IL CASO ANTONELLI. MAMMA MARINA ORA CHIEDE GIUSTIZIA

GIUSTIZIA | 26/07/2021 | 08:09
di Antonio Mannori

 


Un vuoto immenso, da quando Michael Antonelli lo sfortunato dilettante Under 23 vittima del tremendo fuori strada durante la 72° Firenze-Viareggio del 15 agosto 2018, ha chiuso per sempre gli occhi nel dicembre scorso, ma la mamma Marina Mularoni non molla, continua a battersi con una forza d’animo incredibile, mentre l’altro figlio Mattia, juniores, ha ripreso a gareggiare dopo una breve pausa con il Team My Glass.


“Fino a quando Michael era in vita non mi sono mossa. Ora assieme all’altro mio figlio Mattia, ho promesso e desidero giustizia per lui”.

L’abbiamo raggiunta per telefono a pochi giorni dalla disputa di una nuova edizione della corsa di Ferragosto. Il sorriso di Michael e quelle braccia alzate sul traguardo resteranno per sempre nel suo cuore, ma dove trova mamma Marina la sua grande forza?

“Sono credente, ho pregato tantissimo, dopo quell’attimo, l’incidente e la vita che da allora non è stata più la stessa”. 

Prima l’ospedale a Firenze, i centri di riabilitazione, qualche segnale di speranza.

“Ci sono stati, ma non mi sono mai fatta illusioni. Un giorno un piccolo miglioramento poi si tornava indietro. Fino all’ultimo ho sperato anche se sapevo che sarebbe stata comunque una vita diversa ma ero pronta ad affrontarla”.

Mesi sofferti per lei sempre vicino al figlio.

“Sono stati mesi difficilissimi, ho lottato con i medici, sono una testarda, con tutte le mie forze, è stata dura. Mi sarei attesa un maggior sostegno da parte del mondo del ciclismo e delle istituzioni al di là di qualche telefonata. Non le nascondo che a volte mi sono sentita abbandonata. Io lavoro da una dozzina di anni alla Erbozeta di San Marino, azienda che produce integratori alimentari e dispositivi medici, e ringrazio immensamente il proprietario, Roberto Zavaglia, che si è mostrato sensibile sino dall’inizio e mi è venuto incontro il più possibile su tutti i fronti, i miei colleghi di lavoro, ed ancora Maria Sberlati e Vittorio Savini del Team Alice Bike di Cesenatico dove Michael gareggiò da juniores prima di passare dilettante alla Mastromarco Sensi Nibali”.

E ci sono voluti tanti soldi.

“Assolutamente sì anche se è brutto dirlo. Gli amici hanno aperto un conto corrente, devo dire che ero un po’ scettica a riguardo ma invece devo dire che sono rimasta colpita dalle donazioni ricevute. Un piccolo gesto in realtà per noi diventato un grande aiuto. Penso alle lotterie con raccolte di fondi organizzate in Toscana dalla squadra di Michael, la Mastromarco Sensi Nibali, con il presidente Carlo Franceschi e il diesse Gabriele Balducci”.

Dal punto di vista penale signora il caso è chiuso oppure ci sono novità dal Tribunale di Pistoia?

“Mi sono affidata allo studio legale Alessi di Rimini, con due stimati professionisti l’avv. Fiorenzo Alessi grande appassionato di ciclismo e suo figlio Alberto che stanno seguendo il caso ed i suoi sviluppi con grande impegno. Mi risulta che la vicenda non è stata archiviata. Fino a quando Michael è stato in vita ho pensato solo a lui, alla sua e alla nostra vita che sarebbe stata diversa e non ho fatto assolutamente nulla. Ora chiedo giustizia solo e soltanto per lui, che sia fatta luce sul quel tragico incidente. Quel giorno io ero a San Marino, mi precipitai in Toscana per essere accanto a lui. Ho sempre ritenuto che qualcosa di non chiaro possa essere successo e spetta a chi di dovere constatarlo o meno. Lo chiedo per Michael, lo impone la giustizia”.

da La Nazione Ed. Montecatini

 

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