ELDORADO

PROFESSIONISTI | 24/12/2019 | 07:46
di Cristiano Gatti

È passato qualche anno, sinceramente fatico a ri­cordare chi me lo disse, ma ricordo perfettamente cosa mi disse: non c’è storia, pochi anni ancora e il Giro di California ucciderà il Giro d’Italia. Sicuro come la morte. Basta con il vecchiume italiota, il nuovo Eldorado è là, dove l’organizzazione è wow e girano dollaroni nel ventilatore.


Io, che sono un tipo im­pres­sionabile, soprattutto quando il profeta fa previsioni sulle cose che mi stanno a cuore, mi ritrovai all’epoca piuttosto depresso. An­che perché, giusto dirlo, il pro­feta non parlava del tutto a vanvera, solo sulla base di proprie ispirazioni del mo­men­to: nella realtà, molte squa­dre e molti campioni avevano rapidamente imparato la strada, imboccando il primo svincolo dal Giro per imboccare la superstrada verso la Ca­lifornia. Stava lentamente consolidandosi un terribile luo­go comune: Giro obsoleto, California moderno e futuribile. E tanti soldi, soprattutto tanti soldi: in Europa s’è già munto tutto, hai voglia se si comincia a mungere l’Ame­ri­ca che mercato si spalanca.


Alle volte, le previsioni sicure. Nelle ultime settimane abbiamo let­to la ferale necrologia, che qui copio e incollo: “Niente Amgen Tour of California nel 2020. Inizialmente previsto nella settimana tra il 10 e il 16 maggio, alcune difficoltà economiche hanno costretto gli organizzatori a prendere la drastica decisione di annullare l’edizione del prossimo an­no, con la speranza di tornare poi nel 2021. La corsa californiana, nata nel 2006, è senza dubbio quella con il pedigree più importante tra gli appuntamenti statunitensi, dal 2017 nel WorldTour, e la notizia rappresenta un doppio colpo basso, visto che anche le don­ne potevano contare su una corsa di tre giorni nello stesso periodo”. A seguire, l’immancabile e laconico commento del titolare: “Organizzare la corsa è diventato più complicato ogni anno - spiega Kri­stin Klein, presidente della Am­g­en Tour of California -. È una decisione davvero difficile da prendere, ma le richieste economiche sono cambiate rispetto a quando abbiamo iniziato 14 anni fa. Valute­remo ogni aspetto dell’evento per cercare una soluzione che possa rilanciarlo in futuro”.

Sembra di sentire un qualsiasi organizzatore di antiche e gloriose corse italiane, uno dei tanti costretti a calare la saracinesca dopo annate di disperazione. Qui però siamo di fronte al nuovo e al moderno che certissimamente nell’arco di poco tempo avrebbe spazzato via il nostro Giro, svuotandolo di campioni, di prestigio, di interesse. E come no: eccolo qui il trionfale realizzarsi del­la facile profezia. In Cali­for­nia si chiude in fretta e furia, dall’Eldorado si torna con la sabbia e la segatura al posto dell’oro. Da quest’altra parte, nel continente vecchio, superato e bolso, mi pare si possa parlare di un Giro in buona salute, colorito roseo, ancora capace di fare egregiamente e decorosamente il suo porco la­voro di seconda corsa al mon­do. O magari vedo male io?

Al momento di apprendere il fosco epilogo dell’epopea californiana, i meno ingenui, o i più ci­nici, degli appassionati si so­no affrettati a fare due più due: ecco, adesso si spiega perché Sagan, improvvisamente folgorato sulla via di Milano, ha deciso di venire finalmente al Giro. Terminata la pacchia californiana, che per anni gli ha fruttato vittorie e denari, non gli è rimasto che ripiegare sull’usato sicuro. Lo confesso: è una lettura un po’ carogna della faccenda, ma non sono riuscito ad evitarla neppure io. Certo, se è solo una coincidenza, è una coincidenza ben strana. Se non lo è, serve almeno come simpatica morale della storia. Più o meno, così messa: prima di dare per scontato che il nuovo spazza sempre via velocemente la storia e la tradizione, andiamoci piano. Se il Giro, con esso il Tour e le Mo­nu­mentali, è ancora qui dopo un secolo ad attirare passioni, un motivo ci sarà. Tra i possibili, io ne ho uno mio: i soldi, per quanto essenziali, non sono ancora tutto, nella vita. Non sempre.

da tuttoBICI di dicembre

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COMMENTI
Il Giro però non ne ha tratto vantaggio
24 dicembre 2019 15:31 pickett
A parte il declinante Sagan,che al Giro se tutto va bene vincerà una tappetta e chiuderà,dimenticato da tutti,con tre ore di distacco in classifica,tutti i big che prima snobbavano il Giro per correre in California,ora che la corsa americana ha chiuso bottega,al Giro non verranno lo stesso,e lo snobberanno come prima.Pare anzi che il Giro 2020 sarà il + povero,a livello di partecipazione,degli ultimi 5 o 6 anni.Evidentemente Vegni ha esuarito i "rimborsi spese".Quindi noi italiani abbiamo poco da cantar vittoria,caro il mio Gatti.

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