NIBALI, RITORNO ALLA VUELTA

PROFESSIONISTI | 18/08/2017 | 07:15
Torna volentieri alla Vuelta, non deve essere trainato. «Bella battuta, ma io ci torno davvero molto volentieri e sono anche certo di poter fare una bu­o­na figura - mi spiega Vincenzo Nibali, poco prima di partire alla volta della Spagna -. Quell’episodio fa parte del mio curriculum, purtroppo, ma a due anni di di­stanza resto della mia opinione: avevo commesso un’infrazione, ma il provvedimento fu eccessivo, esattamente co­me quello adottato quest’anno al Tour con Peter (Sagan, ndr)».

Era il 23 agosto, prima tappa del Giro di Spagna. Enzo cade e arriva al traguardo a 1’38” (abbuoni compresi) dal vincitore Chaves, a circa 1’ dai rivali per la generale. Ma la mazzata vera ar­riva alle 20.45: Nibali viene espulso dal­la giuria per essersi attaccato alla macchina dell’Astana mentre era in fase di recupero.

La decisione è stata comunicata in se­rata dal presidente di giuria, Bruno Valcic. Espulso anche il diesse Alexan­der Shefer che guidava la macchina Astana. Il team resterà due giorni con una sola macchina in corsa. «Le immagini erano evidenti, le avete viste anche voi», ha fatto sapere la giuria. Stefano Zanini, altro diesse Astana, ascoltato dai giudici, aveva chiesto clemenza chiedendo di applicare la sanzione massima (10 minuti) prevista dal regolamento, ma lasciando Nibali in corsa. È stata la prima volta in carriera in cui il siciliano non ha concluso un Grande Giro.

«Per quello che è successo chiedo veramente a tutti scusa, per chiunque sia indignato o vergognato per me - scrive il corridore siciliano sulla sua pagina Fa­ce­book dopo un giorno di polemiche e ore di frustrazione -. Molti di voi non hanno mai corso in bici, altri sono grandi tifosi, altri pura passione, e altri ancora si sono avvicinati negli ultimi anni!! La bici, il ciclismo è passione, amore, giornate lontano dalla famiglia con allenamenti estenuanti, sacrifici troppi che iniziano già all’età di 16 anni cir­ca!! Quello che è successo alla Vuelta succede in ogni gara, ciò - precisa - non deve di­mo­strare che non è sbagliato e devo restare impunito!!! La giusta punizione da scontare la dettano i giudici».

«Un anno andato male per mille motivi, arrivo alla Vuelta con la voglia di ri­scatto da una stagione infame, mi ritrovo alla prima tappa - scusando l’espressione - con il culo per terra, ti rialzi aiutato da un compagno sperando di non esserti fatto male, ti guardi le ferite lasciate addosso dall’asfalto rovente e cerchi la tua bici che è andata di­strutta, panico e caos nel gruppo, tar­do a partire …tanto… Troppo, al pun­to che quando risalgo sulla mia bici ho un ritardo di 1’20”, mi fiondo all’inseguimento senza paura, senza acqua, da solo, piano piano guadagno terreno e trovo i miei compagni che mi aspet­tano lungo la strada, la testa che pensa che devo an­dare e devo rimanere davanti in corsa per quelle persone che mi guardano, per quelle che mi amano, per mia moglie, mia figlia e per quelli che si staranno domandando co­me sto».

Tutto questo fa ormai parte della storia, quella di Vin­cenzo, ma anche dell’Astana e della Vuelta. Ora c’è da scrivere un nuovo capitolo, con una nuo­va maglia, quella del Bahrain. «Ho lavorato davvero bene a San Pelle­grino, e mi presento alla Vuelta dopo aver corso il Polonia per svolgere un buon rodaggio e un po’ di fuorigiri: quello che ci voleva».

Vincenzo è sereno, ha la mente sgombra e le gambe forti. Ha seguito il Tour ogni tanto «come è mia abitudine, an­che perché c’era da lavorare, e anche sodo. Se mi è piaciuto? Io vado in controtendenza: molto. Era un percorso molto interessante, divertente e non ba­nale. Certo, la Sky è stata molto brava, così come Froome, che ha corso con grande intelligenza, ma anche Fa­bio (Aru, ndr) mi è piaciuto parecchio. Ci siamo messaggiati qualche volta, anche per non disturbarlo troppo: io so cosa significa correre una gara di quel livello e cosa comporta. Sei davvero in un frullatore e le giornate ti volano in un amen».

Vincenzo sa anche che l’accoppiata Gi­ro e Tour non è così facile come si pen­sa, e Nairo Quintana l’ha capito sulla propria pelle. «Non è tanto il mio di pensiero, ma è il frutto di ragionamenti che ho fatto in passato anche con Al­berto (Contador, ndr) e condivido in pieno. Certo che l’idea di un’accoppiata è suggestiva, e a noi corridori piacerebbe molto poterla centrare, ma oggi è davvero difficilissimo. Nairo ci ha provato, e il fatto che un corridore come lui abbia pagato il Giro, spiega tante cose».

Poi il campione siciliano passa a parlare della Vuelta, di una corsa che gli è sempre piaciuta, di una vittoria che l’ha proiettato nel 2010 nel grande mondo dei Grandi Giri, di quelle ambizioni che si coltivano, ma non si dichiarano. «Non mi voglio sbilanciare, anche perché al via ci saranno tantissimi corridori, tutti forti, tutti desiderosi come me di fare bene, e di chiudere una stagione portando a casa ancora qualcosa di buo­no - dice -. Io so solo che ho lavorato davvero bene con i miei compagni di squadra, anche se purtroppo dobbiamo registrare il fatto che quest’anno il no­stro team ha vissuto tantissimi intoppi dal punto di vista degli incidenti. Con questo non voglio mettere le mani avanti, ma è un dato di fatto non soggettivo, ma oggettivo. Navardau­skas ha una aritmia cardiaca che lo tiene fermo da tempo, Ion Izagirre è fermo ai box e anche Siutsou sta completando la rieducazione con Fabrizio Borra: tre uo­mini fondamentali per l’economia di un team come il nostro, soprattutto in chiave Grandi Giri. In ogni caso noi andiamo in Spagna per fare bene, con quello di cui disponiamo. E vedrete, non sarà poco».

Sul percorso, anche in questo caso, non si sbilancia: «Mi ricorda a grandi linee quello del 2013, quando sono ar­rivato secondo alle spalle di Chris Hor­ner. Tante tappe nervose, con salite secche: bisogna stare bene, questo è chiaro. Dico solo che bisogna partire subito con il colpo di pedale giusto, fin dalla cronosquadre. Se mi brucia ancora quel secondo posto alle spalle di Horner? No, a me le cose bruciano lì per lì, poi me ne faccio una ragione e volto immediatamente pagina. Non amo stare a crogiolarmi nei brutti ri­cordi, penso a quello che posso ancora fare di buono. Cosa ricordo di quella Vuelta? Che non volevo tenere la ma­glia rossa di leader, che ci condizionava parecchio, ma ogni giorno arrivava il giudice e diceva: “hai la maglia, Horner ha preso un buco”. Insomma, la tenevo quando volevo lasciarla e l’ho lasciata proprio alla fine, quando avrei voluto portarla fino a Madrid».

Adesso non dice cosa vuol fare, mi ri­sponde solo un sorriso sornione e compiaciuto. Vorrei sentire dalla sua viva voce i propositi di battaglia: ma questa volta sono io che mi attacco.

Pier Augusto Stagi, da tuttoBICI di agosto

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