Ma cosa ci fa ancora Biarne Riis nel mondo del ciclismo?
| 04/10/2008 | 15:57 Premessa: prima o poi qualcuno dovrà spiegare che cosa ci fa ancora Bjarne Riis al timone di una delle squadre più ricche e forti del mondo e più in generale che cosa ci fa ancora nel ciclismo. Magari gli ultimi dubbi potranno essere fugati dai nuovi esami sui campioni di sangue prelevati ad alcuni corridori del Tour: mezza squadra di Riis, la Csc che ha vinto la Grande Boucle con Carlos Sastre, è sulla bocca di tutti per i suoi valori sospetti. Tra i corridori nel mirino c'è naturalmente anche Frank Schleck, che ieri è stato sospeso: Riis, che l'anno scorso ammise di aver vinto il Tour 1996 grazie all'abuso di Epo, si è infatti arreso all'evidenza.
Un'evidenza che però non ha nulla a che fare con l'ultimo Tour, dove pure il maggiore dei fratelli lussemburghesi (28 anni) ha indossato la maglia gialla nelle fasi decisive della corsa per poi perderla sull'ultimo arrivo in salita in cima all'Alpe d'Huez. I problemi di Frank riguardano il 2006 e la famigerata "Operacion Puerto". Come anticipato da un quotidiano tedesco alla vigilia del Mondiale, è emerso un conto corrente di una banca svizzera dove Schleck ha versato poco meno di 7 mila euro in favore di Eufemiano Fuentes.
Sarebbe ora interessante capire se Schleck, che davanti alla giustizia sportiva del Granducato ha negato di essersi mai dopato, sia o meno «l'Amigo de Birillo» che faceva bella mostra nelle liste del dottor Fuentes: «Birillo» era Ivan Basso ed evidentemente il varesino che rientra dalla squalifica il 24 ottobre non ha fornito nemmeno quel nome alla Procura del Coni, in base a un codice di omertà duro a morire.
Ma la cosa più grottesca oggi non è nemmeno questa. In un lungo comunicato stampa degno del teatro dell'assurdo, la Csc spiega a modo suo la posizione di Schleck: «Il corridore - si dice senza fare mai riferimento a Fuentes - ha confermato la transazione bancaria del marzo 2006, effettuata per ottenere metodi di allenamento da alcuni esperti. A quel tempo non c'era alcun sospetto su queste persone. Gli amici e il padre hanno poi sconsigliato a Frank di continuare la collaborazione». E ancora: «Frank non ha mai conosciuto o lavorato con Eufemiano Fuentes e ha capito di chi si trattava, un paio di settimane dopo l'inizio dell'"Operacion Puerto». In pratica, secondo questo scenario, il corridore che quell'anno trionfò all'Amstel Gold Race e sull'Alpe d'Huez al Tour, pagava per un non meglio precisato servizio di allenamento per corrispondenza.
Questa è solo l'ennesima presa in giro del clan di Riis, che ieri, sospendendo il corridore fino a nuovi sviluppi, ha reagito come due anni fa a Strasburgo, quando Ivan Basso fu cacciato dal Tour: «Il comportamento di Frank è stato irresponsabile. Siamo rimasti delusi nello scoprire che era in contatto con gente che ha causato gravi danni al nostro sport». E pensare, che proprio quel giorno a Strasburgo, Schleck era parso uno dei compagni di Basso più scossi dalla vicenda: sembrava un gregario tradito dal proprio capitano. Era soltanto un altro dei fantastici clienti di Fuentes. Non solo, e come sempre, all'insaputa del povero Riis. Ma anche di se stesso.
dal Corriere della Sera del 4 ottobre
a firma di Paolo Tomaselli
COMPLIMENTI DAVVERO PER L'ARTICOLO! BISOGNA FARE PULIZIA COMPLETA ALLA CSC. E SE NON LO FARA' LA SPAGNA, QUALCUNO DEVE RIAPRIRE L'AFFAIRE PUERTO! ALE
...
4 ottobre 2008 19:48mikybikers
...nn mi stupisce più niente, io ormai del ciclismo apprezzo sl le bici e nn i corridori o quei 2 alla tv che esaltano le imprese di 4 drogati
ma fatemi il piacere...
4 ottobre 2008 20:57bubu
Scusate, ma voi che parlate tanto, che continuate a gridare allo scandalo, che godete nell'additare il prossimo dopato che sarà scoperto ditemi una cosa: in questo modo pensate di fare il bene del ciclismo? Anche lei direttore, che non attende altro che l'ansa mandi il proprio lancio per dire chi è il prossimo positivo, pensa di fare qualcosa di buono?
La guerra al doping non si fa sui giornali, non si fa gridando allo scandalo... per vostra informazione deve essere fatta nelle aule giudiziarie e nella testa degli atleti. In questo modo non fate altro che screditare chi fa ciclismo, perchè dovete scrivere che per uno trovato positivo ce ne sono altri 100 che pedalano pulito, in silenzio.
Continuate così, a (scusate la parola) sputtanare il ciclismo e vedrete che sarà sempre di più uno sport di poveri e anche Tuttobici venderà sempre meno copie. E per la gente comune il ciclismo sarà sempre uno sport di soli dopati.
verita'
4 ottobre 2008 23:23verita
si k'articolo del signor domaselli mi e' piaciuto pero' riis trova i soldi e fa le squadre.i soldi fanno sempre la differenza! comunque l'elenco di team manager come riis e' lunghissimo.....e il bello e' che sono i primi ad alzare la voce contro il doping.....
a proposito sto aspettando che l'ex corridore che lavora alla rai.... confessi dicendo la verita'!!!! perche' e' tanto bravo e non perde occasione di accusare ma lui negli anni novanta cosa faceva??? confessa!!!
Doping di Squadra ?
5 ottobre 2008 09:56conte
Presto scopriremo la verità sulle analisi antidoping eseguite sui componenti della squadra CSC al Via del Tour 2008...ne vedremo delle belle!
Certo è che la famigerata "Operation Puerto" ha avuto due pesi e due misure differenti di giudizio. Hanno pagato in pochi, tra cui gli italiani. Alcuni ne sono usciti immuni perchè coperti dalle loro federazioni. Altri ne vengono alla ribalta dopo troppo tempo....non è vera giustizia sportiva!
bravo bravo
5 ottobre 2008 12:23hruska
bravo da praga al giornalista di corriere del sport tomasello
sono copletamente di accordo con te
frantsijek
viva italia viva ciclismo abasso doping abasso imbroglioni
BIARNE RIIS
5 ottobre 2008 16:41danibara
Il Sig. Riis dovrebbe restituire la tessera di direttore sportivo o di che cosa e sparire dal mondo del ciclismo. Non faccia finta di non saper niente o di stupirsi.
BIARNE RIIS
5 ottobre 2008 16:43danibara
Il Sig. Riis dovrebbe restituire la tessera di direttore sportivo o di che cosa e sparire dal mondo del ciclismo. Non faccia finta di non saper niente o di stupirsi.
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