GIRO 2020. MATAJUR, L'ULTIMA SCOPERTA

PROFESSIONISTI | 04/07/2019 | 07:28
di Paolo Broggi

La leggenda vuole che il re longobardo Alboino l'abbia scalato per studiare la terra friulana che si preparava a conquistare. La storia lo ha visto teatro di uno degli scontri più cruenti della Grande Guerra, nel 1917, con i tedeschi del tenente Rommel che lo conquistarono dopo aver seminato il terreno di morti italiani e fatto 9000 prigionieri. La storia più piccola del ciclismo ci rimanda ad una sfida tra Gibo Simoni e Marco Pantani, arrivati nell'ordine, al Giro d'Italia baby del 1991. E il domani porta già in dono una certezza: sul Matajur saliranno i protagonisti del prossimo Giro d'Italia, quello dei grandi.


Sul Matajur, simbolo delle Valli del Natisone, si concludere una tappa spettacolare, collocata nella seconda settimana della prossima corsa rosa. Si arriverà al Rifugio Pelizzo - intitolato a al senatore Guglielmo e a suo figlio Giovanni, che si spese a lungo per portare lassù il ciclismo - al termine di una salita esigente che porta a quota 1320 metri slm in un paesaggio che improvvisamente, dopo il borgo di Montemaggiore e l'imponente statua del Cristo accanto alla chiesa, si trasforma e proietta i ciclisti dal bosco... al Mont Ventoux. Gli alberi spariscono, restano arbusti, pietre e vento.


Come racconta Antonio Simeoli sul Messaggero Veneto, il Matajur è l'ultima sfida di Enzo Cainero (decisiva la collaborzione deo Comuni delel Valli che finalmente hanno unito le forze), l'uomo che ha fatto scoprire al mondo intero un Friuli diverso, sempre nuovo, da percorrere in bicicletta. Per sfidare se stessi e per rincorrere grandi traguardi.

 

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