Maciej BODNAR. 10. Arriva alle 15.10 e frantuma il miglior tempo di Phinney: fa meglio dell’americano di un minuto. Ma fa meglio di tutti. Nonostante il gran caldo, il suo tempo resta congelato. Vittoria più che meritata, anche perché la Bora, dopo la profonda ingiustizia Sagan, meritava qualcosa. Non è un rimborso: è solo un piccolo acconto.
Michal KWIATKOWSKI. 9,5. Strepitoso, anche oggi. Non si è concesso pause, disputa un Tour da protagonista assoluto, e per poco non vince anche la crono. Perde per un solo secondo. Signori, questo è un fuoriclasse. A proposito: sarà lui il dopo Froome.
Chris FROOME. 8. Maltratta tutti i rivali nella crono finale, come da copione. Come detto all’inizio di questo Tour, le crono, nonostante fossero poche, avrebbero avuto un peso maggiore delle montagne. Tranquilli, non sono un genio, ma pensando a come avrebbe corso la Sky (come in effetti ha corso), in salita non sarebbe successo nulla. Massacrati già sulla strada di Düsseldorf. Poi mette il pilota automatico, programma la velocità e li manda tutti in ebollizione. Oggi fischi, buuuu e nella conferenza stampa finale, per la prima volta negli ultimi anni, nessun applauso. Né prima né dopo. Né all'inizio, né alla fine. I giornalisti, anche di matrice british, restano silenti: e cala il gelo.
Primoz ROGLIC. 4. Parte piano, come zavorrato. Poi si dimentica di arrivare. O meglio, arriva tardi.
Jonathan CASTROVEJO. 5,5. Cade in pratica subito e il bravissimo cronoman spagnolo deve riporre in valigia le sue ambizioni di vittoria.
Stefan KUNG. 5. Lo svizzero, nonostante abbia al polso un ottimo cronometro, non è puntualissimo: un po’ indietro.
Alberto CONTADOR. 6,5. Finisce con un ottimo 6° posto: e pensare che fin su in cima a Notre Dame de la Garde aveva fatto registrare il miglior tempo, con Kwiatkowski. La classe non è acqua.
Tony MARTIN. 5. Non è più quello di un tempo, e si vede. Anche oggi.
Rigoberto URAN. 8. Fa una crono sui suoi livelli, che sono già alti. Forse avrebbe dovuto avere un percorso più nervoso, più su e giù, per poter perdere meno terreno da Froome. Ma avrebbe perso.
Fabio ARU. 8. Fa una buonissima cronometro e, soprattutto, nel dopocorsa spegne ogni polemica con grande serenità. Lui deciderà cosa fare in futuro, ma già oggi ha cominciato a brindare (perché c’è da brindare) con lo champagne, senza gettare benzina sul fuoco. Bravò.
Romain BARDET. 5. Oggi rischia grosso. È il più applaudito, ma rischia davvero il pernacchio. Per un secondo arriva terzo, lui che voleva arrivare primo, e giù a ridere.
Mikel LANDA. 10. Cosa volete che vi dica, ha tutta la mia solidarietà. Perde il podio per un secondo, meno di 12 metri. Non so quanti gradini siano, ma su quei tre a Parigi non ci salirà per un amen. Lui dice candido: «Il podio con me? Alla mia squadra non interessava». Ribadito da Froome: «Non era nei nostri programmi». Questo è il professionismo, bellezza. Piccola nota a margine: i tanto discussi e vituperati Vinokourov, Martinelli & C. dell’Astana, quando lo fermarono per Aru, sul podio del Giro ce l’hanno in ogni caso portato. Così, per informazione.
BOOKMAKERS. 2. Per loro i favoriti di oggi erano Chris Froome, Primoz Roglic e Tony Martin. Mi sembra bene. Scommettiamo che non ridono?
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