L'ORA DEL PASTO. LA VITA IN UNA MAGLIA

JUNIORES | 26/04/2017 | 07:48
Partenza forte, ritmo alto, fughe rintuzzate, corsa dura, selezione naturale, volata lunga, anche una caduta a 150 metri dall’arrivo. Primo Federico Molini, secondo Luca Colnaghi, terzo Filippo Magli. E’ il Gran premio Liberazione Città di Massa, categoria juniores, ieri.

Una corsa è sempre una storia, una nuova storia nella storia, è un film d’azione e un libro di avventure, è un’orchestra di corridori e un concerto di biciclette, è una festa di piazza e un teatro di strade, è un inno alla vita e un’ipotesi di futuro, ed è una liberazione anche quando non si disputa il Gran premio Liberazione.

Ma stavolta, a Massa, c’è qualcosa in più: la squadra, e ciascuna è un’altra enciclopedia di storie. Magli, il terzo sul podio, corre per lo Stabbia, a un passo dalla Mastromarco, e allora penso a Stefano Benvenuti, la Gbc, il Premio Tandem, i suoi poemi. Colnaghi, il secondo, gareggia per la Biringhello di Rho, e allora immagino Pietro Cacciamani e Renzo Zanazzi, Federico Paris e la dinastia dei Wackermann. E Molini, il primo, indossa la maglia del Team Franco Ballerini, di Pistoia, e allora mi si riempie il cuore.

Perché sette anni fa con Ballerini si seppelliva una vita dedicata al ciclismo. Ma qualcosa rimane, qualcosa risorge, rinasce, rispunta. E la vita ricomincia. Attraverso un nome e cognome, una squadra, una maglia. Non se la prendano, Colnaghi, Magli e tutti gli altri: avranno altre occasioni e opportunità, e ogni volta, con loro, vincerà il ciclismo. Ma con Molini è come se avesse vinto la vita, la vita nel suo eterno duello con la morte.

Franco, il commissario tecnico Basettoni. Franco, che per difendere le nostre corse ricche di storia e mangiaebevi ma povere di mezzi e soldi disse che l’Eneco Tour era come correre nei parcheggi dell’Ikea. Franco, che con la scusa di un caffè una mattina sì e l’altra pure ascoltava e imparava da Alfredo Martini. Franco, che si divideva e si moltiplicava addizionandosi e mai sottraendosi a qualsiasi appuntamento trasformandolo in una missione o in una crociata.

E chissà se, magari fra sette anni, non saremo qui a risorgere e rinascere, un po’ anche noi, davanti alla vittoria di uno Scarponcino.

Marco Pastonesi
 

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