LE STORIE DEL FIGIO. Il re del fotofinish. GALLERY
STORIA | 31/07/2016 | 07:22 E’ da sessant’anni, anno più anno meno, che il bresciano Gianfranco Soncini, classe 1945, nativo di Calcinato ma residente ora a Rovato, nella pianura bresciana, verso la bergamasca, alle falde del Monte Orfano, è nel ciclismo. Dapprima come giovane corridore nelle categorie d’ingresso all’agonismo sulle strade bresciane dove mostra le sue doti di buon velocista dotato di un notevole spunto finale che gli deriva dalla sua conformazione fisica. Non presenta un fisico da granatiere, anzi…, ma è caratterizzato da una sviluppata muscolatura che gli consente una notevole esplosività, dote che lo favorisce negli sprint, nel “rush” finale. Una peculiarità che gli consente di conseguire anche buoni risultati in pista nelle specialità riferibili alla velocità. Soncini, tenace, grintoso e veloce, riesce a costruirsi un buon palmarès. Nel 1968 lascia la carriera agonistica. La sua ultima vittoria, allo sprint ovviamente, la ottiene a Legnano, dove batte l’enfant du pays, Alberto Della Torre e Cortinovis. La sua vittoria è, diciamo così immortalata, da uno scatto in bianco/nero di un giovane fotografo, figlio d’arte, Angelo Gaudenzi, in pantaloni corti che aveva 10 (dieci, è bene specificare anche in lettere….) anni e seguiva suo papà in sella al mitico “Galletto” e lo affiancava nel mestiere, soprattutto nell’alto milanese. Angelo Gaudenzi entra così, come poi Roberto Bettini, nella vita di Gianfranco Soncini, un “trio” sempre e tuttora unito nel lavoro e nell’amicizia anche se fra Soncini e Gaudenzi le frizioni e le “guerre dei bottoni” sono all’ordine del giorno con il più giovane, Roberto Bettini, in funzione di saggio calmieratore e mediatore fra i due galletti.
Non gli riesce ad approdare fra i professionisti e quindi si mette a lavorare presso lo storico negozio dell’Ottica Viganò, nel centro di Milano, negozio che origina il detto milanese “Ne podi pù de vedegh no per mett su i occiai del Viganò” che, tradotto dal meneghino, significa “Non vedo l’ora d’avere qualche difetto alla vista pur di mettere gli occhiali del Viganò”.
Soncini, da Viganò, si occupa della vendita nel settore macchine fotografiche e qui acquisisce un’approfondita conoscenza dei prodotti che gli si rivela utile quando, era il 1975, rileva dal fotografo milanese Mario Germoglio, conosciuto nell’ambiente della fotografia sportiva e nel ciclismo in particolare come “el Negher”, che si può rendere come “il nero”, a causa della carnagione e della capigliatura scure. Era stato Germoglio a mettere a punto uno fra i primi prototipi di “fotofinish” che usava soprattutto nelle allora frequenti riunioni al Vigorelli.
E’ pane per i denti di Soncini che, nel frattempo, aveva intrapreso l’attività di gestore di bar, a Milano, abbinandola a quella di fotografo, nel ciclismo ovviamente. In sella a un motorino sfrecciava per le vie di Milano. Nel suo primo locale, in via Francesco Ferruccio 22, zona Fiera, giusto a metà strada fra il Vigorelli e il palazzo dello sport di piazza VI Febbraio, collabora con lui, per quattro anni, un giovane Roberto Bettini che proprio lì abitava con suo papà Emilio.
Ricorda Soncini che Roberto Bettini fece il suo primo servizio fotografico al Parco di Monza in una gara vinta da Giuseppe Saronni e da lì, è partita una carriera e una professione che vede ora, in prima linea, il figlio Luca. Nel ciclismo Roberto Bettini ha conosciuto la moglie, la signora Paola, allora “corridora”, figlia di Edoardo Fontana, appassionato direttore di corsa di Cuggiono, amico di Antonio Pisoni, altro fotografo della vicina Buscate, che rientra pure lui nella cerchia di Bettiniphoto. E Buscate richiama alla mente Giuseppe Saronni…
Nei periodi di maggiore impegno Gianfranco Soncini arriva a gestire anche diciassette fotofinish nella medesima giornata, valendosi di fidati e capaci collaboratori che sanno preparare bene e tarare l’apparecchiatura per rappresentare e proporre i passaggi sulla linea del traguardo. Un servizio diventato ben presto praticamente indispensabile per immediatezza e chiarezza e che pose fine alla serie di reclami e alle lungaggini che angustiavano i giudici d’arrivo. Non entriamo nel tecnicismo del funzionamento che presuppone conoscenze di tipo tecnico e ciclistico, ma ricordiamo che il fotofinish Soncini ha all’attivo dodici Giri d’Italia e diciotto Vuelta Espana. A proposito di Spagna, grazie anche all’amicizia con Alberto Gadea, commissario internazionale e riferimento tecnico primario della società organizzatrice della Vuelta, l’Unipublic, Soncini aveva una diffusa attività in terra iberica, in varie corse, tanto che a un certo punto parlava più lo spagnolo che l’italiano.
La tecnologia moderna, con il digitale, ha poi, in un certo senso, superato il fotofinish, non sempre comunque. Con la pellicola era importante la conoscenza, le sagome, gli atteggiamenti, i profili e vari altri particolari per individuare i corridori coperti da altri negli arrivi di gruppo. E Soncini, così come i suoi collaboratori, i corridori, delle varie categorie, li conosceva bene ed erano di primario aiuto per l’individuazione e l’ufficializzazione degli ordini di passaggio sulla linea di traguardo.
Soncini, da circa venticinque anni, ha lasciato la gestione di bar e, oltre al fotofinish, si è sempre dedicato alla fotografia per corse in strada, pista, fuoristrada, ciclocross in particolare, per tutte le categorie, anche amatori, senza sosta. E’ tornato nel bresciano. Non ama fotografare in corsa, in sella alla moto ma, per contro, non gli sfugge un arrivo e/o una partenza. Il bagagliaio della sua vettura è una sorta d’archivio fotografico ambulante mentre l’automobile è il suo “ufficio” ambulante. Nella sua testa, bella lucida, al contrario di quella crinita del suo “caro nemico” e antagonista dialettico, Angelo Gaudenzi, si fissano volti, nomi, date. Ha quello che si dice una “memoria fotografica”. E’ ovunque e risponde sempre alle richieste di documentazione. E’ mai fermo, sempre in movimento, con l’eterno mezzo sigaro pendente fra le labbra, con la sua voce forte che strilla per richiedere la visuale libera agli arrivi e detta le posizioni e le pose ai protagonisti delle premiazioni.
E’ uno dei leader del gruppo dei fotografi che Alessandro Brambilla – e lasciamo a lui, per intero, il "copyright” – nelle premiazioni, definisce “poeti dell’immagine”. Sono settantuno gli anni per Soncini ma la vitalità è quella di un ventenne, sempre con l’entusiasmo di uno alle prime armi, proprio come il suo “rivale”, più giovane, Angelo Gaudenzi che usa pure la telecamera e ama stare sul sellino della moto. Questione di gusti, agli opposti, ovviamente, fra Soncini e Gaudenzi, che testimoniano e documentano corridori e gare da vari decenni.
Giuseppe Figini
Nella gallery, potete vedere due vittorie del Soncini corridore, un apparecchio per il fotofinisgh e la famosa volata di Cecina, Tirreno-Adriatico 1994. In cinque praticamente sulla medesima linea: 1^ Mario Manzoni in maglia Brescialat, 2^ Samuele Schiavina, 3^ Adriano Baffi, 4^ Massimo Strazzer, 5^ Fabiano Fontanelli
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