ROSA TROPICALE - LA MIA AFRICA - 3

PROFESSIONISTI | 18/01/2018 | 09:21
KANGO (Gabon) – Quella di oggi era la terza tappa, una tappa corta, 114 km con i soliti mangia-e-bevi e con il finale (gli ultimi 3 km) uguali a quelli della prima tappa. La strada che abbiamo percorso in questi primi tre giorni è sempre la stessa, che attraversa tutto il Gabon da nord a sud, ma da domani si andrà più all'interno.
Pronti, via, qui non c'è molta tattica, l'unico controllo vero è tra le squadre europee che non vogliono che nessun altro corridore europeo sia inserito nella fuga. Basterebbe mettersi d’accordo e lasciare andare in fuga subito i corridori africani, risparmiandoci un sacco di lavoro caldo, umido, bestiale, equatoriale.

Così la prima ora di corsa è stata veloce, con scatti e controscatti, finché finalmente quattro corridori di formazioni africane hanno preso il largo. E a quel punto la tattica di gara stava bene a tutti quanti, la velocità è scesa, lo stress si è azzerato.

La difficoltà di fare andare via la fuga (per poi inseguirla e inghiottirla) sta nel fatto che a controllarsi non sono soltanto tra le squadre europee fra di loro, ma anche quelle africane fra di loro. Due corse nella stessa corsa, e perdipiù si tratta di due derby. La differenza è che, avviata la fuga autorizzata, le squadre europee tirano il fiato all’unanimità, in segno di tregua, invece quelle africane impazziscono. Tirano davanti e tirano dietro, cioè fuggono e inseguono. Un macello.

A cercare di controllare la corsa ci ha provato la Bike Aid, la squadra tedesca proprietaria della maglia gialla del leader, il tedesco Carstensen. E la Bike Aid si è spremuta finché, a una decina di chilometri dall’arrivo, come volevasi dimostrare, i fuggitivi sono stati catturati. A questo punto è riscoppiata la bagarre: nessuno voleva più tirare o fare l’andatura. Risultato: scatti nei denti, tutti contro tutti. Buon per noi. Il mio compagno Simone Bevilacqua si trovava nel primo gruppo, ha fatto una grande azione per andare all'attacco con un eritreo, così da permetterci di stare coperti fino ai -3 km, quando è stato ripreso. Da lì in poi abbiamo cercato di prendere l'ultima salita (un chilometro circa di strappo, che finiva a -1,5 dall'arrivo) nelle prime posizioni per mettere nelle condizioni migliori Pacioni per lo sprint e conquistare la prima attesissima vittoria.

Invece, ecco Nocentini, Rinaldo Nocentini, 40 anni, e otto giorni in maglia gialla non qui alla Tropicale, ma al Tour de France. Era il 2009. E a nove anni di distanza, Nocentini ha fatto un altro numero. Supportato da una grande condizione, e anche da una grande classe, ha perfezionato un’azione da “finisseur” e preceduto la volata dei velocisti. Primo. Dietro di lui il gruppo: Pacioni si è classificato quinto e con questo piazzamento si è impossessato della maglia di leader nella classifica a punti. In verità la maglia ce l’aveva già addosso stamattina, ma solo perché Carstensen non poteva mettersi su un’altra maglia oltre a quella gialla della generale. Comunque Pacioni ha fatto una grande volata.

Io sono arrivato nel primo gruppo, ventiseiesimo, ma fra le mie doti non c’è quello di fenomeno a tirare le volate, quindi me ne sono stato buono, dietro, che almeno non ho fatto danno.
Domani è la tappa regina, la più dura di questa settimana, 182 chilometri, con un arrivo impegnativo che prevede sei chilometri circa di salita (dicono dura), poi “sciacquoni” per un’altra decina di chilometri. Speriamo di arrivarci con più corridori possibili e portare a casa questa benedetta vittoria.

Massimo Rosa
(testo a cura di Marco Pastonesi)

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