I VOTI DI STAGI. ARU: UOMO FERITO, MA NON VINTO

I VOTI DEL DIRETTORE | 14/05/2018 | 18:27
di Pier Augusto Stagi       -

Simon YATES. 10. Una tappa, la maglia rosa e tante buone indicazioni che riguardano il presente e il futuro di questo Giro. Ma la strada è ancora lunga e irta di difficoltà. Il ragazzo di Manchester ha tutto per incantare, ma può anche rimanere incantato, da qualche colpo ad effetto dei fuoriclasse che al Giro non mancano. È giusto che sogni, guai però dormire.

Esteban CHAVES. 9. È un peso piuma e il Colibrì colombiano deve ancora prendere il volo nei suoi territori. Per ora è rimasto con le alucce ben salde per terra, ma le vette delle aquile non si sono ancora viste, e i colibrì spesso sanno anche trasformarsi in magnifici rapaci.
 
Tom DUMOULIN. 8. L’uomo invisibile è lì, in agguato. Si aggira indisturbato e silenzioso, non disturba nessuno, non fa opera di stalkeraggio, per adesso.

Thibaut PINOT. 7. Vuole questo Giro e farà di tutto per ottenerlo. Per il momento il francese che adora l’Italia si aggira nelle zone alte della classifica, è lì ben messo, pronto per spiccare il volo, anche se temo che in questo Giro sia arrivato un po’ troppo avanti con la condizione.

Domenico POZZOVIVO. 7. Pollicino saltella sui pedali con l’entusiasmo di un bimbo. Ha voglia di volare alto, per gustarsi lo spettacolo. L’Italia è sulle sue spalle. Lui sulle spalle però ha una bella testa, che può fare la differenza.

Rohan DENNIS. 6,5. Fino a questo punto, un gran bel Giro. Si sta testando, si sta provando. Prova a resistere il più possibile per avere delle indicazioni per il futuro. Vorrebbe un giorno tornare qui per provarci. Quindi si prova.

Richard CARAPAZ. 8. È la scommessa finora vinta di Unzue. Il corridore ecuadoriano può solo migliorare: questo non è un fuoco di paglia. Può ancora incendiare la corsa.

Chris FROOME. 5. C’è chi lo vorrebbe già a casa, con un plaid sulle ginocchia. Lui che in ginocchio lo è davvero, ha una voglia maledetta di rialzarsi e di regalare un plaid a chi lo vorrebbe via dal Giro.

Fabio ARU. 5. Il sardo è un uomo ferito, ma non vinto. È soprattutto deciso a riscattarsi, dopo la débacle di domenica sul Gran Sasso. A questo punto non ha più nulla da perdere, e uno come lui, con la sua testa, la sua determinazione, la sua vocazione da attaccante, può solo rimediare e raddrizzare una situazione che ai più può sembrare inesorabilmente compromessa. Ha perso tutto, per questo può ancora fare di tutto.

Michael WOODS. 6. Fa la sua corsa, per il momento più che onesta. Sa che sarà dura, ma ha voglia di sorprendersi. Scrive racconti, e non se la racconta.

Louis MEINTJES. 4. Fin qui è stata davvero una delle più grandi delusioni di questo Giro. Per lui la corsa rosa dovrebbe essere la corsa della vita, invece invita a cambiare canale.

Davide FORMOLO. 5,5. C’è da rimediare alla caduta e al conseguente pasticcio nella tappa dell’Etna, dove si è fatto prendere dalla frenesia e non ha sistemato la ruota posteriore che picchiava contro il pattino del freno. La resistenza fa brutti scherzi, ora però non solo è necessario resistere, ma attaccare. Se è una roccia…

Giulio CICCONE. 7. Il ragazzo della Bardiani Csf sta prendendo le misure. Cerca di imparare tempi, modi e modalità. Bruno e Roberto Reverberi, ma anche lo stesso Stefano Zanatta, gli stanno spiegando che attaccare va bene, ma arrivare è meglio. È necessario cogliere l’attimo, il momento; Giulio, per ora, è movimento.

ANDRONI SIDERMEC. 8. Oggi nessuno è andato in fuga. Di per sé, questa, è già una notizia, visto che i ragazzi di Savio sono i più abili e continui “imbucati” di giornata.

Jakub MARECZKO. 3. È già a casa, con un Giro anonimo e soprattutto privo di un guizzo che abbia dato un senso alla stagione. Il ragazzo della Wilier perde una grande occasione, in un anno in cui di velocisti presenti alla corsa rosa si contano sulle dita di una mano. Scinto non è contento, e anche Citracca, Parsani e la Wilier lo sono. Non si può continuare a pensare di fare incetta di vittorie in corse di terza categoria. Le vittorie, ad un certo punto della carriera, non si contano più, ma si pesano. Perché se così non fosse, Roberto Gaggioli potrebbe e dovrebbe rivendicare il diritto di dire che ha vinto in carriera più di Mario Cipollini e Alessandro Petacchi.
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