Una squadra WorldTour vale più di una Continental? Se parliamo di struttura, budget, profondità dell’organico e organizzazione, la risposta è quasi scontata. Ma la domanda cambia completamente quando si prova a misurare quanto vale davvero la formazione che quella squadra decide di portare a una singola corsa. Ed è proprio qui che il Giro di Campania, alla vigilia del ritorno sulle strade dopo venticinque anni, diventa un case study particolarmente interessante.
La startlist definitiva “certificata” conta 124 partenti, distribuiti tra 18 formazioni, a seguito di una lievissima variazione del percorso, domenica si correrà sulla distanza di 189,5 chilometri, con 2.625 metri di dislivello complessivo. Formalmente c’è un WorldTeam, la Jayco AlUla, ci sono otto ProTeam, otto Continental e la Movistar Team Academy, formazione collegata alla struttura WorldTour spagnola.
La metà esatta del gruppo, 62 corridori su 124, appartiene quindi a WorldTeam o ProTeam. Già questo, guardando soltanto le maglie, potrebbe suggerire una partecipazione di rango elevato. Il ranking individuale racconta però una storia diversa. Nella classifica UCI aggiornata alla settimana precedente la corsa, il miglior corridore presente è Luke Plapp, 60° mondiale. Seguono Alessandro Fancellu, 84° con 1.027 punti, e Andrea Vendrame, 94° con 932. Giovanni Lonardi è immediatamente fuori dalla Top100, al 107° posto. In sostanza, su 124 partenti ci sono tre soli Top100 UCI e nessun Top50. La densità dell’élite mondiale è quindi del 2,42%.
È qui che la statistica aiuta a uscire dalle impressioni. Per questo Giro abbiamo costruito un modello, QAC – Qualità e Attrattività Competitiva – che confronta la corsa con un benchmark di prove italiane UCI 1.1 già definito prima di conoscere la startlist. Il dato forse più interessante arriva da ProCyclingStats: la Startlist Quality del Giro di Campania è 110. PCS costruisce questo indicatore attribuendo valori differenti ai corridori in base alla loro posizione nel proprio ranking della domenica precedente: 50 punti ai Top10, 35 ai Top25, 20 ai Top50, poi valori progressivamente inferiori fino alla Top1000. L’obiettivo dichiarato è proprio rendere confrontabili startlist di gare ed epoche differenti. Quanto vale allora 110? Nel nostro campione di venti gare italiane 1.1 la mediana è 223, mentre il primo quartile si trova a 114,5. Il Giro di Campania si colloca così al 23,9° percentile: quasi esattamente sulla soglia del quarto inferiore della distribuzione. Restringendo il confronto alle quattordici 1.1 italiane disputate tra settembre e ottobre, il risultato diventa ancora più netto: il valore minimo osservato nel campione era 132. Il 110 del Giro è quindi inferiore a tutte le osservazioni di quel sottogruppo.
Attenzione, però, al significato di questi numeri. Non stanno dicendo che la corsa sarà “debole”, meno spettacolare o meno combattuta. Stanno misurando una cosa molto più precisa: il rango competitivo dei corridori presenti prima della partenza. Ed è proprio questa distinzione che rende interessante il caso campano. Perché, mentre la qualità individuale dell’élite è relativamente contenuta, la struttura professionistica delle squadre è molto più forte. È il punto forse più rilevante: la categoria della squadra misura il contenitore, non necessariamente il contenuto che viene schierato quel giorno. Una maglia WorldTour sulla linea di partenza non implica automaticamente che quella formazione abbia portato i propri corridori più alti nel ranking. Il Giro di Campania lo mostra quasi didatticamente: il 50% del gruppo appartiene a WorldTeam o ProTeam, ma soltanto il 2,42% dei partenti è nella Top100 UCI.
Poi c’è la strada, che è un’altra cosa ancora. Fancellu arriva da una vittoria nella prima tappa del Giro d’Abruzzo ed è entrato in questi giorni in una fase di condizione molto alta. Vendrame, Crescioli, Oldani, Lonardi e Delettre hanno mostrato segnali recenti che il ranking, essendo una misura costruita su un orizzonte temporale molto più lungo, non può fotografare completamente. E il percorso aggiunge un’ulteriore variabile: Agerola misura circa 14 chilometri al 6%, ma lo scollinamento arriva ancora a 47 chilometri dal traguardo di Piazza del Plebiscito. C’è spazio per selezionare, ma anche per inseguire, ricompattarsi e cambiare nuovamente il copione.
Per questo il vero significato della startlist non può essere racchiuso in un aggettivo. Il Giro di Campania presenta una bassa densità statistica dell’élite internazionale, una presenza professionistica di squadre assai più consistente e diversi corridori in condizione recente significativa. Tre piani differenti, che spesso nel racconto del ciclismo vengono sovrapposti.
La maglia, insomma, non fa la startlist. E il ranking non fa da solo la corsa. I numeri servono a sapere da dove si parte. Da Caserta a Napoli, passando per Agerola, sarà invece la strada a dirci quanto di quella gerarchia riuscirà ad arrivare fino a Piazza del Plebiscito.