CROSS. LA FCI RISPONDE A DANIELE PESCHI E VANESSA CASATI

CICLOCROSS | 12/11/2019 | 15:45
di Giulia De Maio

Nei giorni scorsi vi avevamo raccontato la storia di Daniele Peschi, giovane affetto da disabilità mentale con la passione del ciclocross, e della sua guida Vanessa Casati, che voleva concretizzare il suo sogno di partecipare ai Campionati Italiani di CX.

Mentre la petizione lanciata da Vanessa su www.change.org per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'argomento ha superato le 3.500 firme, la Federazione Ciclistica Italiana le ha risposto spiegandole che l’istituzione delle categorie ID e IDC21, aveva ed ha come obiettivo quello di consentire ai ragazzi con disabilità intellettiva e relazionale di poter entrare a far parte integrante di una società ciclistica giovanile partecipando all’attività formativa (allenamenti e prove dimostrative) e, laddove ci sono le condizioni, di poter prendere parte anche all’attività agonistica.

Quest’ultima possibilità è stata regolamentata dal comunicato n° 4 del Settore Giovanile del 23 giugno 2017. Tale regolamentazione, condivisa con la Tutela della Salute, si è resa necessaria sia per tutelare la sicurezza del ragazzo o della ragazza tesserati nella categoria ID o IDC21 che degli altri partecipanti, in modo particolare nelle prove dove è prevista una attività “di gruppo” (come ad esempio: strada, XC e Ciclocross). 

Quindi la finalità principale che ha spinto la Federazione ad istituire, in accordo con la FISDIR, questa forma di tesseramento è l’inclusione dei ragazzi e delle famiglie nell’attività societaria e non certo la creazione di una nuova categoria agonistica. Appare evidente che, in base a questa impostazione, non è possibile consentire la partecipazione di atleti tesserati nelle categorie ID o IDC21 a prove titolate aperte alle categorie agonistiche giovanili non solo per gli aspetti legati alla sicurezza, ma perché, in tali categorie, non sono previsti titoli individuali. 

Potrebbe essere tuttavia utile coinvolgerli, anche in queste occasioni, in attività dimostrative proprio per evidenziare l’impegno ed i progressi ottenuti con l’attività svolta nella propria società giovanile.


Articolo correlato: La disabilità mentale non ferma Daniele, ma la burocrazia...


 

 

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COMMENTI
Come è possibile
12 novembre 2019 17:29 pagnonce
Omologare una gara dove perde la vita il giovane Iannelli,e non dare la possibilità al sempre giovane Daniele Peschi dopo una raccolta di 3500 firme di partecipare ad un semplice campionato,da notare che ha già partecipato ad altre gare simili.Solo così si può eliminare le barriere dell'uguaglianza.Ne siamo sicuri.

Le "strane" cose
13 novembre 2019 08:19 angelofrancini
Almeno su questo argomento la FCI da un segnale.....
La richiesta di Vanessa Casati va inserita fra le tante cose, definiamole "strane", che in questi ultimi anni abbiamo visto passare nell'attività istituzionale.

Ora tutti ritengono di poter chiedere ciò che gli passa per la testa, senza porsi il problema delle regole.

Caro pagnonce si è corretto che il Giudice Unico del Comitato Piemonte abbia omologato la gara in cui è tragicamente scomparso il povero Iannetti: le regole impongono al GUR di basare il suo lavoro esclusivamente sui verbali di gara che sono quello della Giuria e del Direttore di corsa. Lui non ha poteri inquirenti.
La Procura federale da giorni ha aperto, in modo autonomo e non per la richiesta di nessuno, un fascicolo d'inchiesta sui fatti ha richiesto alla Procura della Repubblica copia degli atti: questi ovviamente saranno disponibili solo dopo la chiusura di tale indagine ordinaria.
Nel frattempo chi chiama la Procura Federale?: coloro che sono oggetto dell'indagine della magistratura ordinaria ovviamente avvalendosi delle regole federali non risponderebbero in attesa della decisione della magistratura ordinaria.
Quindi nei tempi necessari, anche su quel triste fatto, la magistratura ordinaria arriverà ad emettere una sentenza in ambito penale e civile: dopo la giustizia FCI potrà decidere, in ambito federale, sui fatti ed emettere le sanzioni "sportive" previste dai regolamenti.

In queste stranezze, indicate nella prima riga, rientra anche l'estemporanea (sul piano sportiva) presa di posizione di Cavorso e papà Iannetti.
Da non confondere, questa mia affermazione, con la più grande vicinanza e solidarietà sul piano umano personale, ben capendo il loro dramma.

Ma che un organo di giustizia federale sottoscriva, in una nota pubblica, che la "giustizia sportiva" non funziona penso che sia una stortura istituzionale.
E lo affermo io che questa "non funzionalità" la sostengo pubblicamente da un decennio.

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