CELANO&FICARA, DUE AMICI A LANGKAWI

CONTINENTAL | 29/03/2020 | 07:39
di Nicolò Vallone

Il Tour de Langkawi è una corsa molto italiana, soprattutto grazie ai velocisti. Basti pensare ai ventiquattro successi di tappa di Andrea Guardini... Per trovare un azzurro in grado di vincere la classifica generale si deve risalire al 2001, alla doppietta di casa Mapei firmata da Paolo Lan­fran­chi (maglia gialla) e Paolo Bettini (se­con­do posto e classifica a punti). Alme­no fino a qualche settimana fa.

La venticinquesima edizione del Lan­gkawi, andata in scena in otto tappe tra Borneo, Malesia peninsulare e isolette sullo stretto di Malacca dal 7 al 14 febbraio, ha invertito il trend. L’Italia è stata ancora protagonista, ma se da un lato è rimasta inaspettatamente a digiuno di tappe, dall’altro ha associato il tricolore alla maglia gialla: di­ciannove anni dopo Lanfranchi, a trion­fare nel Paese di Sandokan è stato Danilo Ce­lano. Nato in Abruzzo e cresciuto in Basilicata, Celano ha trascorso la maggior parte della carriera professionistica, iniziata nel 2016, alla Amore&Vita con un intermezzo nella categoria Pro­fessional alla Caja Rural, tra il 2017 e il 2018. Al termine della scorsa stagione, però, alle soglie dei trent’an­ni, la svolta epocale: trasferimento dall’altra parte del mondo, in Malesia, per correre con il team Sa­pura.

Quella di Celano è una vittoria italiana, ma anche un po’ malese. Ed è una vittoria che ci parla di amicizia. Quella tra Celano e Pierpaolo Ficara, siciliano purosangue, che dopo una vita ciclistica passata per gran parte insieme all’amico Danilo, ha intrapreso con lui l’avventura asiatica. E al Lan­gka­wi è arrivato quarto. A questo pun­to la domanda sorge spontanea: ciclisti italiani in Malesia, perché?

È da tale quesito che parte la nostra chiacchierata con i due “gemelli malesi”. Inizia Ficara: «Per quanto mi riguarda, in Italia non sono stato valorizzato per ciò che ho dimostrato. Il trasferimento qui è stato molto semplice: la Sapura ci ha contattato, ci ha fatto una bella proposta, loro hanno creduto in noi e noi nel loro progetto. Tutto liscio, tutto si è sposato perfettamente».

Questo il punto di vista di Celano: «Difficilmente avrei pensato di trasferirmi da queste parti prima della proposta della Sapura, mi trovavo bene in Italia. Quando poi a fine stagione loro hanno bussato alla porta, ho colto l’opportunità, incoraggiato anche dal fatto di condividere l’esperienza con Pier­pao­lo. Ad oggi sono contento della mia scelta». E non potrebbe essere altrimenti: al Langkawi Danilo ha vinto la prima corsa a tappe in carriera.

Ma alla fine, com’è questa Sapura?
«È una squadra Continental che non si sente tale - raccontano i due corridori italiani - con quattro-cinque atleti che sarebbero leader in questa categoria (basti pensare a due campioni na­zionali dei rispettivi Paesi come il turco Ahmet Orken e il moldavo Cri­stian Raileanu, ndr). Pensano in grande, non partono svantaggiati rispetto ai team di categoria superiore e la vita qui non è tanto diversa che in una struttura europea. Adottano anche molto materiale tecnico italiano. Hanno una gran mentalità e sono riusciti a creare un gruppo forte e ben amalgamato. Senza perdere però l’umiltà: a volte ci chiedono consigli tattici e organizzativi. Da fuori uno può pensare “va beh, un team malese…” ma in realtà non ha nulla da invidiare alle Professional europee!».

Del resto non è un caso se la Sapura vince il Langkawi da due anni di fila (l’anno scorso trionfò con l’australiano Ben Dyball, poi passato alla NTT, nel World Tour), quest’anno ha messo tre corridori nella top ten della classifica generale (oltre a Celano e Fi­ca­ra, Raileanu settimo), ha portato a casa non solo la maglia gialla ma anche quella rossa degli scalatori (col corridore locale Nur Aiman Zariff) e ha dominato la classifica a squadre, staccando di quasi cinque minuti i rivali nazionali della Terengganu, emanazione ci­clistica dell’omonimo Stato (la Malesia è una federazione, un po’ come gli USA).

I grandi poli di denaro, da queste par­ti, non mancano. Già ce lo ha di­mostrato Petronas, main sponsor proprio del Tour de Langkawi, da anni attiva anche in MotoGp e For­mu­la 1. E ce lo sta dimostrando Sa­pu­ra, enorme conglomerato che spazia dalle risorse energetiche ai trasporti, che nel 2017 ha deciso di investire nel ciclismo facendo traballare la posizione dominante della Te­reng­ganu nel ciclismo malese.

«La squadra è nata con l’obiettivo di raggiungere presto la categoria Pro­fes­sio­nal e, perché no, il World Tour - rivela il direttore sportivo Sayuti Zahit -. Per alzare il tasso di esperienza e accelerare il processo, puntiamo su corridori di tutto il mondo. La rivalità con la Terengganu è molto po­sitiva: siamo reciprocamente stimolati a fare sempre meglio, tanto che l’anno scorso siamo stati i due top team in Asia, superando quelli giapponesi e kazaki. Prendere corridori forti però non basta, bisogna sviluppare una struttura importante alle loro spalle per permettere loro di dare il massimo. Ab­biamo ingaggiato Celano e Ficara insieme perché avevamo bisogno di sostituire un corridore come Dyball e abbiamo pensato di prendere allo stesso tempo due elementi validi anziché solo uno».

Una scelta evidentemente azzeccata: il Langkawi, essendo la corsa di casa, è uno degli appuntamenti clou per la S­a­pura. Non era scontato per Danilo e Pierpaolo portare a compimento la missione.
«Sapevamo che avevano vinto l’anno scorso e che per loro è il primo obiettivo stagionale - raccontano - quindi un po’ di pressione l’avvertivamo. Inoltre non è facile per gli europei calarsi subito nel contesto asiatico: di solito ci si prepara in funzione delle prime grandi classiche in primavera, è inusuale per noi dover essere al top già a febbraio. Qui invece trovi corridori sudamericani, asiatici e australiani che sono propensi a questo, abituati ad allenarsi con temperature buone mentre da noi è in­verno. E poi devi prendere confidenza con clima, cibo e fuso orario. Era una incognita».
È Danilo a spiegarci come si sono fatti trovare pronti: «A gennaio abbiamo messo chilometri nelle gambe partecipando alla New Zealand Cycle Classic. Ma siamo venuti ad allenarci in Ma­le­sia già a dicembre. Conoscevamo già la terza e la quarta tappa del Langkawi, ovvero la discesona verso Kuala Lum­pur (dove infatti Pierpaolo ha lanciato un attacco insieme a Quentin Pacher della B&B Hotels Vital Concept, ndr) e la mitica salita a Genting Highlands».

Ecco, Genting, tappa regina del giro di Malesia col suo arrivo in salita a 1650 metri d’altitudine. Anche in questa edizione, la classifica generale è stata fatta lì: a tagliare il traguardo per primo è stato Kevin Rivera della Androni Si­dermec, ma col suo secondo posto, a 10 secondi di distanza dal costaricano, Celano si è preso la leadership della corsa.

«Visti i tanti avversari di spessore, non mi aspettavo di conquistare la maglia gialla a Genting - confessa il “lucano d’Abruzzo” - ma una volta indossata, ho mantenuto la fiducia per difenderla. Questo grazie anche all’eccezionale lavoro della squadra, che mi ha aiutato anche nelle giornate più critiche, come la terz’ultima (quando il mio inseguitore Yevgenyi Fedorov ha recuperato 4 secondi) e l’ultima, che ho corso con la febbre continuando a staccarmi e riattaccarmi al gruppo, temendo la beffa di perdere la maglia gialla proprio alla fi­ne. Dove possibile, eravamo sempre tutti insieme in gruppo, ero sicuro di poter contare sui miei compagni. Som­mando questo aspetto alla possibilità di prepararci sul posto, penso che se fossi stato in un’altra squadra Con­ti­nen­tal, probabilmente quella maglia l’avrei persa».

Tra i compagni che l’hanno protetto e accompagnato al gradino più alto del podio, naturalmente, l’amico Pier­pao­lo: «Alla vigilia del Langkawi - dice Fi­cara - i tre potenziali uomini di classifica eravamo noi due e Raileanu. A Gen­ting Danilo ha sfruttato al meglio le sue caratteristiche di scalatore e questo ha deciso la leadership. A quel punto, la priorità è diventata la difesa della sua maglia gialla. La mia quarta posizione nella generale era secondaria. Tut­ti noi della Sapura ci siamo addossati una bella responsabilità e abbiamo fatto il massimo per controllare la si­tuazione. Anche quando Fe­do­rov ha attaccato negli ultimissimi chilometri, siamo stati uniti e abbiamo chiu­so prontamente su di lui».

Il legame tra Danilo e Pierpaolo affonda le radici nei dilettanti.
«Danilo ed io ci conosciamo dai tempi della Futura Rosini del direttore sportivo Franco Chioccioli - ricorda Ficara -. Nel team toscano abbiamo vissuto mo­menti indimenticabili: la sua vittoria al Trofeo Matteotti 2015 dove siamo arrivati in parata insieme, o la mia nello stesso anno a Montegranaro, quando abbiamo corso tutta la gara in testa da soli e lui mi ha “ridato” la vittoria. Or­mai co­nosciamo perfettamente le nostre ca­rat­teristiche reciproche, sappiamo di poterci appoggiare l’uno alla spalla dell’altro, colmando vi­cen­de­volmente le nostre carenze ».

E ora che hanno rotto il ghiaccio col bottino pieno a Langkawi, cosa c’è nel futuro dei due italiani della Sapura?
«Il prossimo obiettivo è continuare ad esprimerci su questi livelli - affermano - e vincere l’Asia Tour. Ci aspettava un calendario importante. In Turchia ab­bia­mo affrontato l’Anta­lya (Celano si è dovuto ritirare anzitempo per l'influenza che già l’aveva colpito a fine Lang­ka­wi, Ficara si è classificato quarantottesimo) poi tante altre gare importanti ma il coronavirus per ora impedisce ogni programma».

Il loro posto al sole - tropicale - l’hanno trovato. Il 2020 ci dirà (forse) fino a dove potranno spingersi Celano e Ficara, i “gemelli malesi”.

da tuttoBICI di marzo

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