POZZATO. «VOGLIO FARE IL REAL»

PROFESSIONISTI | 25/02/2017 | 07:43
Pippo Pozzato viene spesso criticato per essere un party boy, un ragazzo superficiale che ama la bella vita e non ha voglia di impegnarsi. In realtà, chi lo conosce sa che dietro a questa facciata c’è un uomo che non ha peli sulla lingua e che al di là delle parole risponde con i fatti concreti. Quest’anno, alla sua diciottesima stagione nella massima categoria, il 35enne di Sandrigo (VI) vuole assolutamente tornare a vincere e iniziare a concretizzare il suo sogno: allestire una squadra tutta sua, rivolta ai giovani talenti del nostro Paese, come la Mapei dei tempi d’oro con cui è passato al professionismo a soli 18 anni nel 2000.
Il 2017 del leader carismatico della Wilier Triestina - Selle Italia è partito dall’Argentina e avrà come fasi salienti la Milano Sanremo e il Giro d’Italia n°100, per il quale il team di Angelo Citracca ha ricevuto l’invito.

«Sarà una stagione importante, per me, perché potrebbe anche essere l’ultima. Il tricolore? Ha ragione Angelo a dire che l’hanno scorso ho dormito un po’ nel finale e che si poteva vincere. Vuol dire che ci riproverò quest’anno a ritrovare la strada della vittoria. Anche se vi confesso che a casa ho esposto una sola foto, quella di Roma Maxima dove ho le braccia al cielo con il Colosseo alle mie spalle, peccato che avesse vinto un altro... Ci scherzo su, ma non sapete quanto mi roda non riuscire a sbloccarmi».

Ciclisticamente sei diventato maggiorenne, è arrivata l’ora di mettere la testa a posto?
«Sinceramente mi sono rotto le balle di ricevere critiche, spesso gratuite. Mi fa sorridere chi mi dice che non ho mai fatto un cavolo nella mia carriera. Di certo avrei potuto raccogliere di più, ma se si guarda il mio palmares si trovano quasi 50 vittorie, tra le quali ne spiccano di importanti. La classifica finale della Tirreno Adriatico 2003, due tappe al Tour de France nel 2004 e nel 2007, la Milano-Sanremo 2006, Tour du Haut Var ed Het Volk l’anno successivo, ho alzato le braccia al cielo alla Vuelta a España nel 2008 con la Liquigas, sono stato campione d’Italia nel 2009, anno in cui ho vinto la E3 Prijs Harelbeke, ho brindato per una vittoria di tappa al Giro d’Italia 2010, a Plouay nel 2013... Non sono tanti quelli in circolazione che hanno vinto più di me».

Come hai trascorso l’inverno?
«In famiglia e con gli amici storici. Le feste di Natale è d’obbligo tornare a casa dai miei cari. La fidanzata? Non ce l’ho. Dalla bici ho staccato per una quindicina di giorni, nei quali mi sono comunque tenuto in movimento con la corsa a piedi, lo sci e le moto. Quando passano gli anni, bisogna allenarsi di più. Una volta mi fermavo anche per un mese, ora invece per stare lontano della bici non devo averla vicino. Nel periodo di stop le ho portate via da Montecarlo per non cadere in tentazione, se vedo una due ruote mi viene voglia di fare un giretto, invece per la testa bisogna staccare del tutto. An­dando in bici da 18 anni, è molto im­portante diversificare i lavori d’inverno, soprattutto a livello mentale. An­dare in bici mi piace sempre da matti e non mi pesa, ma per riprendere ogni anno con voglia e grinta bisogna variare. Wilier mi ha fornito una gravel fi­ghissima, che ho sfruttato quando faceva troppo freddo per uscire su strada e per svolgere lavori specifici divertendomi».

Dopo il Tour de San Juan, hai corso Laigueglia e Oman e ora Langkawi: come mai?
«Ho chiesto alla squadra di correre il Tour of Langkawi in quanto mi sono reso conto che per trovare la condizione ho bisogno di correre tanto. Per il fisico che mi ha dato ma­dre natura devo avere un programma intenso. Mettere in cascina altri 10 giorni di corsa al caldo sarà importante per arrivare pronto alle Classiche a cui potremo partecipare. Voglio fare bene alla Sanremo e nelle altre corse adatte a me. Sono felice che la Wilier Selle Italia abbia ricevuto la wild card per la corsa rosa numero cento, ce la siamo meritata. La squadra è sempre stata competitiva, nell’edizione dell’anno scorso siamo arrivati in più occasioni vicini alla vittoria e anche quest’anno faremo del nostro meglio».

Schierate tanti giovani promettenti.
«Sì, è una formazione dall’età media bassa e con dei bei talenti. Mareczko è uno degli italiani più interessanti, può fare bene, così come altri ragazzi al primo anno a cui spero di insegnare qualcosa di utile per la loro carriera. Citracca mi ha affidato il ruolo di chioccia del gruppo, che mi stimola pa­recchio. Sono convinto di poter dare loro un grande contributo. Nonostante le stronzate che dice certa gente, per restare 18 anni ad alto livello e stare davanti in gruppo bisogna “fare la vita” e allenarsi per bene. Il ciclismo di oggi è esasperato, per essere all’altezza della situazione non si può lasciare nulla al caso. Al di là della mia facciata e dell’etichetta che ormai mi è stata appiccicata addosso, sono riconoscente a chi mi dà fiducia. Il ruolo che mi ha affidato il CT Davide Cassani al mondiale è stato importante, a fine carriera è un bel premio per uno come me che ama il ciclismo e svolge il suo lavoro con piacere e passione».

Cosa potrai raccogliere quest’anno?
«Vorrei tornare a vincere, davvero. L’an­no scorso ci sono andato veramente vicino in più occasioni, qualche volta il successo è sfuggito per colpa mia, qualcun’altra per causa di qualche intoppo e qualche altra ancora perché sulla strada ho trovato qualcuno un pelo più forte. Non vincere da qualche stagione mi pesa un sacco. Non lo do a vedere, ma mi fa proprio girare i co­glioni alla grande. Fossi “finito” me ne farei una ragione, ma invece vado forte e mi impegno e per una ragione o per l’altra non riesco ad alzare le braccia al cielo. Metterò sui pedali ancora più cattiveria, almeno una vittoria voglio portarla a casa».

Potrebbe essere la tua ultima stagione?
«Dipenderà da cosa decido di fare da grande (sorride, ndr). Ho tante idee in testa su progetti futuri. Recentemente però parlando con Mazzanti, il mio procuratore, pensavo che 18 è un nu­mero che non mi convince e potrei puntare alla cifra tonda dei 20 anni di carriera. Vedremo, fisicamente sono integro e penso di potercela fare, anche perché non ho disputato tanti grandi giri, che sono quelli che ti consumano di più, il mio problema è la testa. Già due anni fa volevo smettere. Ero svogliato, la motivazione e gli stimoli sono indispensabili. Oggi mi alleno più di prima, la voglia di far fatica non mi manca e rendermi utile per i giovani mi carica ulteriormente. Se avrò gli stimoli giusti per restare ad alto livello, potrei continuare per arrivare al record del Toso dei 20 anni da professionista, al­trimenti non ne vale la pena».

A proposito di Tosatto, cosa ne pensi del fatto che non sia stato eletto come rappresentante federale degli atleti e al suo posto sia stato preferito un cicloamatore?
«Io con la politica non ho un buon rapporto, per come viene fatta in Italia sono contrario, non ci credo molto. Mi dispiace perché Matteo con la sua esperienza e il suo amore per questo sport sarebbe stata una pedina importante per far sentire la nostra voce, ma soprattutto avrebbe portato un contributo non indifferente alla FCI. Alle elezioni penso che con lui abbiamo perso un’occasione di crescita importante. Non voglio sminuire chi è stato eletto, che non conosco personalmente, ma un ex pro del calibro del Toso, appena sceso di sella, avrebbe dato un supporto tecnico concreto. Oltre che un super professionista, è talmente innamorato del ciclismo che avrebbe fatto grandi cose. Speriamo facciano del loro me­glio gli eletti che ci rappresenteranno nei prossimi 4 anni».

Nel futuro potremmo vederti in qualche gara con le bici a scatto fisso come i tuoi “confratelli” Ravaioli e Moser?
«No, no. L’ambiente dello fixed mi piace molto, ma quando dirò basta con l’agonismo sarà uno stop a tutti gli effetti. In mente ho altro, vorrei fare qualcosa di buono per il movimento e per i giovani in particolare. Nel nostro ciclismo ci sono tante cose che non vanno, io è da una vita che critico il sistema e l’ambiente anche se mi ha dato tanto e non voglio sputare nel piatto che mi ha dato da mangiare e continua a darmelo. Sono convinto che sfruttiamo poco questa macchina dal potenziale enorme. Dagli errori che in questi anni ho visto fare da altri penso e spero di poter concretizzare qualcosa. Criticare è sempre facile, io oltre a dire la mia vorrei rimboccarmi le maniche e valorizzare quello che abbiamo. Il mio sogno è allestire una squadra che ricordi il mondo che avevo scoperto nei primi tre anni della mia carriera in Mapei, che resta il top tra le squadre in cui ho militato in questi anni. Una squadra che investa nei talenti italiani e non solo. Il sistema del ciclismo attuale ne ha bisogno: quanti ragazzi perdiamo per strada ogni anno? Ora che è sparito anche il nostro ultimo team World Tour, è un dramma. Il ciclismo di casa nostra è sempre stato un punto di riferimento, si merita un super team. So che è un progetto molto ambizioso, ma non è impossibile. Voglio provarci».

Cosa non funziona oggi?
«Non esiste che nelle categorie minori si faccia già i professionisti, da ragazzi bisogna divertirsi e crescere senza pres­sioni, altrimenti non si può pensare a una carriera e si arriva al grande salto senza margini di miglioramento. Non è accettabile che ci siano junior magri impiccati, che si allenano a no­vembre e dicembre più di noi. A quell’età la bicicletta dovrebbe essere ancora un gioco. Quando faccio notare queste cose, mi dicono che i tempi sono cambiati, ma per me dovremmo tutti darci una regolata perché l’esasperazione non porta nulla di buono. Da dilettanti bisognerebbe imparare a fare i corridori e una volta passati nella massima categoria i team dovrebbero dare ai ragazzi la possibilità di emergere, mentre oggi al primo intoppo li si la­scia a piedi. Non si dà loro la possibilità di esprimersi, non li si capisce se han­no problemi personali e non li si aspetta se hanno dei guai fisici da risolvere. So che è un discorso complesso, ma ora come ora stiamo sprecando tanti talenti. Se non ci impegniamo e investiamo risorse, per loro sarà sempre peggio. Il campione deve avere qualcosa più degli altri e su questo non ci piove, ma in questi anni ho imparato che l’atleta è una persona fragilissima e di questo dobbiamo tenerne conto».

In che modo?
«Dobbiamo vedere oltre alla prestazione. Non è che uno semplicemente va forte o non va, dietro al rendimento c’è tanto altro. Pensiamo ad un esempio bellissimo come quello di Sagan. Peter è un fuoriclasse e si diverte, ma ha già detto che quando gli peserà andare in bici smetterà. Lui gioca e il suo segreto è far divertire la gente. Lo dico sempre ai neopro con cui ho a che fare: abbiamo la fortuna di fare il lavoro dei no­stri sogni, svolgerlo divertendosi è la mi­glior medicina. Sulla vicenda Pan­tani, altro esempio eclatante, nel corso degli anni ho cambiato idea. C’è sempre un uomo dietro a un atleta, con i suoi pregi e difetti, i punti di forza e le debolezze. Viviamo in un equilibrio instabile, per ottenere i risultati che ci vengono richiesti devono convergere nel modo giusto un sacco di componenti per il tipo di disciplina che svolgiamo: passione, allenamento, doti fisiche, fortuna... Tutto deve andare nel verso giusto e se una volta erano 10 i corridori che potevano vincere una cor­sa di un giorno, oggi sono 50. Pri­meg­giare è sempre più difficile e in gara si va a tutta sempre, fin dai primi chilometri. Per un niente perdi la corsa e tutti i sacrifici che hai fatto per arrivarci al top vanno all’aria. In più, nel ciclismo di oggi il 90% delle gare prevedono un arrivo in volata perciò se non sei veloce non sei vincente. In salita c’è un livellamento imbarazzante, la gente si lamenta che nessuno scatta ma non ca­pisce che vanno tutti forte. Se nei Grandi Giri nessuno attacca, è perché si è tutti al limite. Si va più forte di una volta, tutti si presentano all’apice della condizione anche perché con la globalizzazione la preparazione si è uniformata così come l’alimentazione, una volta mangiavamo bene sono noi, ora sanno tutti cosa fa bene e cosa no».

Guardandoti indietro cosa vedi?
«Io parlo per esperienza personale, della mia carriera sono contentissimo, nel bene e nel male. Se sei intelligente, dagli errori impari e cresci. Agli inizi avevo due sogni nel cassetto: la Mila­no-Sanremo che ho centrato e il Cam­pionato del Mondo. L’unico rimpianto che ho è il mondiale 2010, che ho letteralmente buttato nel cesso. Correre un anno con la maglia iridata sarebbe sta­to eccezionale. Ci sono altre cor­se che avrebbero potuto cam­biarmi la carriera, penso ai tre secondi posti raccolti in corse importantissime, ma sono felice di quanto raccolto. Ai miei compagni più giovani dico sempre: il ciclismo è una parentesi intensissima della nostra vita, ma ricordatevi che non è tutto. Sfrut­tate al meglio questi anni e imparate il più possibile, la bicicletta è l’università della vita».

E guardando avanti?
«La squadra dei miei sogni di cui vi ho parlato. Vorrei diventasse il Real Ma­drid del ciclismo, la numero uno. So che è un progetto difficilissimo da realizzare, ma so­gnare è linfa vitale, perciò io sogno in grande. Non costa nul­la».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di febbraio
Copyright © TBW
COMMENTI
bravo
25 febbraio 2017 10:04 club
Io sono uno sei tanti che ha sempre criticato Filippo, per un semplice motivo, ha raccolto meno del suo potenziale, a mio avviso per scarsa intraprendenza tattica, troppo passivo,, o
solo troppa insicurezza per le troppe aspettative che noi appassionati abbiamo sempre riposto on lui. Però da questa intervista viene fuori tutta l\'esperienza e l\'intelligenza di un uomo sopra la media, ti auguro di riuscire nel tuo progetto che reputo sacrosanto. Pino

Hai dimenticato i tuoi dati, clicca qui.
Se non sei registrato clicca qui.
TBRADIO

00:00
00:00
Tim Merlier mette la sua firma sul classico Grand Prix Samyn che si è corso sulle strade del Belgio. Il portacolori della Alpecin Fenix, pilotato benissimo da un grande Van Der Poel, ha rimontato il norvegese Tiller per poi batterlo...


Dopo la mancata assegnazione della wild card per il Giro LA ANDRONI SIDERMEC scrive all’Mpcc (Movimento per un ciclismo credibile). Ecco la lettera. E’ credibile un ciclismo che non tenga in alcun conto i principi etico sportivi? Per noi: no,...


La campionessa belga Lotte Kopecky ha vinto Le Samyn des Dames, seconda classica belga della stagione. La portacolori della Luv Racing ha regolato allo sprint il gruppo delle migliori con la danese Jorgensen al secondo posto e l’australiana Hosking al...


Il Giro d’Italia si prepara a celebrare il proprio simbolo: la Maglia Rosa, che compie 90 anni. Un percorso da marzo a settembre che coinvolgerà tutti gli appassionati del grande ciclismo e in particolare la fan base della Corsa Rosa....


Alejandro Valverde aggiunge un altri riconoscimento prestigioso alla sua collezione: il campione murciano è stato premiato stamane da Re Filippo di Spagna: a Valverde è stato attribuito il Premio Rey Felipe, nel corso della cerimonia di consegna dei Premios Nacionales...


Un altro debutto. Un’altra prima volta. Un’altra giornata fatta di emozioni con un pizzico di incredulità. Sabato il team EOLO-KOMETA sarà al via della quindicesima edizione della Strade Bianche: la prima corsa di categoria UCI WorldTour per il nostro team...


Dopo l'ottimo debutto in campo nazionale la Work Service Marchiol Vega si prepara per due appuntamenti infrasettimanali di assoluto primo piano: domani, mercoleì 3 marzo, infatti, gli uomini dei patron Demetrio Iommi, Renato Marin, Giuseppe Lorenzetto e Massimo Levorato saranno...


Caro Direttore, ad essere Altolocati , ce la si potrebbe cavare con un indiscutibile " La Giustizia non è di questo mondo". Amen, e buonanotte suonatori.Siccome non vedo  in circolazione nessuno che sia... a due dita dal Padreterno, dobbiamo arrangiarci...


Roadlite:ON è stata ed è una bici importante per Canyon, infatti, questa fitness e-bike ha fatto capire anche ai più restii quanto mezzi come questo possano mantenere in salute chiunque li utilizzi con regolarità. Versatile e sportiva, Roadlite:ON sfrutta il compattissimo sistema...


Stima e credibilità. Attributi che calzano a pennello ad Andrea Schiavone, il massofisioterapista non solo di ciclisti professionisti e dilettanti, ma anche di personaggi del mondo dello spettacolo e dello sport come Ignazio Moser, Cecilia Rodriguez, Marco Melandri, Alice Arzuffi,...


TBRADIO

-

00:00
00:00
VIDEO





DIGITAL EDITION
Prima Pagina Edizioni s.r.l. - Via Inama 7 - 20133 Milano - P.I. 11980460155