REALINI TRA CICLOCROSS E STRADA: «TRICOLORE U23, FINALMENTE! FIDANZA MAESTRO DI VITA»

DONNE | 15/01/2022 | 08:11
di Nicolò Vallone

Domenica 9 l'Italia del ciclocross ha incoronato la propria campionessa nazionale: Silvia Persico, che a Variano di Basiliano (Udine) ha preceduto l'eterna Eva Lechner e ha potuto indossare la maglia tricolore sul gradino più alto del podio. Ma a festeggiare, esultare... e mettersi addosso il tricolore è stata anche l'atleta arrivata quinta al traguardo, una ventenne minuta ed esplosiva di nome Gaia Realini. Precedendo infatti non solo una professionista come Chiara Teocchi (di qualche secondo) ma soprattutto, di circa due minuti, altre giovani in gara come Nicole Pesse e Nicole Fede, la Realini è risultata prima tra le Under 23.


Il titolo italiano di categoria è dunque della pescarese, che si conferma astro nascente del ciclocross femminile dopo gli ottimi risultati di questi anni tra Giri d'Italia di specialità e Coppe del Mondo. Senza dimenticare che stiamo parlando anche di una potenziale ottima scalatrice su strada: l'11° posto al Giro Rosa, il 9° ai campionati italiani in Puglia e il 5° agli Europei di Trento (facendo da apripista alla vincitrice Silvia Zanardi) parlano per lei.


Oggi però è lei a parlare, ai nostri microfoni:

Iniziamo col tuo racconto della gara di pochi giorni fa che ti ha incoronata tricolore Under 23 nel ciclocross:

«Alla vigilia ho provato il percorso e ho visto che, pur non essendo pienamente adatto alle mie caratteristiche, era molto bello. Questa sensazione mi si è confermata nella prova della domenica, allora in gara, nonostante l'ansia che avevo perché questo titolo lo inseguivo da tempo dopo tanti secondi e terzi posti, sono riuscita a far filare tutto liscio. Ho avuto un problema alla catena nel secondo giro, ma sono riuscita a risolvere.»

A Variano il tuo compagno di squadra Samuele Leone è arrivato secondo nell'U23 maschile, Jakob Dorigoni ha trionfato nella gara Elite, tu campionessa U23 donne... due parole sul vostro team Selle Italia Guerciotti?

«Non ti mette pressioni e sa come motivarti, in tutti gli appuntamenti teniamo a dare il 100% e in questi campionati nazionali abbiamo raggiunto l'obiettivo.»

Restiamo sul discorso squadre, ma spostiamoci sulla strada: lì corri per la Isolmant Premac Vittoria...

«Sì, dall'anno scorso. Sono proprio una famiglia! Il direttore Giovanni Fidanza (papà di Martina, ndr) non saprei nemmeno descriverlo: mi dà consigli di gara e di vita, e mi permette in tutta tranquillità di conciliare le due attività.»

Rivivi insieme a noi quei 10 giorni d'inizio luglio e quel pomeriggio del 10 settembre?

«Prima del Giro Rosa non mi aspettavo di riuscire a reggere una gara a tappe di 10 giorni: era la prima volta che dovevo reggere un ritmo così alto e sono andata oltre le migliori aspettative. Mi sono così guadagnata la convocazioni agli Europei, dove ho aiutato la mia compagna Zanardi a vincere. Una stagione che non può che lasciarmi soddisfatta.»

Qual è esattamente il tuo rapporto con ciclocross e strada?

«Se mi avessi rivolto la domanda l'anno scorso, avrei detto che sicuramente il ciclocross è la mia disciplina, ma per come è andata su strada e come ho rivoluzionato per quello il mio programma di allenamento, dico che ora la strada non mi dispiace. Inoltre, va detto, rispetto ad altri Paesi dove pure il ciclocross può darti da vivere, in Italia la strada ti dà decisamente più futuro.»

E in tutto questo, la mountain bike?

«L'ho praticata fino agli esordienti, ma non avevo il feeling giusto: non fa tanto per me, troppo tecnica. Io mi trovo meglio dove c'è da spingere tanto, mentre la mountain bike si sta rivelando sempre più estrema. Vedo certi percorsi...»

Nel ciclocross, trovi differenze tra chi arriva dalla MTB e chi dalla strada?

«Sì. Quando c'è da spingere, chi arriva dalla strada lo vedi che è abituato a un certo tipo di lavoro. Invece i biker sono più forti su tecnica e guidabilità.»

Ci descrivi l'emozione di indossare la maglia di campionessa nazionale e quella della Nazionale quando rappresenti l'Italia?

«Per quella tricolore devo ancora realizzare, saprò dirvi dopo che l'avrò effettivamente indossata in gara. Per quanto riguarda la Nazionale, quando vesti l'azzurro avverti la voglia di onorarla al 100% anche se magari non sei al meglio della condizione. Quando porti la scritta Italia è sempre una grande emozione.»

Messa in saccoccia questa stupenda vittoria in Friuli, oltre ai bei risultati del 2021, che progetti e obiettivi hai per il 2022?

«Il clou del ciclocross arriva a fine mese con i Mondiali. Poi staccherò per un breve periodo e successivamente mi preparerò per le prime corse su strada a marzo. Le gare più importanti della prima parte di stagione? Strade Bianche, Giro e campionati italiani.»

Guardando più a lungo termine: a Tokyo era un po' troppo presto per pensare di partecipare alle Olimpiadi, ma nel tuo cuore c'è uno spazietto per sognare Parigi 2024?

«Sicuramente sono il sogno di tutti i ciclisti, l'Olimpiade non è da tutti i giorni ecco... Io però non ci penso concretamente ancora, non amo pormi obiettivi troppo lunghi: sono una ragazza che guarda giorno per giorno alla propria crescita, senza esaltarsi troppo.»

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