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GIRO D'ITALIA | 22/05/2018 | 07:24
Tutta la carovana è stata nel sempre piacevole Trentino per il terzo e ultimo giorno di riposo del Giro 2018.
Riposo, nella sua accezione, non inquadra perfettamente, in pieno, la natura di questo giorno, dove non c’è competizione poiché corridori e personale, almeno quelli impegnati per primeggiare in classifica, alla vigilia di una prova contro il tempo importante, importantissima, seppure non decisiva per la graduatoria, di riposo ne fruiscano veramente poco o punto.

Oggi, come ieri e pure l’altro ieri, la soluzione della prova della verità, come è chiamata l’esercizio della cronometro, collocata dopo il “riposo”, non è mai stata gradita dai corridori chiamati a uno speciale lavoro che limita le ore di riposo autentico per arrivare nelle migliori condizioni alla pedana di partenza.

Dopo i risultati delle montagne delle due ultime giornate i pretendenti alla maglia rosa finale forniranno i loro “numeri” individuali scanditi dal cronometro.
L’interrogativo e l’attesa sono sulla misura del vantaggio che gli specialisti del passo sapranno acquisire su quelli della montagna che abbonderà nella seconda parte di questa settimana finale.

E’ la tappa con profilo altimetrico privo di difficoltà, sulla distanza di km. 34,500 che si corre dopo la terza giornata di riposo. E’ una cronometro che propone l’opportunità di vittoria agli specialisti delle lancette, forti sul passo, che non dovrebbe però determinare distacchi rilevanti a motivo anche della distanza relativamente contenuta, a patto che abbiano salvato le gambe nelle due precedenti tappe infarcite di salite. Anche gli uomini di classifica saranno comunque chiamati a dare il massimo – siano specialisti o no – lungo un tracciato che si prospetta molto scorrevole, anche planimetricamente, dove sviluppare velocità e resistenza spingendo grossi rapporti.

E’ una tappa tutta nella regione Trentino-Alto Adige, nella provincia autonoma di
Trento, con partenza dal capoluogo e arrivo a Rovereto, nella valle omonima in cui scorre il fiume Adige.
Trento è per definizione il capoluogo del Trentino, alla confluenza delle valli principali che si diramano nello splendido paesaggio alpino dei dintorni, città storica con la sua posizione strategica di congiunzione, geografica e culturale, fra l’Italia e i territori di nazioni a nord delle Alpi. Il centro cittadino presenta severe architetture medievali e rinascimentali dell’epoca storica in cui era principato vescovile. Insediamenti più recenti, abitativi, anche industriali e commerciali sono dislocati nelle numerose frazioni e borgate del suo esteso ambito comunale. Una città che stabilmente occupa le primissime posizioni riguardo alla qualità dell’ambiente e della vita.

Piazza del Duomo, con la cattedrale in romano-gotico con un poderoso campanile cinquecentesco, dedicata a San Vigilio, patrono della città, è racchiusa da nobili edifici, con la settecentesca fontana del Nettuno al centro della piazza, la chiesa rinascimentale di S. Maria Maggiore con altri pregevoli luoghi di culto sono, nel genere, gli edifici maggiormente indicativi nel genere. Fra le architetture cittadine si propone la poderosa struttura del castello del Buonconsiglio, su un dosso, antica residenza dei principi vescovi circondato da cinta muraria con bassi torrioni, con più corpi fra i quali il merlato Castelvecchio e la torre di Augusto, in stile gotico-veneziano, con molteplici ambienti affrescati. Il castello ricorda anche il processo subito dai patrioti irredentisti trentini Cesare Battisti e Damiano Chiesa, qui giustiziati, quali disertori, nell’estate 1916, con Fabio Filzi, nato in Istria da famiglia di Rovereto, dagli austro-ungarici. Il sito ospita varie mostre.

Anche il palazzo delle Albere, villa-fortezza in posizione decentrata della metà del 1500 è d’interesse, così come Case Cazuffi-Rella, palazzo Thun, sede del municipio, restaurata in stile neo-classico nella prima metà del 1800, nella splendida via Belenzani, ampia ed elegante, tra le più belle di Trento, fiancheggiata da palazzi rinascimentali di tipo veneto e molti con facciate affrescate come palazzo Geremia e la casa Alberti-Colico. L’architettura moderna si esprime con il MUSE, Museo delle Scienze, nel moderno quartiere residenziale Le Albere, entrambi firmati dall’architetto Renzo Piano. La città conta anche varie torri medievali e dei forti dell’epoca austro-ungarica.

E’ sede universitaria e conta varie manifestazioni culturali. L’economia la propone quale importante centro di servizi, del turismo, d’attività commerciali e manifatturiere di vario genere.
Il Concilio ecumenico di Trento, durato ben diciotto anni, dal 1545 al 1563, sotto il papato di tre pontefici, fu indetto per conciliare cattolici e protestanti. In realtà si risolse con una Controriforma che ribadì la dottrina cattolica nei confronti di quelle del calvinismo e del  luteranesimo della Riforma protestante.

Trentini famosi sono Alcide de Gasperi (Pieve Tesino 1881-Borgo Valsugana 1954), uomo politico di primo rilievo e l’attrice Anna Proclemer (1923-Roma 2013).
Trento, nel ciclismo, oltre alla dinastia dei Moser e di Gilberto Simoni della vicina val di Cembra, ricorda venticinque “incontri” circa con tappe della corsa rosa nel suo territorio con molti vincitori di prestigio. E’ entrata nella leggenda la 20^tappa del Giro 1956, la Merano-Trento/Bondone dell’8 giugno, vinta dal grande lussemburghese Charly Gaul, in una giornata di tormenta con neve, pioggia ghiacciata e gelo. Una gran fondo a lui dedicata attorno al monte Bondone, la frequentatissima montagna simbolo di Trento, è stata volte traguardo, a diverse quote, del Giro d’Italia e del Giro del Trentino. Altra corsa di lunga tradizione della categoria dilettanti è il Giro della Bolghera che si corre in circuito nell’omonimo quartiere dal 1927, giunto alla108^ edizione in quanto per vari anni si sono disputate due edizioni.

Da Piazza Duomo l’itinerario prevede di puntare a sud attraversando le località di Madonna Bianca e Mattarello, frazione di Trento fortemente urbanizzata, nelle cui vicinanze sorge l’aeroporto di Trento e il Museo dell’aeronautica, entrambi dedicati a Gianni Caproni (1886-Roma 1957), originario di quella che è oggi Arco, ingegnere e imprenditore, pioniere dell’aviazione. E’ pure la residenza di Giacomo Santini (Bologna 1941), già popolare voce del ciclismo in Rai, radio e tv, poi uomo politico, sempre comunque vicino al ciclismo.

La tabella di marcia della cronometro prevede il passaggio da Aldeno, comune sulla destra dell’Adige, alle pendici orientali del Bondone, con viti, frutteti e diversificate attività. E’ il paese di Remo Mosna, noto fotografo del ciclismo. Segue Nomi, altro comune della vallata con tradizioni nella costruzione artigianale di mobili e oggetti di legno, Piazzo, frazione di Villa Lagarina e quindi Nogaredo, con il palazzo Candelpegher, sede del comune e la sua frazione di Brancolino con la bella chiesa barocca di Santa Maria. Si trova quindi Isera, che è definita “città del vino” e nota per l’ottimo marzemino e, dopo il passaggio del ponte sull’Adige, c’è il traguardo di Rovereto.

La città, con importante rilevanza industriale, turistica e culturale, è il capoluogo della Vallagarina, zona caratterizzata da ampie distese di vigneti, e il suo nome sembra derivare dal latino con attinenze alle querce, albero il cui simbolo appare nello stemma comunale. L’appartenenza alla repubblica di Venezia, dal 1400 al 1500 circa, ha lasciato il segno anche nella tipica architettura trentina, come nel Castello che ospita, in trenta sale, il Museo Storico Italiano della Guerra con documenti e testimonianze varie, anche internazionali, del primo conflitto mondiale in un territorio che ricorda e preserva con simboli molteplici, motivi legati ai fatti bellici rivolti comunque anche ad auspici di pace. Lo storico palazzo del Municipio ricorda anche i caduti della Legione Trentina e i busti degli irredentisti roveretani Damiano Chiesa e Fabio Filzi. Al Colle di Miravalle, in posizione panoramica, è collocata dopo il secondo dopoguerra (prima era sul torrione Malipiero del Castello), la monumentale Campana dei Caduti di 226 quintali, alta m. 3,36 chiamata “Maria Dolens”, realizzata nel 1924 con il bronzo dei cannoni offerti dalle nazioni, tutte, indistintamente, coinvolte nel grande conflitto. Ogni sera, dopo il tramonto, cento rintocchi ricordano i caduti di tutte le guerre e vuole essere monito della fratellanza. Il Sacrario di Castel Dante, imponente costruzione cilindrica sopra un’altura con vista anche sui monti teatro di combattimenti fra i quali il Coni Zugna, accoglie le spoglie di dodicimila caduti di varie nazioni della prima guerra mondiale.
Sono varie le istituzioni culturali cittadine e, fra queste, spicca in primo piano, il MART (Muso d’arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto) aperto nel 2002 con struttura progettata dall’architetto ticinese Mariano Botta che contempera la convivenza di strutture precedenti amalgamate in soluzioni moderne, originali, per forme e impiego di materiali. Contiene oltre 15.000 opere varie con special riguardo a esponenti delle avanguardie del Novecento. Sono molte le opere di Giorgio de Chirico, Carlo Carrà, Mario Sironi e del futurista trentino Fortunato Depero con un’attività che contempla anche la conservazione di opere di molteplici collezioni private e mostre temporanee. Altri edifici di buona rilevanza architettonica adornano Rovereto che propone altresì iniziative culturali promosse dall’Accademia Roveretana degli Agiati, dalla biblioteca civica G. Tartarotti e dal teatro comunale Riccardo Zandonai.
La chiesa arcipretale di San Marco, in stile barocco con apporti neoclassici, è il principale luogo di culto.
Era nativo di Rovereto Antonio Rosmini (1797-Stresa 1855), filosofo, teologo e presbitero, fondatore della congregazione dei rosminiani e Fortunato Depero, nato a Fondo nel 1892, nella vicina val di Non ma vissuto a Rovereto fino alla scomparsa nel 1960. E’ stato pittore, scultore e designer, esponente del “secondo futurismo”.
Di buon valore è pure l’offerta eno-gastronomica tipica del Trentino.

Il Giro d’Italia ha vissuto arrivi di tappa qui nel 1959 con il successo del belga Rik Van Looy, dello svizzero Pascal Richard nel 1995 e infine, nel 2005, Alessandro Petacchi.

Giuseppe Figini
(dal Tv Roadbook del Giro d'Italia)

Per seguire la cronaca diretta della tappa a partire dalle ore 13 CLICCA QUI
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