NINO DANIELE: «CON QUESTE REGOLE RIPARTIRE È MOLTO DURA»

PROFESSIONISTI | 08/07/2020 | 14:19
di Pier Augusto Stagi

Quando ci si trova a parlare di decreti o ordinanze, leggi o disposizioni è sempre bene provare a fare sintesi, per semplificare, che è poi quello che cerchiamo di fare noi per rendere tutto più comprensibile, ma è quello che ci auguriamo possa fare anche il nostro Governo per dare una mano alla ripartenza del ciclismo di casa nostra.

Per l’Uci, il governo mondiale della bicicletta, c’è l’obbligo di un tampone ogni dieci giorni o almeno tre prima della competizione. Per l’Italia e quindi per i corridori di casa nostra, compresi quelli che vivono all’estero (Nibali, Aru, Trentin e Ciccone solo per fare qualche nome…), il tampone deve avvenire ogni quattro. «Che non è come dirlo – spiega a tuttobiciweb  Gaetano “Nino” Daniele, medico sportivo di lungo corso, oggi responsabile sanitario della Trek Segafredo -. Fare un tampone in Italia non è cosa facile, soprattutto se non sei malato o se non hai parenti “positivi”. Anche la pisitività al test sierologico per la ricerca degli Anticorpi Anti-Covid garantirebbe in Italia la possibilità di fare un tampone, ma i nostri ragazzi sono tutti negativi. Se poi, come è il caso della gran parte dei corridori italiani, sono in giro per l’Europa e si devono attrezzare per sottoporsi a questo tipo di protocollo nel Paese in cui si trovano, diventa davvero problematico. Lasciamo da parte il problema economico (in ogni caso da 90 a 130 € per un solo tampone, da moltiplicare per tutti i corridori e con la frequenza indicata), ma la questione ha delle criticità logistico-burocratiche. È un problema molto serio, di cui è al corrente anche la nostra Federazione, ma è chiaro che può fare ben poco, perché c’è un Dpcm del 5 maggio che è lì da applicare e solo un emendamento ad hoc potrebbe alleggerirlo. Del resto è stato già fatto per il mondo del calcio, quando in prossimità della ripartenza, a poche ore dal primo incontro del Campionato di Serie A, è stata varata una “quarantena soft”, quella che ha permesso di mettere in quarantena solo l’atleta che eventualmente risultasse positivo. Bene, basterebbe dire che tutte le squadre si devono attenere alle disposizioni Uci. È chiaro che la Commissione Tecnico Scientifica (CTS) ha ben altri problemi sul tavolo, ma per noi questo è un grosso problema. Stiamo facendo di tutto per creare le “bolle di squadra”, ma questo tipo di semplificazione, per noi sarebbe davvero importante nonché risolutiva».


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COMMENTI
UCI e FCI
8 luglio 2020 19:14 venetacyclismo
Mi può stare bene questo protocollo ma però questi due enti avrebbero dovuto trattare con agenzie sanitarie e trattare il fare il Tanpone è il prezzo, qui tutti i team stanno impazzendo per chiedere informazioni

MONDO DEL CICLISMO ASSENTE
8 luglio 2020 20:27 alpi31
VEDO CHE TUTTI GLI SPORT STANNO CERCANDO DI AIUTARE I LORO ATLETI CON QUESTE NORME GIUSTE MA TROPPO COMPLICATE- IL GOVERNO SPAGNOLO HA FATTO UNA LEGGE CHE PERMETTE AI CICLISTI CHE ARRIVANO DA TUTTO IL MONDO SE IL TAMPONE E NEGATIVO NON HANNO OBBLIGO QUARANTENA ED ALTRI PAESI EUROPEI STANNO CERCANDO DI FARE LO STESSO IN ITALIA NIENTE DI NIENTE . CREDO CHE SE UNO SPORTIVO DIMOSTRA CON TAMPONE DI ESSERE SANO E RISPETTA LE NORME POSSA POTER CIRCOLARE LIBERAMENTE COME QUALSIASI ALTRO CITTADINO EUROPEO

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