Giulio Ciccone voleva essere uno dei grandi protagonisti del Lombardia, lo aveva già detto senza giri di parole già alla vigilia, la delusione per l’europeo perso per un soffio era già sfumata ed era stata sostituita dal ricordo del bellissimo podio del 2024. Questa volta nessun testa a testa con Evenepoel, mentre il campione europeo si staccava in salita, l’abruzzese non solo ha risposto presente, ma è stato l’unico a provare a tenere la ruota di Paul Seixas. Il suo terzo posto sul traguardo di Como non è un semplice podio, è la dimostrazione che Giulio ancora una volta c’è ed è pronto a lottare quando la corsa si fa dura.
«Sapevamo benissimo che la corsa si sarebbe decisa sul finale, o sul primo San Fermo o sul Civiglio. Sono contento del mio terzo posto, ho dimostrato di essere presente anche a fine stagione. Sul Civiglio ho provato a tenere la ruota di Seixas, qualcuno potrebbe pensare che ho sbagliato, ma io ho non ho rimorsi, in quel momento per me era quella la cosa giusta da fare, valeva la pena provare. Quando ha preso 2 o 3 metri credevo che dopo la sgasata avrebbe rallentato, invece ha tirato dritto, ho fatto 3 minuti di fuori giri che poi ho pagato sul San fermo e a quel punto non ho potuto fare altro che provare a gestirmi» racconta Ciccone. Questa mattina in partenza l’avevamo visto parecchio teso, tante domande, anche un po’ di pressione, ma alla fine è stata la strada a parlare. Già da ieri aveva dato una lettura chiara della gara: una corsa apertissima causa assenza di Tadej, ma anche per merito (o colpa) di un percorso che ha reso un Lombardia apertissimo fino all’ultimo.
Il terzo posto di Ciccone è l’ennesimo risultato in una stagione ricca per l’abruzzese, tanti piazzamenti, la maglia azzurra al Giro d’Italia, è mancata solo una vittoria. «Credo che il terzo posto sia il massimo risultato che potevo ottenere, da fuori forse non sembrava, ma non ero in una grande giornata. Veniamo da un mese lunghissimo, fatto di viaggi, di corse dall’altra parte del mondo, jet leg e grande stress, credo che oggi ho pagato tutto questo. Sono contento del risultato e posso dire di concludere una buona stagione, dal Giro d’Italia ho avuto costanza in tutte le corse a cui ho preso parte, certo, è mancata la vittoria, ma credo di aver dimostrato di essere forte anche in palcoscenici importanti. quando dovevo esserci c’ero. » prosegue Giulio che intanto è pronto a salutare la Lidl Trek e ad iniziare una nuova avventura. Ancora non c’è l’ufficialità della squadra, ma la domanda viene già spontanea: quale nuovo obiettivo vuole inseguire? «Ancora non so che ruolo mi darà la squadra, sarà ancora da decidere, ma oggi credo di aver dimostrato ancora una volta che le gare più adatte a me sono le corse di un giorno e le brevi corse a tappe. In questi 8 anni in Lidl Trek ho accumulato un bagaglio importante che mi porterò in questa nuova avventura».
Se si guarda il podio del Lombardia e si prova a fare qualche calcolo, l’esito dell’esame al pallottoliere parla di 11 anni di differenza tra Paul Seixas ed Enric Mas e addirittura di 12 rispetto a Giulio Ciccone. E’ un dato che non deve spaventare, sia ben inteso, visto che il francese detiene il primato di più giovane vincitore della storia, ma sicuramente fa sorridere e in qualche modo riflettere. Pensarci è inevitabile, è lo stesso Ciccone ad arrivare sull’argomento sentendosi scherzosamente un po’ “nonno” della compagnia di fronte ad un giovane talento del genere. Confrontando la storia dell’abruzzese, del suo terzo posto e il successo di Seixas porta inevitabilmente a pensare al confronto tra il ciclismo di un manciata di anni fa e un movimento nuovo, sempre più precoce, sempre più pronto, di cui il giovane francese è un grande rappresentante. «Stiamo vivendo un ciclismo in cui si sta facendo largo una nuova generazione di giovani che fanno numeri impressionanti, Seixas ha fatto una stagione super e questa è la cicliegina sulla torta. Credo che questo sia un ciclismo diverso a quello a cui ero abituato io, ho fatto un cammino completamente diverso rispetto a quello di questi giovani ragazzi, io a vent’anni ero ancora dilettante e praticamente non avevo quasi mai corso tra i professionisti; non volevo bruciare le tappe perché sapevo che tra i 27 e 28 anni avrei avuto la possibilità di migliorare ed è quello che sta poi è successo. Questa nuova generazione di fenomeni è uno stimolo e salire sul podio con uno di loro dimostra la ma costanza, c’ero 10 anni fa con un altro tipo di ciclismo e ci sono ora, non voglio mollare. Ogni anno faccio sempre tanti sacrifici insieme alle persone a cui voglio bene, c'è sempre meno tempo per noi stessi, eppure siamo ancora qui» conclude Giulio che è pronto a concedersi una meritata vacanza, ma non per molto, nella testa c’è già la gara di padel del torneo A&J All Sport da preparare, ma quella è un’altra storia….