I VOTI DEL DIRETTORE | 21/05/2018 | 18:23 di Pier Augusto Stagi - Simon YATES. 10. A questo punto è l’uomo da battere, e non è più necessario inseguirlo, ma va ripreso e staccato. E non sarà cosa né semplice, né tantomeno scontata. Dicono: ma la terza settimana… Senza considerare che questo ragazzo è un talento, un predestinato di soli 25 anni, e sta crescendo di anno in anno: chi vi dice che non possa tenere? È in un’età nella quale i mesi sono anni, e lui sta facendo passi da gigante. Dicono che il suo tallone d’Achille sia la tenuta. Domenica quando lo vedranno ancora in rosa, diranno: l’ha tenuta.
Tom DUMOULIN. 8,5. Programma, ragiona e pianifica: controlla. È un ingegnere della pedalata, che domani ha la possibilità di recuperare qualcosa, anche se è probabile che non sia sufficiente per vincere il Giro. La sfida è apertissima, ma questa volta con quella peste di Simon non sarà facile, perché il britannico non china il capo per controllare i watt, ma alza gli occhi per ingaggiare la sfida.
Domenico POZZOVIVO. 8,5. Costante, regolare, attento come pochi. È da Gerusalemme che pedala forte. È la piccola vedetta lucana, che potrebbe diventare la nostra piccola vendetta italiana. Pollicino si tiene sulle esili spalle tutto il movimento nostrano. Il vice-Nibali non è una comparsa, ma un attore protagonista. Anche se lui non recita: fa maledettamente sul serio. Thibaut PINOT. 7. Per il fatto che ami l’Italia e il Giro dovrei dargli d’ufficio 10, ma al momento la sua “corsa rosa” è buona, non buonissima. È sempre lì, a qualche secondo di distanza dal tutto. Rischia di non raccogliere niente.
Miguel Angel LOPEZ. 7,5. È al suo primo Giro e deve imparare a gestire la pressione, la squadra, una corsa di tre settimane, e al momento i risultati sono più che buoni. Domani perderà certamente qualcosa, ma poi ci sono tre tappe nelle quali può restituire pan per focaccia. L’importante è che non faccia la figura del salame.
Richard CARAPAZ. 7. L’ecuadoriano sta correndo un Giro da protagonista, ingaggiando una sfida quasi personale con Lopez. Unzue l’ha portato qui per fare esperienza, per annusare l’aria. Al momento è buona e pura, perché è lassù in cima, nella top ten. Unico pericolo: aria rarefatta, può girare la testa. Ma il ragazzo sembra nato per volare alto.
Chris FROOME. 5,5. È un Giro di sofferenza, in costante salita, anche sul piano. Insegue e frulla, si stacca e attacca: è un mare in tempesta, che ogni tanto si placa. L’uomo della frequenza fatta velocità, perde colpi. S’inceppa. Balbetta. Ma da domani la strada potrebbe tornare a sorridergli, e - come sullo Zoncolan - uno del suo lignaggio e stampo, può sempre inventare qualcosa. Davide FORMOLO. 5. Ha alternato fin qui buone prove, con improvvise “défaillance”. In questa ultima settimana deve dimostrare di avere tenuta e margine di crescita: in questo Giro e in prospettiva.
Louis MEINTJES. 2. Il sudafricano è qui ma non si vede. Se non ogni tanto, quando sbagliano le riprese, perché lui ormai non riprende più nessuno e quel che peggio tiene le ruote di pochi. È ad oltre un’ora da Simon Yates. Avanti di questo passo, a Roma, quando saranno in pieno svolgimento le premiazioni, lui sarà ancora sul Cervino: con una bottiglia di grappa in mano, a gridare garrulo: “sempre più in alto!”. Elia VIVIANI. 8,5. Tre vittorie di tappa, quattordici giorni in maglia ciclamino, sicuramente il velocista più costante e continuo del gruppo, chiamato al poker mercoledì sulle strade di Iseo, per mettere in cassaforte una maglia che nessuno più potrebbe sfilargli: neanche a volerlo. Da quelle parti sanno fare serrature e cassette di sicurezza inattaccabili, a prova anche di bomba. Iseo è davvero il posto giusto per chiudere ogni discorso.
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