi, costruito nel 1545 e consacrato al culto di San Francesco da Paola, poco prima dello spettacolare promontorio di Punta Cirella.

Nella cucina di Diamante le specialità marinare si sposano mirabilmente con le tipicità contadine. Elemento essenziale in ogni piatto è il peperoncino. Diamante è sede dell’Accademia Italiana del Peperoncino e ospita ogni anno il celebre Peperoncino Festival che proprio nel 2022 festeggia il suo trentennale. Mare e piccante trionfano nella “raganella”, una frittata senza uova con pesce azzurro, mollica di pane e peperoncino a scaglie. La città è nota anche per la produzione di cedro, l’agrume più antico del mondo, ricercato dagli ebrei per la Festa delle capanne, che qui cresce nella varietà denominata Liscia Diamante, utilizzata per dolci e liquori.

Nel territorio di Diamante è stato recentemente riscoperto e prodotto con grande successo il Chiarello di Cirella, un vino passito che piaceva a papa Sisto V, ricavato da pigiatura e fermentazione dell’uva Adduraca, dal termine dialettale “adduro” (profumo). Qui viene anche prodotto, nelle diverse tipologie di bianco, rosso e rosato, il vino di Verbicaro, che nel 1995 ha ottenuto la denominazione di origine controllata DOC.

Lasciata Diamante, si passa di nuovo per Scalea, già arrivo della sesta tappa, per poi sfiorare Praia a Mare e superare così il confine con la regione Basilicata. Superata la frazione di Castrocucco si entra a Maratea, unico centro della Basilicata ad affacciarsi sul mar Tirreno, nel Golfo di Policastro. Il comune si compone di due nuclei, posti sulla cima e sul fianco del monte San Biagio. Il nucleo superiore è la città antica, chiamata Castello perché fortificata con mura e bastioni, mentre quello inferiore è il centro storico, chiamato invece Borgo.

La costa di Maratea è caratterizzata da una grande varietà paesaggistica e naturale: le spettacolari falesie di Acquafredda che cadono a picco sul mare, gli anfratti nascosti tra le rocce, le grotte emerse e sommerse e le piccole spiaggette che si incastonano alla perfezione in questo scenario unico, immerso nel verde della macchia mediterranea.

L’elemento artistico più importante e conosciuto di tutto il territorio è sicuramente la statua del Cristo Redentore posta sul Monte San Biagio, dalla quale è possibile ammirare un panorama meraviglioso su tutto il Golfo di Policastro. La Statua del Redentore, insieme alle chiese e le cappelle disseminate su tutto il territorio, fa di Maratea “la città delle 44 chiese”. Tra tutte spiccano la basilica di San Biagio, che ospita la statua del santo patrono, e il percorso delle chiese del centro storico, in ognuna delle quali sono presenti affreschi e statue di pregevole fattura.

Il Passo Colla segna il passaggio da Maratea al comune limitrofo di Trecchina. La salita è un GPM di 2a categoria, e porta fino ai 594 metri s.l.m. Trecchina è un antico centro lucano, come Maratea diviso in due nuclei, il “Castello” e il “Piano”. Cuore del paese è la Piazza del Popolo, palcoscenico naturale della vita trecchinese le cui quinte sono costituite da alcuni palazzi in stile liberty che si affacciano sul centrale viale Jequiè.
Cristo Redentore, Maratea.

Da Trecchina si passa dunque a Lauria, che rappresenta il punto d’incontro delle tre valli del Noce, del Sinni e del Mercure. Proprio a Lauria nel 1900 fu costruita la prima centrale idroelettrica lucana. Da Lauria si sale velocemente verso la piccola frazione di Pecorone poco distante per poi giungere a Cappella Sirino, altra frazione di Lauria.

Si sale a 1402 metri s.l.m. per il GPM di 1a categoria di Monte Sirino, parte del Massiccio del Sirino, propaggine meridionale del Parco Nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese. Tra le cime del massiccio, quella del Monte Sirino, che raggiunge i 1907 metri s.l.m., è superata solo dalla cima del Monte Papa (2005 metri). Sul Sirino è presente un attrezzato comprensorio sciistico dove si può praticare sci sia alpino sia di fondo. Il comprensorio è servito da una seggiovia e da cinque sciovie. A causa della posizione geografica favorevole, dell’abbondanza di precipitazioni nevose e dell’altitudine, le piste rimangono spesso aperte sino a primavera inoltrata. Sul monte è presente il Santuario della Madonna della Neve, molto venerata dai lagonegresi e dagli abitanti della Valle del Noce. Il santuario risale al 1629 e si raggiunge percorrendo un sentiero tra rocce e boschi di faggi. Il piccolo tempio ha forma quadrangolare ed è totalmente rivestito di pietre a secco.
Scorcio del Castello di Lauria.

Dopo essere scesi nelle vicinanze della frazione di Grumento Nova, si va quindi salendo verso il traguardo volante di Viggiano, paese dalla lunghissima tradizione musicale: qui infatti era uso per molti giovani imparare a suonare uno strumento e cercare fortuna in giro per il mondo come musicisti.

Il cantante Billie Joe Armstrong della band americana Green Day ha ricevuto, nel 2018, la cittadinanza onoraria di Viggiano, grazie alla discendenza diretta da trisavoli viggianesi. Importante poi la produzione di arpe e la tradizione di musicisti di alto livello specializzati in questo strumento.

A Viggiano si trova inoltre il più grande giacimento petrolifero sulla terraferma d’Europa, sfruttato a partire dal 1996 con la costruzione di 42 pozzi petroliferi e del Centro Oli, dove avviene una prima fase di raffinazione. Vanno superati quasi 500 metri di dislivello per arrivare alla Montagna Grande di Viggiano, GPM di 2a categoria, sul crinale orientale dell’alta Val d’Agri, nel punto più alto della tappa. Il Monte di Viggiano (1723 metri) è un massiccio roccioso dalla forma allungata che spicca in mezzo alla vegetazione di faggi. Sulla cima del monte si trova il Santuario della Madonna del Sacro Monte di Viggiano, patrona della Lucania.

Poco più in basso, a circa 1600 metri s.l.m., si trova il comprensorio sciistico, con tre piste di diversa difficoltà servite da due skilift e un tappeto trasportatore. Si torna a scendere in direzione Calvello, paese di origini normanne risalenti all’XI secolo e di cui è nota la produzione di ceramiche artistiche. Inoltrandosi nell’entroterra lucano si giunge poi ad Abriola, che ospita un’antica chiesetta dedicata a san Gerardo con all’interno alcuni affreschi del 1566 realizzati su precedenti pitture medievali, non ancora portate completamente alla luce.

Da Abriola si prosegue in salita per raggiungere la località La Sellata, GPM di 3a categoria con 1255 metri di elevazione. La Sellata è una rinomata località montana dei dintorni di Potenza, nota anche come stazione sciistica. Qui sono installate due sciovie, dette Pierfaone, lunghe in totale 1500 metri, che servono piste di una certa difficoltà. A quota più elevata è presente una pista di fondo. Dalla Sellata è possibile vedere il monte Volturino (1836 m) e il monte della Madonna di Viggiano (1724 m).

Il percorso continua scendendo verso Pignola, piccolo centro che nonostante le dimensioni ridotte offre una grande varietà di paesaggi: folti boschi, con faggete, castagneti e vaste zone di abeti bianchi e rossi; la piana di Pantano, con prodotti agricoli di gran pregio; il lago, zona umida che da qualche decennio è oasi faunistica gestita dal WWF Italia e nel cui perimetro sverna e nidifica un’avifauna di particolare pregio.

Il secondo traguardo volante della tappa è già all’interno di Potenza, che ne sarà anche l’arrivo. Potenza Centro è la parte più antica della città: qui è ubicata la maggior parte degli edifici storici. Il quartiere è chiamato popolarmente Sopra Potenza, con riferimento alla posizione sopraelevata rispetto al resto della città: Potenza Centro infatti comprende il punto della città con l’altitudine più elevata (819 metri s.l.m.).

Potenza è sede d’arrivo per la 14a volta. Il primo arrivo a Potenza è del 1929, 4a tappa: fu una frazione decisiva in quanto Alfredo Binda, oltre alla vittoria, conquistò la leadership nella generale che conservò fino a Milano. L’ultimo arrivo a Potenza risale a 21 anni fa, la 3a tappa del 2001, vinta da Danilo Hondo, al suo ultimo successo nella corsa rosa. Si arriva quindi al termine della tappa presso Potenza, capoluogo della Basilicata, comune più popoloso della regione. A 819 metri s.l.m., Potenza è il capoluogo di regione italiano posto all’altitudine più elevata. Nota come “città delle scale”, possiede il sistema di scale mobili per il trasporto pubblico più esteso d’Europa. Numerosi edifici religiosi di pregio costellano le vie della città, in particolare la cattedrale dedicata al santo potentino Gerardo della Porta, la chiesa di San Michele Arcangelo, il cui impianto originale risale al V secolo, e la chiesa della Santissima Trinità, la cui presenza è attestata fin dal 1178, anche se venne in seguito danneggiata e ricostruita.

Due ponti sul fiume Basento simboleggiano la storia e l’attualità di Potenza: il ponte di San Vito, di origine romana, e il ponte Musmeci, progettato dall’architetto Sergio Musmeci (1926-1981), protagonista del “minimo strutturale”, che teorizza cioè il minimo impatto nell’ecosistema. Il piatto forte della cucina potentina è “o strascinato con lo ndrupp’c”, che si mangia la domenica. Si tratta di pasta fatta a mano, con farina e acqua, trascinata sulla tavola con le dita per creare gli incavi dove si depositerà il sugo. Per quanto riguarda i vini, l’Aglianico del Vulture, caro a Federico II, è il vino per eccellenza della tavola potentina.

da TvRoadbook

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